Il franchise di Predator si conferma una macchina da guerra al botteghino e non solo. Predator: Badlands ha dominato il weekend di apertura incassando circa 80 milioni di dollari a livello mondiale, metà dei quali solo dal mercato domestico americano. Ma la vera notizia non riguarda solo i numeri: il regista Dan Trachtenberg ha costruito un impero narrativo interconnesso che ridefinisce l'intera mitologia della saga, collegando i suoi tre progetti più recenti – il prequel in streaming Prey, il film d'animazione Predator: Killer of Killers su piattaforma digitale, e ora il blockbuster cinematografico Badlands – in un unico, ambizioso arco narrativo che intreccia anche elementi canonici dei vecchi film di Predator e persino del franchise di Alien.
La scelta più audace di Badlands è stata raccontare la storia dal punto di vista di uno Yautja, come vengono chiamati i Predator nella loro lingua. Questa prospettiva inedita ha permesso di esplorare la cultura aliena in modo molto più approfondito rispetto ai film precedenti. Sebbene la trama di un guerriero emarginato che deve guadagnarsi il rispetto come cacciatore non offra rivelazioni culturali monumentali, il film stabilisce un fatto cruciale: gli Yautja non appartengono tutti a un unico clan o razza. Esistono diverse tribù, con codici d'onore profondamente diversi tra loro, e alcune di queste fazioni hanno rotto le regole tradizionali che governano la loro società.
Il concetto di clan diversi non è completamente nuovo per il franchise. Predators del 2010 aveva introdotto i "Super Predator", una razza più grande, forte e dalla pelle più scura rispetto ai classici cacciatori della giungla visti nel film originale. Questi guerrieri disponevano di tecnologia avanzata: i cani alieni del Tracker, il drone volante del Falconer, l'armamentario potenziato del Berserker con elmo, armatura, armi da fuoco e lame superiori. Per sottolineare questa gerarchia, il film mostrava uno scontro climax tra il Berserker e uno Yautja Jungle Hunter tradizionale, dimostrando senza dubbio la superiorità fisica della nuova classe.
La trilogia di Trachtenberg ha approfondito ulteriormente questa divisione. I suoi tre film presentano tutti guerrieri provenienti dalle regioni desertiche del pianeta natale Yautja Prime, gli stessi Super Predator visti in Predators. Finora abbiamo incontrato almeno due clan desertici distinti: quello di Njohrr, il temuto leader che crede così profondamente nelle dottrine Yautja di forza da essere disposto a uccidere suo figlio Dek, considerato un "aborto" per via della sua statura ridotta, pur di onorare le tradizioni. Dek è proprio lo Yautja che diventa il grande eroe e cacciatore protagonista di Badlands. L'altro clan desertico è quello del Warlord, guidato dal formidabile Grendel King, che ha inviato il Feral Predator sulla Terra del XVIII secolo in Prey.
La svolta narrativa più significativa arriva con Killer of Killers, un film antologico costruito attorno a una rivelazione fondamentale: non tutti i clan seguono il Codice. I guerrieri Yautja del Jungle Clan, visti in Predator e Predator 2, si erano dimostrati "onorevoli": cacciavano solo combattenti armati, risparmiavano i civili disarmati (come la detective Leona Cantrell, incinta nel secondo film), rinunciavano a vantaggi tattici come armature e armi per affrontare avversari come Dutch Schaefer di Arnold Schwarzenegger in combattimento corpo a corpo, e premiavano adeguatamente gli umani che vincevano lasciandoli in vita o donando loro preziosi cimeli come trofei. È il caso della famosa pistola ad avancarica che il tenente LAPD Mike Harrigan, interpretato da Danny Glover in Predator 2, riceve alla fine del film da un gruppo di caccia Yautja venuto a recuperare il loro compagno caduto.
I clan desertici, in particolare quello del Warlord, hanno dimostrato di essere molto meno onorevoli dei loro cugini della giungla. In Predators era già chiaro che la classe Super Predator fosse disposta a cacciare, imprigionare e uccidere gli Yautja dalla pelle più chiara del tipo jungle hunter. Sia Predators che Killer of Killers mostrano il clan del Warlord seguire un'interpretazione molto più flessibile del Codice Yautja. Non aderiscono al sistema tradizionale di cacciare prede degne, reclamare il loro teschio e spina dorsale come trofeo, o morire in battaglia lasciando alla preda il rispetto del clan insieme a un trofeo commemorativo. Preferiscono invece utilizzare qualsiasi vantaggio possibile per uccidere la preda, anche quando la loro tecnologia aliena è nettamente superiore.
Ma c'è di più. Il clan del Warlord sembra perseguire un'agenda propria che trascende la cultura condivisa degli altri Yautja. Il loro leader, il Grendel King, vuole creare una caccia di livello superiore: invece di visitare mondi e cacciare le prede più forti, il clan sta raccogliendo i migliori assassini di qualsiasi era da tutta la galassia, usandoli per mettersi alla prova a un livello completamente diverso. L'obiettivo finale non è stato ancora chiarito ufficialmente, ma non è difficile immaginarlo: se il clan del Warlord vuole affermarsi definitivamente come i più grandi cacciatori tra tutti gli Yautja, uccidere le prede che altri Yautja non sono riusciti a battere sarebbe il modo perfetto per dimostrarlo.
Con Predator: Badlands che dimostra la vitalità commerciale del franchise e la capacità di Trachtenberg di gestire progetti su piattaforme diverse – streaming, animazione e cinema –, le prospettive per esplorare ulteriormente questo conflitto interno tra clan Yautja sono più concrete che mai. La domanda ora è: vedremo uno scontro diretto tra i clan onorevoli della giungla e quelli rinnegati del deserto? Un confronto epico tra diverse filosofie di caccia potrebbe rappresentare il prossimo capitolo più interessante di questa saga in continua espansione.
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