Suno: per il tribunale di Monaco i modelli v3.5 e v4 hanno violato il copyright

Il Landgericht München I ha accolto in larga parte le richieste di GEMA, ravvisando violazioni del copyright nell’addestramento, nella memorizzazione e negli output di Suno v3.5 e v4.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Bastavano prompt semplici per far riemergere dai modelli di Suno elementi riconoscibili di celebri composizioni protette. È questo il punto centrale della decisione con cui il Landgericht München I ha accolto in larga parte le richieste di GEMA contro la società di musica generativa. Per il tribunale, le violazioni del copyright riguardano l’intero percorso dei brani contestati: dall’impiego durante l’addestramento alla loro memorizzazione nei modelli, fino agli output prodotti dalle versioni v3.5 e v4.

Il procedimento coinvolge sei composizioni, tra cui Forever Young e Big in Japan degli Alphaville, Mambo No. 5 di Lou Bega, Rasputin e Daddy Cool dei Boney M. Secondo la corte, il sistema restituiva elementi originali identificabili delle opere senza richiedere istruzioni elaborate. La questione, quindi, non si esaurisce nell’accesso ai materiali protetti: investe la capacità del modello di conservarne caratteristiche creative e riproporle nei risultati generati dagli utenti.

La pronuncia respinge anche le eccezioni invocate per giustificare l’uso delle composizioni. L’addestramento esaminato non rientra nel fair use statunitense, mentre la memorizzazione all’interno dei modelli non è coperta dall’eccezione europea per il text and data mining. Su queste basi, il tribunale ha accordato in larga parte le richieste di inibitoria, informazione e risarcimento presentate da GEMA. Il discrimine tracciato riguarda la differenza tra analizzare dati e trattenere elementi creativi riconoscibili, facendo emergere il peso di licenze e compensi nel rapporto tra piattaforme di IA, autori ed editori.

Il verdetto arriva mentre Suno dispone di risorse finanziarie sempre maggiori: un round Series D da 400 milioni di dollari ha portato la sua valutazione a 5,4 miliardi. La crescita rende ancora più concreto il nodo economico dell’accesso ai cataloghi musicali e della remunerazione dei titolari dei diritti. La sentenza è di primo grado, non è definitiva e può essere impugnata.

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