Il tennis italiano si prepara a dare l'ultimo saluto a Nicola Pietrangeli, la leggenda scomparsa il primo dicembre all'età di 92 anni, con una cerimonia che rispetta in ogni dettaglio le sue ultime volontà. La camera ardente si è aperta questa mattina alle 9 al Foro Italico, nel campo che porta il suo nome, dopo essere stata rinviata di un giorno a causa della pioggia - proprio come lui stesso aveva scherzosamente chiesto nel suo libro: "Se piove rimandiamo". Un ultimo dispetto o forse un ultimo sorriso di un campione che ha fatto della personalità forte e dell'anticonformismo il suo marchio di fabbrica, tanto quanto i suoi trionfi sportivi.
Il feretro è arrivato poco prima delle 9, accolto dalle note di Charles Aznavour e dalla maestosa presenza della Coppa Davis del 1976, il trofeo che Pietrangeli conquistò da capitano e che rappresenta uno dei momenti più alti della sua carriera. Il campo è stato allestito con fiori bianco-azzurri e un maxischermo che proietta le immagini più iconiche della sua vita, mentre i visitatori sfilano attraverso il tunnel che porta al campo centrale. "Tutto come voleva lui", ha confermato commosso il figlio Marco, presente insieme al fratello Filippo per ricevere l'omaggio di un mondo dello sport che oggi si ferma per ricordare chi è stato, letteralmente, il tennis italiano all'estero.
Angelo Binaghi, presidente della Federtennis, ha reso omaggio al campione con parole toccanti: "Abbiamo pensato a lui nei giorni della Davis. Era la prima volta in 25 anni che non fosse affianco a noi. È curioso come lui abbia deciso di andarsene in punta di piedi, aspettando che terminassero questi due mesi, forse i più belli del tennis italiano". Un'osservazione che fa riflettere: Pietrangeli se n'è andato dopo aver visto i suoi "ragazzi e le sue ragazze" vincere praticamente tutto nel 2024, come se avesse voluto aspettare il momento perfetto per congedarsi da uno sport che ha dominato e amato per tutta la vita.
Tra i primi ad arrivare al Foro Italico, Luciano Buonfiglio, presidente del Coni, che ha spostato addirittura il volo per Atene pur di essere presente: "Va via la storia e le storie come le sue non muoiono mai. Ci ha lasciato un messaggio del quale tutti dovremmo renderci conto". Presenti anche Tathiana Garbin, capitana della Nazionale di Billie Jean King Cup, che ha ricordato l'amore di Pietrangeli per il tennis femminile ("Diceva sempre che le donne dovevano fare le palle corte, di consigli divertenti ne abbiamo sentiti tanti"), e Gianni Petrucci, ex presidente del Coni che da numero uno volle intitolare il campo del Foro Italico all'ex campione: "Questo stadio si doveva intitolare a lui, l'ho fatto volentieri".
Licia Colò, che con Pietrangeli ha condiviso una storia d'amore, lo ha ricordato con affetto e una punta di ironia: "È uscito a modo suo, con My Way ci ha fatto piangere, mentre lui sicuramente in questo momento riderà". La conduttrice televisiva ha voluto sottolineare la personalità unica del campione: "Se devo indicare un difetto, forse l'arroganza ma che per me è anche un pregio: era uno tosto, che andava sempre contro corrente quando diceva le cose, aveva tanti amici e tanti nemici e questo significava avere coraggio". Un ritratto perfetto di un uomo che non è mai passato inosservato, dentro e fuori dal campo.
Durante le tre ore di camera ardente, davanti al feretro sono state posizionate due racchette simboliche: una di quando vinceva i suoi tornei più importanti, l'altra con cui ha partecipato a Tennis&Friends. Numerose le corone di fiori arrivate: dalla Federtennis e Padel a Sport e Salute, fino allo stendardo della Lazio Calcio. Come da espresse richieste del campione contenute nella sua biografia, durante l'omaggio risuonano le note di My Way di Frank Sinatra, la canzone che meglio rappresenta il suo modo di vivere e affrontare lo sport e la vita.
Filippo Pietrangeli, uno dei figli, ha definito il padre "il nonno del tennis di oggi", mentre Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi di Roma, lo ha ricordato come "un'icona di stile" sottolineando che "anche le sue critiche dimostrano l'intelligenza della persona che resterà eterna". Sul tema delle condoglianze di Jannik Sinner, arrivate in forma privata e non pubblicamente, i figli hanno preferito non commentare: "Ognuno fa quello che sente", ha detto Filippo con discrezione.
Tra le personalità attese al Foro Italico c'è anche il ministro per lo Sport Andrea Abodi, il presidente della Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò accompagnato dalla madre, e i capitani di Davis e BJK Cup Filippo Volandri e Tathiana Garbin. Più difficile la presenza dei tennisti italiani, molti dei quali in vacanza all'estero dopo una stagione trionfale. I funerali si terranno in forma privata alle 15 a Ponte Milvio, ultima tappa di un addio che celebra il primo italiano capace di vincere un Grande Slam - il Roland Garros - e la leggendaria Coppa Davis del 1976, conquistata da capitano in quello che resta uno dei momenti più iconici dello sport italiano.
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