Il caso Askatasuna continua a infiammare il dibattito politico italiano, trasformando gli scontri del 31 gennaio a Torino in un vero e proprio ring mediatico. Al centro della polemica, le violente guerriglie urbane scoppiate durante la manifestazione per il centro sociale sgomberato, con un bilancio che ha lasciato il segno: forze dell'ordine aggredite, cassonetti incendiati e una città ferita. Mario Giordano, dalla sua tribuna di Fuori dal Coro su Rete 4, non ha usato mezzi termini per bacchettare non solo i manifestanti violenti, ma l'intero ecosistema che secondo lui li avrebbe protetti e favoriti.
Durante la puntata del suo programma, il giornalista Mediaset ha mostrato senza filtri le immagini degli scontri, definendo gli autori delle violenze "terroristi che attaccano direttamente lo Stato" e non più semplici teppisti. Un affondo durissimo che ha puntato il dito contro quella che Giordano ha definito una rete di "complici" che avrebbero creato il terreno fertile per gli scontri. "Questi violenti sono stati protetti, coccolati, vezzeggiati", ha tuonato il conduttore, criticando apertamente l'amministrazione comunale torinese per aver stretto quello che ha definito un "patto" con Askatasuna, riconoscendo il centro sociale come "bene comune".
Ma le accuse di Giordano si sono spinte oltre le istituzioni locali, investendo anche i manifestanti pacifici che sabato hanno sfilato accanto ai gruppi più violenti. Secondo il conduttore, questi avrebbero fatto da "scudo umano", girando la testa dall'altra parte mentre si preparava la guerriglia urbana. Una tesi che trova eco nelle dichiarazioni del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che intervistato da La Stampa ha confermato come "molti dei cosiddetti manifestanti pacifici hanno fatto scudo fisico per impedire che potessero essere visti i gruppi più violenti nel momento in cui si travisavano".
Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha dovuto fare i conti con le critiche, difendendosi dalle accuse di aver favorito gli occupanti di Askatasuna. Al Corriere della Sera, il primo cittadino ha respinto l'idea di aver sottovalutato il problema, definendo "doveroso" il tentativo di riportare nella legalità un immobile occupato da quasi trent'anni. Lo Russo ha tuttavia ammesso l'amarezza per "l'esito negativo del progetto", precisando che "non si può ridurre e semplificare il tema della violenza organizzata all'occupazione di un immobile vuoto e murato da più di un mese".
La questione Askatasuna è diventata rapidamente munizione per il dibattito sulla sicurezza nazionale. Il vicepremier Matteo Salvini, intervenuto ai microfoni di RTL 102.5, ha cavalcato l'onda emotiva degli scontri per rilanciare il pacchetto sicurezza della Lega. Definendo quanto accaduto a Torino "azioni terroristiche", il leader del Carroccio ha annunciato l'urgenza di norme già elaborate nei mesi scorsi: perquisizioni sul posto in caso di violenza imminente, fermo preventivo per i sospetti e una proposta che fa discutere, l'introduzione di una cauzione per chi organizza cortei e manifestazioni.
Piantedosi, dal canto suo, ha ribadito che le forze di polizia avrebbero documentato come la manifestazione fosse stata "predisposta alle violenze" fin dall'inizio, con l'obiettivo principale di arrivare agli scontri piuttosto che esprimere un dissenso pacifico. Un'accusa pesante che sottintende un livello di organizzazione e premeditazione che va ben oltre la spontaneità di una protesta. Le indagini sono ora in corso per identificare tutti i responsabili delle violenze, mentre il dibattito politico si infiamma tra chi chiede tolleranza zero e chi difende il diritto alla protesta sociale.
La questione Askatasuna rischia di diventare un banco di prova per le politiche di sicurezza del governo, con il centrodestra che spinge per un giro di vite e le opposizioni che mettono in guardia dai rischi di derive autoritarie. Intanto Torino conta i danni di una giornata di violenza che ha lasciato ferite profonde, non solo materiali ma anche nel tessuto sociale di una città che da decenni convive con la complessa realtà dei centri sociali occupati.
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