Robot antartico riemerge dopo 8 mesi con dati

Un robot oceanografico finito accidentalmente sotto le calotte di Denman e Shackleton ha raccolto i primi dati diretti sulle acque calde che erodono il ghiaccio.

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Autore: Redazione ,
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Le piattaforme di ghiaccio galleggianti dell'Antartide orientale stanno cedendo sotto la pressione delle acque oceaniche sempre più calde, ma fino ad oggi gli scienziati avevano potuto studiare questo fenomeno critico solo attraverso misurazioni indirette. Un incidente fortuito ha cambiato tutto: un piccolo robot oceanografico autonomo, sospinto dalle correnti antartiche sotto le calotte glaciali di Denman e Shackleton, ha raccolto per la prima volta dati diretti sulle condizioni oceanografiche che stanno minando dall'interno queste barriere di ghiaccio spesse centinaia di metri. I risultati, pubblicati sulla rivista Science Advances, offrono una finestra senza precedenti sui meccanismi che potrebbero accelerare l'innalzamento globale del livello dei mari.

Il protagonista di questa scoperta è un galleggiante Argo, uno strumento robotico progettato per muoversi liberamente negli oceani raccogliendo profili di temperatura e salinità dell'acqua. Nel 2020, i ricercatori del CSIRO, l'agenzia scientifica nazionale australiana, avevano dispiegato il dispositivo nelle acque prossime al ghiacciaio Totten. Le imprevedibili maree antartiche hanno però spinto il robot molto più a sud del previsto, facendolo scomparire sotto la piattaforma glaciale di Denman. "Temevamo il peggio", hanno ammesso gli scienziati. Nove mesi dopo, il galleggiante è riaffiorato in superficie, portando con sé un tesoro di informazioni da regioni mai misurate prima.

Durante otto mesi di immersione forzata sotto il ghiaccio, il robot ha raccolto 195 profili completi di temperatura e salinità ogni cinque giorni, dalla superficie del fondale oceanico fino alla base delle piattaforme glaciali. Si tratta delle prime misurazioni oceanografiche dirette mai ottenute sotto una piattaforma di ghiaccio nell'Antartide orientale. Steve Rintoul, oceanografo del CSIRO e autore principale dello studio, ha spiegato come il team sia riuscito a ricostruire il percorso del galleggiante nonostante la perdita del segnale GPS: ogni volta che il galleggiante urtava la testa contro il ghiaccio, forniva una misurazione della profondità della base della piattaforma glaciale. Confrontando questi dati con le misurazioni satellitari della stessa struttura, i ricercatori hanno potuto mappare la traiettoria del dispositivo sotto il ghiaccio.

Il robot ha raccolto 195 profili oceanografici completi in regioni mai campionate prima, rivelando un delicato sistema termico che per ora mantiene stabile il ghiaccio

Le piattaforme glaciali antartiche funzionano come giganteschi cuscinetti naturali tra i ghiacciai continentali e l'oceano aperto, rallentando il flusso di ghiaccio verso il mare. Tuttavia, l'accumulo di acque oceaniche più calde alla base di queste strutture sta progressivamente indebolendo la loro stabilità. Il problema è che queste piattaforme possono raggiungere spessori di diverse centinaia di metri, rendendo estremamente difficile per gli scienziati studiare con precisione i meccanismi del loro collasso. I dati raccolti dal galleggiante Argo hanno rivelato che la piattaforma di Shackleton, nella sua porzione settentrionale, non è ancora esposta ad acque calde, mentre il ghiacciaio Denman mostra già segni evidenti di fusione alla base.

L'analisi ha inoltre evidenziato l'esistenza di un sistema termico sorprendentemente delicato sotto le piattaforme glaciali, caratterizzato da stratificazioni precise di temperatura e salinità che, almeno per il momento, contribuiscono a mantenere la coesione strutturale del ghiaccio. Delphine Lannuzel, oceanografa dell'Università della Tasmania non coinvolta nello studio ma collaboratrice degli autori in progetti precedenti, ha definito l'impresa "una storia straordinaria di resilienza tecnologica in una delle regioni più selvagge del pianeta".

I ricercatori riconoscono che le misurazioni da galleggianti autonomi non possono penetrare direttamente attraverso il ghiaccio spesso e che l'ambiente interno delle piattaforme glaciali rimane in gran parte sconosciuto. Tuttavia, questi dati rappresentano un progresso significativo rispetto al vuoto informativo precedente. Il team del CSIRO prevede ora di dispiegare altri dispositivi simili in regioni inesplorate dell'Antartide, con l'obiettivo di migliorare i modelli computerizzati che simulano il futuro comportamento delle calotte polari. Come sottolineato nello studio, le misurazioni dei galleggianti verranno utilizzate per perfezionare la rappresentazione di questi processi nei modelli climatici, riducendo l'incertezza nelle proiezioni dell'innalzamento del livello del mare. In un'epoca in cui le previsioni sull'impatto del cambiamento climatico richiedono dati sempre più precisi, anche gli incidenti fortuiti possono trasformarsi in opportunità scientifiche cruciali.

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