Sequestrati 5mila km di tessuti cinesi illegali

La Guardia di Finanza di Prato ha scoperto una frode nell'importazione tessile che ha evaso dazi e IVA, sequestrando oltre 5 milioni di metri di tessuto.

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Autore: Redazione ,
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Un'operazione della Guardia di Finanza di Prato, coordinata dall'European Public Prosecutor's Office con sede a Bologna, ha portato alla luce un sistema fraudolento di importazione tessile che ha consentito di eludere completamente il pagamento di dazi doganali e Iva. Il sequestro ha riguardato oltre cinque milioni di metri di tessuto e circa 237mila articoli di abbigliamento destinati al mercato italiano. L'inchiesta ha smascherato una rete complessa di società fantasma operanti nell'area industriale pratese.

Al centro dell'organizzazione si trova una donna di origine cinese, residente nel distretto tessile toscano, che formalmente figura come dipendente di un'azienda di Pronto-Moda specializzata nel commercio all'ingrosso di tessuti. Quest'ultima società, che gode di una solida reputazione nel settore, non risulta al momento coinvolta nelle indagini, nonostante il ruolo apparentemente subordinato della presunta organizzatrice del traffico illecito.

L'indagine, avviata oltre dodici mesi fa, si è concentrata inizialmente sul monitoraggio sistematico dei trasporti su gomma. I finanzieri del Gruppo di Prato hanno sottoposto a controlli mirati autoarticolati telonati provenienti dall'estero e diretti verso magazzini situati nei macrolotti 1 e 2, le zone industriali che rappresentano il cuore pulsante della produzione tessile nell'area. Questi controlli capillari hanno permesso di tracciare flussi di merci che non trovavano corrispondenza con le dichiarazioni doganali.

Società apri e chiudi per eludere i controlli fiscali

Gli investigatori hanno scoperto un meccanismo articolato basato su imprese "apri e chiudi", create appositamente per far perdere le tracce delle merci importate illegalmente. Queste società disponevano di sedi locali solo sulla carta: molte risultavano sfitte, mentre altre erano intestate a imprese completamente estranee ai movimenti commerciali effettivamente registrati dai controlli su strada. La strategia permetteva di far transitare enormi quantitativi di tessuti e capi d'abbigliamento senza lasciare tracce documentali utilizzabili dalle autorità fiscali.

La scoperta di questo sistema era già avvenuta nell'autunno del 2025, quando le Fiamme Gialle avevano iniziato a collegare i vari elementi dell'operazione fraudolenta. Il distretto di Prato, storicamente riconosciuto come polo d'eccellenza dell'industria tessile italiana, continua a essere teatro di operazioni di importazione illegale che danneggiano sia il bilancio statale che le imprese che operano nel rispetto delle normative vigenti. Il valore complessivo del materiale sequestrato rappresenta un danno significativo per l'erario, considerando l'ammontare dei tributi evasi attraverso questo canale parallelo di approvvigionamento.

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