Mariko Tamaki: "Lottiamo contro chi nega la realtà"

Mariko Tamaki parla con Gina Gagliano di supereroi, identità queer e del suo nuovo giallo ambientato in un collegio femminile negli anni '80.

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Autore: Redazione ,
Libri e fumetti
6' 51''
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Il panorama del fumetto occidentale contemporaneo continua a vedere Mariko Tamaki come una delle voci più distintive e prolifiche, capace di muoversi con disinvoltura tra graphic novel indipendenti e universi supereroistici mainstream. Dalla sua esplosione sulla scena nel 2008 con Skim (realizzato con la cugina Jillian Tamaki), l'autrice canadese ha costruito una carriera straordinariamente variegata che spazia da She-Hulk a Supergirl, da Batman a romanzi young adult, sempre mantenendo al centro delle sue narrazioni tematiche queer e l'esperienza dell'essere outsider. Il suo ultimo lavoro, This Place Kills Me, rappresenta un ritorno al formato graphic novel con un murder mystery ambientato negli anni '80 che dimostra tutta la sua maturità narrativa.

La nuova opera, illustrata da Nicole Goux, è ambientata nella fittizia Wilburton Academy, un collegio femminile privato del nordest degli Stati Uniti alla fine degli anni Ottanta. La protagonista Abby Kita arriva come prima nuova studentessa nella storia della scuola, immediatamente etichettata come diversa: asiatica, con occhiali da aviatore, incapace e non disposta a conformarsi all'omogeneità soffocante dell'istituto. Quando Elizabeth, la ragazza con cui Abby ha finalmente avuto una conversazione significativa dopo lo spettacolo scolastico, viene trovata morta in circostanze che tutti liquidano come suicidio, la protagonista si rifiuta di credere alla versione ufficiale e inizia a indagare.

Per Tamaki, scrivere un murder mystery in formato graphic novel rappresentava "la cosa più difficile che abbia mai scritto", come confessa nell'intervista. La complessità strutturale del genere mystery si scontra con le peculiarità del medium fumettistico, dove ogni vignetta può rivelare o nascondere indizi visivi. La collaborazione con Goux è stata cruciale: "Abbiamo davvero scritto questo insieme. Non avrei potuto farlo senza Nicole," spiega l'autrice, descrivendo un processo profondamente collaborativo in cui l'identità dell'assassino è cambiata più volte durante la stesura. Un approccio quasi da "Cluedo", come lo definisce Tamaki, dove si sperimenta con diversi sospetti fino a trovare quello che funziona narrativamente senza risultare né troppo ovvio né un colpo di scena gratuito.

"L'ideale è riuscire a nascondere il killer in modo che sia presente per tutto il tempo, ti porta allo zoo, sembra davvero simpatico, eppure..."

L'ambientazione negli anni Ottanta non è casuale né nostalgica. Tamaki voleva creare una "boccia per pesci rossi", un ambiente isolato e claustrofobico dove la tecnologia moderna non potesse intervenire. "Non sono cresciuta con i social media. Non so cosa significhi avere Snapchat a quindici anni," ammette. Ma c'è anche un'altra ragione più profonda: esplorare la queerness in un'epoca in cui l'identità LGBTQ+ era completamente repressa. "Eravamo costantemente sotto pressione per non essere la cosa che eravamo," riflette l'autrice. "C'era una sola parola e non ti era permesso pronunciarla." Questo contesto storico permette di esaminare come diverse persone reagiscano alla medesima oppressione in modi radicalmente diversi.

La scelta di Nicole Goux come artista è stata deliberata e quasi istintiva. Tamaki l'aveva incontrata a una cena organizzata da DC Comics e aveva immediatamente riconosciuto nel suo stile qualcosa di perfetto per il progetto: "C'è qualcosa nel suo tratto che è così moderno, ma ha anche la sensazione di quei classici libri illustrati che leggevo da bambina." Il giorno dopo aver proposto l'idea a Goux, Tamaki aveva già preparato un outline completo. La sinergia creativa tra le due autrici ha permesso di affrontare la sfida tecnica del mystery visivo, dove mostrare e nascondere informazioni diventa un equilibrio delicatissimo.

Il tema del non-adattamento attraversa tutta l'opera di Tamaki come un filo rosso. "Ogni protagonista che ho scritto è qualcuno che non si adatta, probabilmente perché io non mi adattavo al liceo," confessa con disarmante sincerità. Ma c'è un'evoluzione: mentre Kim in Skim fatica a difendersi fino alla fine del libro, Abby possiede una resilienza innata. "Preferirebbe essere un'outsider piuttosto che fingere di essere un'insider," spiega Tamaki. "È forse un po' più intelligente di me a sedici anni." Questa evoluzione riflette anche il cambiamento nella concezione che l'autrice ha della narrativa young adult: non più solo un riflesso delle proprie esperienze adolescenziali, ma qualcosa di diverso e più ampio.

La presenza del teatro e specificamente di Romeo e Giulietta nel libro non è casuale. Tamaki ha inserito l'opera shakespeariana in moltissimi suoi lavori, affascinata dalla paradossalità di far leggere agli adolescenti "una storia su due persone che si innamorano il primo giorno che si incontrano e poi decidono che la vita non vale la pena di essere vissuta se non possono stare insieme." Il teatro crea anche quella dinamica di gruppo intensa e quasi cultuale che l'autrice ricorda dalla sua esperienza liceale, dove chi partecipava alle produzioni teatrali formava una sorta di Dead Poets Society.

La carriera di Tamaki nel mondo dei supereroi DC e Marvel rappresenta un'interessante seconda fase della sua produzione. Inizialmente sorpresa che lettori non-queer si interessassero ai suoi lavori ("Pensavo davvero che sarebbe stato solo io e le venti lesbiche del mio gruppo di scrittura per il resto del tempo"), si è ritrovata a portare la sua sensibilità indie negli universi mainstream. Crush & Lobo è il lavoro di cui va più orgogliosa in ambito supereroistico: "È stato il divertimento più grande che abbia mai avuto. Era deliriosamente stupido tutto il tempo." Il suo punto di svolta come lettrice di supereroi fu l'Hawkeye di Matt Fraction e David Aja, specificamente il momento in cui Occhio di Falco cade da un palazzo e si rompe una gamba: "Ho pensato 'leggerò tutti questi per sempre'. Mi ha conquistata completamente."

La musica gioca un ruolo fondamentale in This Place Kills Me, riflettendo l'epoca delle mixtape personalizzate con registrazioni vocali amatoriali. Per Abby, la musica – nello specifico i primissimi REM – rappresenta l'unico spazio inviolabile: "L'unico posto dove puoi andare dove nessuno può toccarti è avere le cuffie e ascoltare la tua musica." Tamaki ricorda con affetto le sue cassette adolescenziali che includevano registrazioni di conversazioni con gli amici: "Pensavo fosse la cosa più cool del mondo, tipo 'puoi sentirci fumare in questa!'"

L'approccio di Tamaki alla narrativa queer non è mai cambiato dall'inizio della sua carriera, radicato com'è nella comunità letteraria queer di Toronto dove ha mosso i primi passi. "Non ho mai pensato che qualcuno che non fosse queer avrebbe letto qualcosa che scrivevo," ammette. Questa autenticità di partenza, questa scrittura per la propria comunità prima che per un pubblico generalista, ha paradossalmente reso il suo lavoro universale. A volte dimentica di essere nella sfera pubblica: quando alcune sue scelte narrative nell'universo DC hanno suscitato reazioni, la sua risposta è stata quasi candida: "Oh, non pensavo che l'avresti letto. Pensavo che non l'avresti notato."

Il processo collaborativo è ciò che Tamaki ama di più del fumetto rispetto alla prosa. "Amo davvero lavorare con le persone," dichiara, estendendo questo amore anche al lavoro televisivo dove si ritrova quotidianamente in una writers' room. Ogni artista con cui collabora porta una dinamica diversa: da Jillian Tamaki con cui esiste una connessione quasi genetica, a Javier Rodriguez su Zatanna, fino alla recente esperienza con Nicole Goux. "Nessuno è un problema per nessun altro. Lavoriamo sempre per l'obiettivo comune di rendere questa cosa ciò che entrambi vogliamo che sia." Non si tratta del "mio libro" ma del "nostro libro".

Tamaki sta attualmente lavorando a numerosi progetti, principalmente nell'universo DC, in quello che definisce il suo "anno del fumetto". Ha persino dovuto creare un secondo raccoglitore per contenere tutti i quaderni dedicati ai diversi progetti in corso. Sta esplorando nuovi generi, incluso qualcosa con più romance, un progetto ambientato in un contesto storico e un middle grade. È anche coinvolta nell'adattamento cinematografico di Laura Dean Keeps Breaking Up With Me, diretto da Tommy Dorfman. Il suo entusiasmo per il lavoro con i suoi editor DC è palpabile: "Sono un po' caduta di nuovo innamorata del lavoro con i miei editor DC. Li ho quasi stalkerizzati al San Diego Comic-Con."

L'evoluzione del mercato fumettistico l'ha vista testimone diretta: dalla prima partecipazione all'ALA con Skim, quando molti bibliotecari dicevano "non leggo fumetti", al successo di This One Summer quattro anni dopo in un panorama completamente trasformato. Ricorda i primi comic fair con Jillian, quando gli spazi erano dominati da uomini che, sentendo che Skim parlava di "una ragazza al liceo", se ne andavano immediatamente. Oggi guardando eventi come TCAF o gli Eisner Awards, la popolazione di creator e vincitori è radicalmente cambiata. Con This Place Kills Me, Tamaki continua a dimostrare che le storie queer, complesse e stratificate meritano ogni spazio conquistato in questa nuova era del fumetto nordamericano.

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