Pippi Calzelunghe nata contro il nazismo

Una risposta letteraria all'autoritarismo nazista: il docudramma di Wilfried Hauke rivela i diari di guerra segreti della scrittrice svedese, nascosti fino al 2015.

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Autore: Redazione ,
Libri e fumetti
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Nel cuore degli anni più bui del Novecento, mentre l'Europa sprofondava nell'orrore della Seconda guerra mondiale e i treni della deportazione viaggiavano verso i campi di sterminio, nasceva in Svezia un personaggio destinato a diventare l'emblema della libertà infantile: Pippi Calzelunghe. Ma quella bambina dalle trecce rosse, capace di sollevare un cavallo e di sovvertire le regole degli adulti, non fu solo il frutto della fantasia di Astrid Lindgren. Fu una risposta letteraria diretta all'autoritarismo nazista, un manifesto pedagogico contro Hitler travestito da fiaba. A rivelarlo è A World Gone Mad. The War Diaries of Astrid Lindgren, docudramma del regista tedesco Wilfried Hauke che sarà trasmesso all'inizio del 2025 e che scava nei diari di guerra della scrittrice svedese, documenti rimasti segreti fino al 2015, oltre dieci anni dopo la sua morte.

«Dopo aver lavorato così a lungo a questo film, mi è del tutto chiaro che Pippi è una figlia della guerra. Non sarebbe mai esistita se non ci fossero stati quei tempi terribili», dichiara Hauke al Guardian. Il documentario si basa su diciassette quaderni scolastici scritti a mano dalla Lindgren tra il 1939 e il 1945, pagine in cui la scrittrice annotava compulsivamente notizie sui profughi, sulle persecuzioni degli ebrei e sull'avanzata del nazismo. Una testimonianza che assume contorni ancora più drammatici se si considera il suo lavoro segreto: durante la guerra, Lindgren lavorava come dattilografa presso il centro di controllo postale di Stoccolma, dove apriva e leggeva lettere private e militari, comprendendo così prima di molti altri l'entità della Shoah.

Nel maggio del 1941, con una lucidità agghiacciante, annotava nei suoi diari che mille ebrei al giorno venivano «trasportati con la forza in Polonia nelle condizioni più scioccanti», parte dell'intenzione di Hitler di «trasformare la Polonia in un unico grande ghetto dove i poveri ebrei dovranno perire di fame e sporcizia». E aggiungeva una riflessione che fotografa perfettamente il meccanismo psicologico della negazione collettiva: «Finché leggi queste cose sul giornale puoi in qualche modo evitare di crederci davvero, ma quando le leggi in una lettera… allora ti arrivano addosso all'improvviso, in modo terribilmente concreto». Quei quaderni, ritrovati nell'appartamento di Stoccolma della scrittrice, mostrano secondo Hauke una progressione emotiva significativa: «Si vede che diventano sempre più emotivi. Lei sentiva che quello era l'inizio della fine della vecchia idea di cultura europea».

Il nome "Pippi Calzelunghe" lo inventò la figlia Karin, e Astrid cominciò a raccontarne le avventure a voce per distrarla durante le frequenti malattie infantili. Ma la trasformazione da racconto orale a progetto letterario avvenne nel 1944, quando un banale incidente domestico – una caduta che la costrinse a letto per tre settimane – coincise con un momento di devastazione personale. Il marito Sture aveva un'altra relazione e chiedeva il divorzio. «Una frana che travolse la sua esistenza», la definisce Hauke. «Ma allora sentì di avere qualcosa di suo, che era la scrittura. Questo la rese di nuovo forte e l'aiutò ad attraversare quella crisi».

È l'antidoto ai regimi autoritari della Germania e dell'Unione Sovietica. Ha tutte queste caratteristiche di indipendenza, libertà di pensiero e gentilezza che sono l'antitesi dell'ideologia nazista

Dietro la nascita di Pippi c'era però anche una precisa idea pedagogica. Lindgren si interrogava su come crescere i bambini in un'Europa devastata dall'autoritarismo, con l'obiettivo esplicito di educare i più piccoli «in modo che non diventino psicopatici come Hitler o autoritari, dittatori e simili». Il personaggio che ne scaturì – indipendente, ironico, empatico, immune al culto della forza e dell'obbedienza cieca – rappresentava l'esatto opposto dei valori nazifascisti. Come spiega il pronipote della scrittrice, Johan Palmberg, coinvolto nel documentario insieme alla nonna Karin Nyman e alla madre Annika Lindgren: «È l'antidoto ai regimi autoritari della Germania e dell'Unione Sovietica. Ha tutte queste caratteristiche di indipendenza, libertà di pensiero e gentilezza che sono l'antitesi dell'ideologia nazista».

Il successo immediato di Pippi nel 1945, l'anno della liberazione, va letto anche in questa chiave. «Il mondo era stato in una situazione terribile per molti anni e lei arriva come una boccata d'aria fresca», sottolinea Palmberg. Il documentario di Hauke utilizza ricostruzioni sceniche con l'attrice teatrale svedese Sofia Pekkari nel ruolo della Lindgren, ma con una regola ferrea imposta dagli esecutori testamentari: ogni parola pronunciata deve essere tratta esattamente da ciò che la scrittrice ha effettivamente scritto o detto, un vincolo che garantisce l'autenticità del racconto senza cedere alla tentazione della spettacolarizzazione.

A ottant'anni dalla sua nascita, Pippi Calzelunghe continua a essere celebrata in tutto il mondo. «Abbiamo fatto feste di compleanno praticamente tutto l'anno», racconta Palmberg, «e credo che continueremo a celebrarla, perché è un personaggio importantissimo, soprattutto guardando com'è il mondo oggi. La sua indipendenza, la sua gentilezza e la sua generosità sono più necessarie che mai». Una riflessione che assume un peso particolare in un'epoca in cui i fantasmi dell'autoritarismo sembrano riaffacciarsi in Europa, rendendo il messaggio antifascista nascosto nelle avventure di quella bambina dai capelli rossi ancora dolorosamente attuale.

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