Luca Argentero sfreccia su Netflix abbandonando temporaneamente il camice bianco di Doc per indossare tuta e casco da corsa. Dal 10 febbraio la piattaforma streaming lancia Motorvalley, serie in sei episodi firmata da Matteo Rovere che porta l'attore torinese nel mondo adrenalinico dei circuiti automobilistici. Un cambio di registro netto per Argentero, che interpreta Arturo "Barnie" Benini, ex atleta costretto a reinventarsi come coach nel campionato GT, alle prese con una giovane pilota talentuosa ma indisciplinata.
L'ombra di Doc aleggia inevitabilmente sul progetto. Argentero non nasconde quanto quel ruolo sia diventato "ingombrante" nella percezione del pubblico, abituato a vederlo in una parte rassicurante e consolatoria. Ma è proprio questa la sfida che lo ha convinto ad accettare la proposta di Rovere: portare i suoi fan verso territori narrativi differenti, sfruttando la fiducia conquistata con la fiction Rai che potrebbe proseguire "all'infinito", magari anche con un cambio di testimone alla Don Matteo.
Il team di Motorvalley vede Giulia Michelini nei panni di Elena Dionisi, proprietaria di una scuderia indipendente dopo essere stata estromessa dall'azienda di famiglia dal fratello. L'attrice descrive il suo personaggio come dotato di "un'energia elettrica", una donna che mette tutta la sua passione nell'inseguire la velocità e la vittoria. Accanto a lei, Caterina Forza, già nota per la serie Prime Video Prisma, interpreta Blu Venturi, la giovane pilota ribelle che il duo deve tentare di domare.
Il paragone con Veloce come il vento, il cult del 2016 di Rovere con Stefano Accorsi e Matilda De Angelis, è stato inevitabile. Ma cast e regista respingono l'etichetta di remake: le similitudini si fermano all'ambientazione nel mondo delle corse, mentre le storie divergono completamente. Argentero rivela che Rovere gli ha suggerito di ispirarsi a Million Dollar Baby piuttosto che al suo precedente film, concentrandosi sulla dinamica maestro-allieva che caratterizza la serie. Anche Forza conferma di aver potuto guardare alla De Angelis come fonte di ispirazione senza dover imitarla, proprio perché Blu è un personaggio completamente diverso.
Per la giovane attrice, cresciuta in una famiglia appassionata di MotoGP, l'approccio alle scene d'azione ha rappresentato una sfida inedita. Il supporto del team produttivo e dei colleghi è stato fondamentale per affrontare un ruolo che definisce "emozionante": Blu è una forza motrice che fatica a farsi accettare in un ambiente dominato dagli uomini.
Matteo Rovere, che oltre a creare lo show ne ha diretto alcuni episodi e ne è produttore attraverso la sua Groenlandia, rivendica con orgoglio la scelta di sfidare le convenzioni dell'intrattenimento italiano. Il regista spiega che l'obiettivo non era rivolgersi a un target specifico, ma girare un action potente insieme ai suoi collaboratori di fiducia, dimostrando le capacità tecniche del cinema italiano. Il campionato GT diventa per lui equivalente alla Terra di Mezzo o a Hogwarts: un universo narrativo ricco di possibilità.
Rovere non nasconde una certa frustrazione verso la tendenza dell'industria nostrana a riproporre sempre le stesse narrazioni. La collaborazione con Netflix rappresenta per Groenlandia l'opportunità di realizzare progetti originali e ambiziosi, trovando una sintesi tra l'identità creativa della casa di produzione e la conoscenza del pubblico globale della piattaforma. A dieci anni da Veloce come il vento, il desiderio di autenticità e adrenalina si rinnova in formato seriale, pronto a conquistare gli spettatori italiani e internazionali.
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