La Casa Reale norvegese si trova a fronteggiare quello che il quotidiano Aftenposten definisce come una delle crisi più gravi della monarchia scandinava degli ultimi anni. La principessa Mette-Marit, moglie del principe ereditario Haakon e futura regina di Norvegia, è finita al centro di uno scandalo internazionale dopo che i documenti giudiziari sul caso Jeffrey Epstein hanno rivelato un rapporto ben più intenso e duraturo di quanto inizialmente ammesso con il miliardario americano, morto suicida in carcere nell'agosto 2019 mentre era accusato di traffico sessuale di minorenni. Il nome della principessa compare oltre mille volte negli Epstein files, rivelando una serie di email compromettenti, incontri privati e scambi dal tono decisamente confidenziale che hanno scosso l'opinione pubblica norvegese. Un sondaggio pubblicato da TV 2 registra un dato allarmante: il 45% dei norvegesi ritiene che Mette-Marit non dovrebbe più assumere il ruolo di regina consorte.
Sotto pressione crescente, la principessa ha scelto di rompere il silenzio con una dichiarazione ufficiale riportata dall'emittente pubblica NRK. «Mi dispiace profondamente. Ho dimostrato una grave mancanza di giudizio ed è semplicemente vergognoso», ha ammesso Mette-Marit, riconoscendo di non aver approfondito adeguatamente il passato di Epstein e di non aver compreso abbastanza rapidamente il tipo di persona con cui aveva instaurato contatti. La frequentazione tra i due risale al periodo compreso tra il 2011 e il 2014, anni in cui Epstein era già stato condannato in Florida per adescamento di minorenne e sfruttamento della prostituzione, avendo scontato 13 mesi di carcere con un controverso patteggiamento.
I documenti declassificati rivelano dettagli inquietanti sulla natura di questo rapporto. La principessa avrebbe soggiornato nella residenza di Epstein a Palm Beach per quattro giorni, i due si sarebbero invitati reciprocamente a cene e shopping, e il finanziere si rivolgeva a lei con il nome informale "Mette". In una email del 2012, Mette-Marit scrive a Epstein frasi dal tono ammiccante come «Mi stimoli il cervello» e «Vieni a salvarci. Sto morendo di noia», definendolo persino «un vero tesoro». In altri messaggi, la principessa chiede al miliardario «com'è la vita sull'isola», un chiaro riferimento a Little Saint James, il luogo dove Epstein perpetrava i suoi abusi sulle minorenni.
Ancora più sconcertante è il contenuto di un'email del 2011 in cui la principessa ammette di aver cercato informazioni su Epstein online e di aver constatato che «non sembravano buone», pur continuando la relazione per altri tre anni. Un anno dopo, nonostante quanto letto sul finanziere, Mette-Marit suggeriva a Epstein, a caccia di mogli, di entrare in contatto con donne scandinave, affermando: «La Scandinavia è il posto migliore per una moglie». Secondo quanto riportato dai media internazionali, in un'altra occasione la principessa avrebbe persino chiesto a Epstein un consiglio discutibile: «È inappropriato che da madre suggerisca una foto con due donne nude che trasportano una tavola da surf come sfondo per mio figlio di 15 anni?». La risposta del pedofilo fu: «Lascia che decida lui; la mamma dovrebbe starne fuori».
La portata dello scandalo ha spinto la Croce Rossa norvegese, di cui Mette-Marit è Alta Patrona fino al 2030, a convocare una riunione interna urgente per valutare le conseguenze di questi contatti. Andreas Bjørstad, direttore della comunicazione dell'organizzazione, ha dichiarato: «Si tratta di una questione seria. È essenziale prendere le distanze dagli abomini per i quali il finanziere è stato condannato. Bambini e giovani devono poter confidare nel fatto che la società mantenga una tolleranza zero nei confronti degli abusi». La posizione della principessa all'interno dell'organizzazione umanitaria è ora a rischio, con richieste pubbliche di dimissioni che crescono di giorno in giorno.
La crisi della monarchia norvegese si aggrava ulteriormente se si considera l'altra grave vicenda che coinvolge la Casa Reale: il figlio di primo letto della principessa, Marius Borg Høiby, è stato arrestato nuovamente il primo febbraio e andrà a processo il 3 febbraio per oltre trenta capi d'accusa, quattro dei quali per stupro. Il giovane, già accusato di 38 reati risalenti ad agosto 2024, avrebbe commesso ulteriori violenze nel fine settimana, secondo quanto confermato dal portavoce della polizia di Oslo, Andreas Kraszewski. Il principe ereditario Haakon ha diffuso una dichiarazione ufficiale esprimendo vicinanza a tutte le persone coinvolte, pur sottolineando che Marius «non fa parte della famiglia reale» ed è «un cittadino norvegese» con le stesse responsabilità e gli stessi diritti di tutti gli altri.
Ma la lista dei reali scandinavi coinvolti nello scandalo Epstein non finisce con Mette-Marit. Anche re Frederik di Danimarca viene menzionato due volte nei documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dal quotidiano danese Ekstra Bladet, nel marzo 2012, quando Frederik era ancora principe ereditario, il magnate britannico Ian Osborne scrisse a Epstein di trovarsi in Danimarca per incontrare il «principe ereditario». Una seconda menzione compare in una lista di partecipanti confermati a una cena con 22 invitati, dove figurano l'allora principe ereditario Frederik e il suo segretario privato Morten Roland Hansen. La Casa Reale danese ha però smentito categoricamente: «Sua Maestà non ha mai incontrato Jeffrey Epstein».
Anche la Svezia è stata toccata dallo scandalo. Il nome della principessa Sofia, moglie del principe Carl Philip, è emerso negli Epstein files grazie all'analisi condotta da Dagens Nyheter. Nel 2005, quando aveva vent'anni e viveva a New York con l'ambizione di affermarsi nel mondo dello spettacolo, Sofia Hellqvist (questo il suo nome prima del matrimonio) entrò in contatto con Epstein tramite Barbro Ehnbom, imprenditrice svedese-americana. In un'email del 18 dicembre 2005, Ehnbom presentò Sofia a Epstein come «aspirante attrice, appena arrivata a New York». La risposta del finanziere fu immediata: «Sono ai Caraibi. Vuole venire per qualche giorno? Posso mandarle un biglietto». Dalla documentazione emerge inoltre che Epstein avrebbe offerto a Sofia la possibilità di frequentare una scuola di recitazione. Il Palazzo Reale Svedese ha precisato che «la principessa non ha né presentato domanda né frequentato alcun corso di recitazione» e che non si è mai recata sull'isola privata di Epstein.
Naturalmente, il nome che continua a dominare la narrazione dello scandalo Epstein tra i reali è quello di Andrea Mountbatten-Windsor, ex duca di York, già privato di titoli e onorificenze. Oltre alle fotografie già note, il materiale più recente comprende email dall'agosto 2010 in cui Epstein offriva ad Andrea di far arrivare a Londra «una giovane donna russa di 26 anni, intelligente, bella e affidabile». Secondo Brad Edwards dello studio legale Edwards Henderson, la donna ha affermato di aver trascorso la notte con Andrea al Royal Lodge nel 2010. È la prima volta che un'accusatrice di Epstein denuncia un rapporto sessuale avvenuto all'interno di una residenza reale. Dopo il presunto incontro, la donna sarebbe stata portata a Buckingham Palace per un tè. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha esortato Andrea a testimoniare davanti alla commissione del Congresso degli Stati Uniti, affermando: «Le vittime di Epstein devono essere la priorità assoluta».
Mentre la monarchia norvegese affronta una delle prove più severe della sua storia recente, con il direttore politico di Aftenposten che pone apertamente la domanda «Può Mette-Marit diventare regina dopo tutto questo?», rimane da vedere quali conseguenze concrete avranno questi scandali sulle Case Reali scandinave. La principessa ha espresso solidarietà alle vittime di Epstein, dichiarando: «Nel mio lavoro sui temi della salute globale ho visto i danni profondi che le aggressioni sessuali infliggono a bambini e donne. Desidero esprimere la mia più profonda vicinanza a coloro che hanno subito abusi da parte di Jeffrey Epstein». Parole che, però, potrebbero non essere sufficienti a riparare il danno reputazionale subito dalla monarchia norvegese e a ristabilire la fiducia dell'opinione pubblica in una futura regina il cui giudizio è stato così clamorosamente messo in discussione.
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