Capolavoro assoluto, una scena da brividi. Il parallelismo tra le vittime di Lecter e quelle di Gumb è chiaro. Le vittime di Lecter sono tutte gente della polizia, o legate ad un ingranaggio di repressione. La loro morte "fa senso", poichè rappresenta in questo modo un aspetto della "giustizia", sebbene mostruoso e contorto. Quelle di Gumb sono ragazze innocenti: la loro unica colpa è quella di essere grasse, di avere pelle in abbondanza. La loro morte è "assurda, "ingiusta", e per questo loro sono paragonate dichiaratamente agli agnelli, simboli tradizionali della vittima sacrificale innocente. Il rimando agli agnelli che erano stati uccisi dal padre è un chiaro riferimento che ritorna per tutto il film. Clarice ha sempre nella testa il suono, anzi il grido di quei poveri agnelli uccisi. L'analogia con le povere vittime di Buffalo Bill è evidente nella sua testa. Clarice vuole, anzi deve fermare quel killer per mettere fine a quell'urlo straziante, che continua ad esistere nella sua testa. Un'urlo risvegliato anche e soprattutto dal dottor Lecter, che così mette in crisi Clarice, facendole capire che ogni cosa ha un prezzo. Non a caso il riferimento agli agnelli è anche la chiave di tutto il film, e compare sin dal titolo originale ("The Silence of the Lambs"). Pochi sanno infatti, che il titolo originale del film è "Il Silenzio degli Agnelli". E' significativo che nella notte della sua fuga Lecter chieda per cena delle costolette di agnello al sangue e che, invece di mangiarle, al loro posto si mangi le guardie e proprio per questo: chi, al posto del simbolo di vittime innocenti mangia invece, le vittime colpevoli? In questa scena apocalittica, si dividono, come nel Giudizio Universale, gli innocenti ed i colpevoli: gli agnelli ed i montoni. Chi immola degli agnelli è Gumb — l'irrazionale, l'assurdo. Lecter sa quel che fa e preferisce i montoni. Gumb è diventato assassino grazie alla sofferenza. Ammazza gli agnelli nel disperato tentativo di salvarsi da un odiosa identità che l'opprime. Il parallelismo più interessante del film forse è ciò che si crea, in questo senso, tra lui e Catherine. È un elemento strutturale, non casuale. Catherine, al colmo della disperazione e del terrore, si impadronisce della cagnolina poodle di Gumb e minaccia di ammazzarla. La cagnolina, bianca e riccioluta, è un perfetto agnellino. Lo schema della trama, riprodotto in scala più piccola in questo dettaglio, le dà la potenza per conseguire il simbolo universale che unisce il micro ed il macrocosmo: perseguitato e maltrattato dai demoni, l'uomo bracca e maltratta un animale innocente. Ma Catherine è salva, e risparmia insieme a sè la cagnolina: il gesto "inutile" della bambina Clarice quando tenta di riscattare l'agnellino, trova finalmente la sua risposta soddisfacente. Nulla è stato invano. "Me lo farai sapere quando quegli agnelli smetteranno di gridare, vero?"