Il rapporto tra una madre e suo figlio nello spettro autistico può essere molto più complesso e ricco di sfumature di quanto si immagini. Lo dimostra Blu. Il colore dell'autismo, il documentario scritto da Marco Falorni e Andrea Frassoni, con la partecipazione di Eleonora Daniele, che andrà in onda il 27 dicembre su Rai 3 alle 15 e sarà disponibile su RaiPlay. La produzione di Libero Produzioni, realizzata in collaborazione con Rai Documentari, ha già conquistato riconoscimenti importanti: presentata alla Mostra del Cinema di Venezia e alla Festa del Cinema di Roma, è stata iscritta ai David di Donatello 2026 nella sezione documentari. Al centro del racconto corale, cinque ragazzi nello spettro autistico e le loro famiglie, tra cui spiccano Pietro e sua madre Tiziana, protagonisti di una storia che ribalta molti stereotipi.
Quando Pietro si è autodiagnosticato la sindrome di Asperger, le reazioni in famiglia sono state diametralmente opposte. "Per lui ha rappresentato una liberazione, mentre per me uno stigma a vita, o almeno così l'ho vissuto in un primo momento", racconta Tiziana con sincerità disarmante. Per il ragazzo, dare un nome a quella caratteristica ha significato finalmente comprendersi. Per la madre, invece, è stato come vedere improvvisamente materializzarsi una preoccupazione ancestrale: il timore che questa etichetta potesse trasformarsi in un ostacolo insormontabile per suo figlio.
Eppure quella "botta" iniziale si è rapidamente trasformata in accettazione e poi in qualcosa di più profondo. Pietro, spiega Tiziana, non è cambiato dopo la diagnosi: "È un ragazzo che ti entra dentro, che ti conquista, con la sua ironia, la sua sensibilità, la sua discrezione". Generoso, attento osservatore, curioso, con tanti interessi. La normalità, riflette la madre, è un concetto troppo vago e soggettivo per avere davvero senso quando si parla di persone.
Al centro del documentario c'è Luna Blu, il ristorante di La Spezia che accoglie e impiega ragazzi nello spettro autistico, diventato un punto di svolta nella vita di Pietro. Inizialmente Tiziana lo aveva vissuto come una "rivale": suo figlio aveva studiato fotografia allo IED a Milano e lei immaginava per lui un futuro diverso, più vicino alla sua formazione artistica. Ma i figli, ammette oggi, spesso insegnano ai genitori più di quanto ci si aspetti. Quando ha capito quanto Pietro si sentisse realizzato in un ambiente dove non doveva dimostrare niente e poteva essere valorizzato per quello che era, anche lei ha trovato la sua pace.
Da quell'esperienza Pietro è cresciuto "in sicurezza, in autostima", ha trovato il suo equilibrio e vive serenamente le sue relazioni. Nel quotidiano, madre e figlio condividono passioni semplici come i viaggi. "Con lui mi piace viaggiare, quando ci capita di stare insieme è proprio lui il mio Google Maps: ha molto più senso dell'orientamento di me", racconta Tiziana con affetto. Un legame fatto di complicità, ironia reciproca e rispetto delle reciproche peculiarità.
Resta però sullo sfondo la domanda che accomuna molte delle famiglie raccontate in Blu: il "dopo di noi". "Certo che mi fa paura", ammette Tiziana senza nascondersi dietro false sicurezze. "Anche perché sento la paura di Pietro per un'eventuale mia mancanza". Quando l'argomento emerge nelle conversazioni, lui tende a schivarlo con quella che Tiziana definisce una modalità "in scialla", una leggerezza che forse maschera preoccupazioni più profonde.
Per il futuro di suo figlio, Tiziana immagina la possibilità di una compagna con cui condividere la quotidianità, anche se Pietro la prende spesso in giro dicendo che gli cerca moglie. Per ora è felice così: ha delle amicizie selezionate da lui, ma profonde. "Preferisce pochi ma buoni", sintetizza la madre. Una filosofia di vita che, in fondo, dice molto sulla ricchezza interiore di chi sa guardare oltre le etichette e costruire relazioni autentiche, con o senza diagnosi.
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