Ringhiere senza destinazione, sedie inghiottite dalle pareti e mobili dalle forme impossibili: il Mindspace di VisionQuest è stato progettato per sembrare il prodotto difettoso di un’intelligenza artificiale. Eppure, stando alle dichiarazioni dello showrunner Terry Matalas, nella realizzazione della serie Marvel non è stato utilizzato alcuno strumento generativo. Quelle anomalie sono il risultato di una precisa scelta creativa: riprodurre con il lavoro umano le incoerenze diventate familiari nelle immagini generate dall’IA.
La costruzione dello spazio mentale di Visione parte proprio da questo cortocircuito. Gli ambienti conservano elementi riconoscibili, ma li combinano secondo una logica instabile: le ringhiere interrompono bruscamente il proprio percorso, gli arredi si fondono con le pareti e gli oggetti perdono proporzioni e geometrie credibili. Il production designer Will Hughes-Jones ha spiegato che ogni effetto è stato realizzato da artisti e tecnici, senza ricorrere a strumenti generativi. L’estetica dell’errore diventa così un linguaggio visivo controllato, pensato per tradurre in scenografia la natura alterata del Mindspace.
Matalas e Hughes-Jones hanno fornito questi dettagli durante una visita al set dei Pinewood Studios nel maggio 2025; le loro dichiarazioni sono state rese pubbliche il 18 settembre 2026. VisionQuest riprenderà la storia di Visione Bianca dopo gli eventi di WandaVision e debutterà su Disney+ il 14 ottobre 2026. Le incongruenze dell’ambiente non saranno quindi semplici eccentricità decorative, ma parte della rappresentazione dello spazio attraversato dal personaggio.
La scelta acquista un peso ulteriore dopo le polemiche suscitate dall’impiego dell’IA generativa nella sequenza dei titoli di Secret Invasion. VisionQuest richiama deliberatamente quello stesso immaginario artificiale, affidandone però l’esecuzione alle competenze del reparto creativo. Il paradosso è il cuore dell’operazione: simulare l’imprecisione automatica attraverso decisioni minuziose, trasformando difetti riconoscibili in strumenti narrativi.