La Casa Bianca è nell'occhio del ciclone dopo che un'inchiesta del New York Times ha svelato numeri che fanno rumore: Donald Trump, il presidente più anziano mai eletto nella storia americana, avrebbe ridotto le sue apparizioni pubbliche del 39% rispetto al primo mandato del 2016. I dati parlano chiaro: da 1.688 eventi nei primi dieci mesi del 2017 si è passati a soli 1.029 nel medesimo periodo del 2025. Una riduzione che ha immediatamente riacceso i riflettori sulla sua condizione fisica e sulla sua capacità di sostenere i ritmi spietati della presidenza.
La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt è intervenuta con veemenza durante il briefing stampa di lunedì 1 dicembre, bollando l'articolo del quotidiano newyorkese come "inequivocabilmente falso". In un momento ad alto tasso drammatico, Leavitt ha sventolato davanti ai giornalisti un altro pezzo dello stesso giornale, risalente al passato, che titolava "Biden sta andando al 100% bene" dopo essere inciampato salendo sull'Air Force One. "È profondamente deplorevole che la storia sia stata scritta dalla stessa testata e dallo stesso reporter", ha dichiarato la portavoce, puntando il dito contro quella che considera una narrazione di parte.
Secondo Leavitt, Trump sarebbe invece "il presidente più accessibile" e lavorerebbe "ventiquattr'ore su ventiquattro, prendendo incontri intorno all'orologio". Ma i numeri raccontati dall'inchiesta dipingono uno scenario diverso: l'orario di inizio degli impegni ufficiali si è spostato sensibilmente in avanti, con la maggior parte degli eventi che ora cominciano dopo mezzogiorno, contro le partenze alle 10:30 tipiche del primo mandato. Un dettaglio apparentemente innocuo, ma che alimenta le speculazioni su una gestione diversa delle energie del commander in chief.
Durante lo stesso briefing, Leavitt ha affrontato anche la delicata questione della salute cognitiva del presidente, rivelando che Trump si è sottoposto a una risonanza magnetica "preventiva" lo scorso ottobre per controllare cuore e addome. La portavoce ha promesso che i risultati saranno resi pubblici in uno "sforzo di trasparenza", ma finora nessun documento è stato diffuso. Il mistero si infittisce quando lo stesso Trump, parlando con i reporter, ha ammesso candidamente: "Se volete che venga reso pubblico, lo renderò pubblico. Era solo una risonanza. Che parte del corpo? Non il cervello, perché ho fatto un test cognitivo e l'ho superato brillantemente".
L'incertezza del presidente su quale organo sia stato effettivamente sottoposto a scansione ha sollevato più domande che risposte. Nel frattempo, i social e i media hanno documentato una serie di episodi pubblici che hanno contribuito ad alimentare i dubbi: momenti in cui Trump è apparso assopito durante eventi ufficiali, caviglie visibilmente gonfie catturate dalle telecamere, e quella che sembrava una mano contusa coperta con del correttore. Dettagli che, presi singolarmente potrebbero sembrare insignificanti, ma che nell'insieme hanno creato un mosaico inquietante per gli osservatori.
Trump non è rimasto in silenzio di fronte alle critiche. Il 26 novembre, tre giorni dopo la pubblicazione dell'articolo del Times, ha risposto su Truth Social con un post in cui respingeva con forza le accuse di affaticamento. "Non ho mai lavorato così duramente in vita mia", ha scritto, definendo l'inchiesta un "colpo basso" orchestrato dai "radicali di sinistra lunatici" del quotidiano, che secondo lui sarebbe destinato a chiudere. Il presidente ha rivendicato un "esame fisico perfetto" e un "test cognitivo completo superato brillantemente", aggiungendo che i suoi numeri nei sondaggi sono ai massimi storici.
La difesa di Trump si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra l'amministrazione e i principali organi di stampa americani. Il presidente ha concluso il suo messaggio con un tono che mescola sfida e ottimismo: "Arriverà un giorno in cui avrò poca energia, capita a tutti, ma visti gli esami recenti, certamente non è oggi. Dio benedica l'America e Make America Great Again". Una dichiarazione che cerca di chiudere la questione ma che, paradossalmente, ha riportato al centro dell'attenzione proprio il tema dell'età e della resistenza fisica richiesta dal ruolo più importante del mondo.
Al di là della retorica, rimane il fatto che i dettagli dell'esame fisico annuale del presidente non sono stati condivisi con il pubblico, e le specifiche sulla risonanza magnetica rimangono ermeticamente sigillate. La Casa Bianca continua a promettere trasparenza, ma finora ha consegnato solo annunci senza documentazione. Mentre il dibattito infuria tra sostenitori che vedono in Trump un instancabile combattente e detrattori che puntano il dito su segnali preoccupanti, la questione della salute presidenziale resta un tema scottante che accompagnerà inevitabilmente questo secondo mandato fino alla sua conclusione.
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