Io sono ancora qui è una storia vera? La vicenda reale di Rubens ed Eunice Paiva

Il film ricostruisce la scomparsa di Rubens Paiva e la lunga battaglia per la verità condotta da Eunice.

Immagine di Io sono ancora qui è una storia vera? La vicenda reale di Rubens ed Eunice Paiva
Autore: Redazione ,

Sì, Io sono ancora qui è una storia vera. Il film prende avvio dalla vicenda della famiglia Paiva e dalla sparizione di Rubens Beyrodt Paiva, ingegnere civile ed ex deputato federale del Partito Laburista Brasiliano. Il 20 gennaio 1971, sei agenti armati del servizio informazioni dell’Aeronautica entrarono senza mandato nella sua casa di Rio de Janeiro e lo portarono via sulla sua Opel Kadett. Da quel momento la famiglia venne investita dalla violenza della dittatura e da una versione ufficiale costruita per negare la detenzione.

Rubens passò dalla 3ª Zona Aerea al DOI del I Esercito, dove fu torturato e morì sotto custodia statale tra il 21 e il 22 gennaio. Il corpo fu occultato e non venne mai restituito. La storia reale prosegue attraverso Eunice Paiva, arrestata per dodici giorni e poi impegnata per venticinque anni a ottenere il riconoscimento legale della morte del marito, mentre ricostruiva la vita dei cinque figli e trasformava la ricerca di verità in azione giuridica e civile.

Dal Parlamento all’esilio

Rubens Paiva venne eletto deputato federale per lo Stato di San Paolo nell’ottobre 1962, nelle liste del Partito Laburista Brasiliano. Dopo il golpe militare, il primo Atto istituzionale del 9 aprile 1964 gli revocò il mandato. Rubens trovò rifugio nell’ambasciata jugoslava e nel giugno seguente lasciò il Brasile per l’Europa. Il suo esilio durò pochi mesi: all’inizio del 1965 rientrò nel Paese, riprese il lavoro di ingegnere e imprenditore e in seguito si stabilì con la moglie Eunice e i cinque figli a Rio de Janeiro. Continuò a mantenere contatti con esiliati politici. La sua scomparsa risale al gennaio 1971, sette anni dopo la perdita del mandato: il 1964 segnò l’inizio della persecuzione politica, mentre l’arresto e la morte avvennero in un momento successivo.

L’arresto e la falsa fuga

La mattina del 20 gennaio 1971 sei agenti armati entrarono senza mandato nella casa dei Paiva, nel quartiere Leblon. Presentarono il prelievo di Rubens come un interrogatorio e lo condussero via sulla sua Opel Kadett. Gli altri familiari rimasero sorvegliati in casa, con le comunicazioni verso l’esterno sotto controllo. Rubens venne portato alla 3ª Zona Aerea, dove subì le prime torture, e poi al DOI del I Esercito in Rua Barão de Mesquita. La sua registrazione nella struttura documenta il passaggio sotto custodia statale.

Tra il 21 e il 22 gennaio Rubens morì per le torture. L’ora esatta non è accertata e il cadavere venne occultato. Nella notte, i militari incendiarono un’automobile e costruirono la versione di un assalto compiuto da uomini armati, che avrebbero liberato il prigioniero durante il trasferimento. Era una messinscena destinata a nascondere la sua morte.

I dodici giorni di Eunice

Il 21 gennaio Eunice e la figlia quindicenne Maria Eliana vennero portate incappucciate al DOI. Furono interrogate separatamente e non poterono vedere Rubens. Eliana venne liberata entro il 23 gennaio; la durata esatta della sua detenzione resta indicata tra circa ventiquattro e quarantotto ore. Eunice rimase prigioniera fino al 2 febbraio. Al momento della liberazione vide nel complesso militare l’Opel Kadett del marito, una prova concreta contro le negazioni dell’Esercito. Il 4 febbraio Renée Paiva Guimarães, sorella di Rubens, ritirò l’automobile insieme a un autista e firmò una ricevuta ufficiale.

Eunice presentò denunce e richieste formali il 21 marzo e il 13 luglio 1971. Descrisse l’arresto, la presenza di Rubens nelle strutture militari e la detenzione subita con la figlia. L’habeas corpus e il procedimento presso il Consiglio per la difesa dei diritti della persona non portarono alla presentazione di Rubens.

Una nuova vita e il riconoscimento

Tra il 1971 e il 1974 Eunice trasferì i figli prima a Santos e poi a San Paolo. Lei e la famiglia continuarono a essere sorvegliate dagli apparati informativi fino al 1984. Dal 1973 al 1978 Eunice studiò giurisprudenza al Mackenzie, diventò avvocata e affiancò alla ricerca del marito la difesa dei familiari dei desaparecidos. Negli anni Ottanta si specializzò nel diritto indigeno, lavorando per la tutela giuridica e territoriale dei popoli nativi. Nel 1987 contribuì alla fondazione dell’Istituto di antropologia e ambiente; nel 1988 partecipò come consulente al dibattito costituzionale sui diritti indigeni.

La sua pressione politica contribuì alla legge 9.140 del 4 dicembre 1995, che incluse Rubens tra le persone detenute e scomparse per ragioni politiche. Il 23 febbraio 1996 Eunice ricevette il certificato di morte insieme al figlio Marcelo. Fu un riconoscimento giuridico: il corpo restava scomparso e nessun responsabile era stato condannato.

Quanto è fedele il film alla realtà

Il film segue con precisione i passaggi centrali: la cattura nel gennaio 1971, l’ingresso degli agenti nella casa, il controllo della famiglia, il trasferimento di Rubens sulla propria automobile e la detenzione di Eunice ed Eliana. La tortura e la morte restano fuori campo, attraverso una scelta che conserva la prospettiva della famiglia. Alcuni dettagli sono stati modificati: nel film Eunice ritira l’Opel Kadett, mentre nella realtà vide l’auto al DOI e furono Renée Paiva Guimarães e un autista a recuperarla. Félix rielabora la figura del giornalista Fritz Utzeri. Pimpão diventa un cane, sebbene nella memoria familiare fosse un gatto randagio. Le riprese Super 8 di Vera e diverse sequenze puntuali sono invenzioni narrative. Le ampie ellissi comprimono gli studi, l’attività legale e l’impegno di Eunice fino alla consegna pubblica del certificato nel 1996.

Domande frequenti

Io sono ancora qui è una storia vera?

Sì. Il film racconta la vicenda reale di Rubens ed Eunice Paiva, colpiti dalla repressione della dittatura militare brasiliana. La storia deriva anche dalla ricostruzione del figlio Marcelo Paiva, autore del libro che ha ispirato il film.

Cosa è successo davvero a Rubens Paiva?

Rubens Paiva fu arrestato illegalmente nella propria casa il 20 gennaio 1971. Venne condotto alla 3ª Zona Aerea e poi al DOI del I Esercito, dove subì torture e morì sotto custodia statale tra il 21 e il 22 gennaio. Il cadavere fu occultato e l’Esercito diffuse una falsa versione sulla sua liberazione da parte di militanti armati.

Come è andata a finire la storia di Rubens ed Eunice Paiva?

Eunice ottenne il certificato di morte di Rubens il 23 febbraio 1996, dopo venticinque anni di denunce e iniziative pubbliche. Il documento riconobbe legalmente la morte, senza comportare il ritrovamento del corpo o il completo accertamento delle circostanze. Entro il 1996 nessun responsabile era stato condannato. Eunice proseguì il proprio impegno come avvocata e difensora dei diritti umani e dei popoli indigeni; morì nel 2018 dopo una lunga malattia di Alzheimer.

Immagine e dati sul film forniti da TMDB. Questo contenuto utilizza le API di TMDB, che non lo approva né lo certifica.