Sì, in parte: alla base di La rapina perfetta c’è il vero furto al caveau della Lloyds Bank di Baker Street, mentre il complotto dell’MI5, le fotografie della principessa Margaret e i legami con Michael X sono rielaborazioni narrative prive di prove documentali.
Il nucleo del film coincide con un’impresa preparata per mesi e realizzata nel settembre 1971. Una banda guidata da Anthony Gavin affittò il negozio di pelletteria Le Sac, situato due porte più in là rispetto alla banca, e scavò un tunnel di circa 12 metri sotto il ristorante Chicken Inn. Dopo il fallimento di un martinetto da 100 tonnellate e di una lancia termica, gli uomini usarono la gelignite per aprire il pavimento in cemento armato del caveau. Forzarono 268 cassette di sicurezza mentre il radioamatore Robert Rowlands intercettava le loro comunicazioni. La polizia arrivò anche nella filiale corretta, senza riuscire ad aprire in tempo la porta temporizzata.
Il piano sotto Baker Street
Anthony Gavin iniziò a progettare l’accesso sotterraneo al caveau nel 1970. Tra dicembre e febbraio, Reginald Samuel Tucker aprì un conto, affittò una cassetta di sicurezza e visitò più volte la banca. Durante i sopralluoghi misurò gli ambienti usando un ombrello, l’apertura delle braccia e le piastrelle del pavimento, quindi preparò un disegno del caveau.
Nel maggio 1971 Benjamin Wolfe acquisì a proprio nome il contratto di locazione di Le Sac, negozio di pelletteria al 189 di Baker Street. La Lloyds Bank si trovava al numero 185, due porte più in là. Il locale divenne la base operativa della banda. Thomas Gray Stephen procurò attrezzature come la lancia termica e il martinetto, mentre Gavin mantenne il ruolo di ideatore e principale organizzatore documentato.
Dodici metri di tunnel
Dal 27 agosto al 10 settembre 1971 la banda lavorò prevalentemente nei fine settimana, sfruttando la chiusura delle attività. Dal negozio Le Sac scavò un tunnel lungo circa 12 metri, diretto verso la banca e costruito sotto il ristorante Chicken Inn. Nel locale furono accumulate circa otto tonnellate di terra e altro materiale di risulta.
Raggiunto il punto sottostante il caveau, i ladri incontrarono un pavimento in cemento armato spesso circa 91 centimetri. Il martinetto da 100 tonnellate non riuscì a sollevarlo e anche la lancia termica fallì. Tra il 10 e l’11 settembre gli uomini perforarono il cemento, collocarono la gelignite e fecero esplodere un varco, poi lo allargarono manualmente. Una volta entrati, forzarono 268 cassette, circa un quarto di quelle presenti. La cassaforte propria della banca non fu attaccata.
Le voci captate nella notte
Nella notte dell’11 settembre il radioamatore Robert Rowlands intercettò casualmente le comunicazioni via walkie-talkie tra gli uomini nel caveau e una vedetta sul tetto. Registrò le conversazioni e avvertì prima la polizia locale, poi Scotland Yard. Nei nastri compare anche una voce femminile, la cui identità e il cui ruolo non furono accertati.
Il 12 settembre la polizia avviò controlli su circa 750 banche entro un raggio di otto miglia. Alle 15:30 gli agenti visitarono anche la filiale di Baker Street. La porta del caveau sembrava integra e il temporizzatore impediva di aprirla. Non è accertato se in quel momento i ladri fossero ancora all’interno. Il breve silenzio informativo della domenica servì a evitare che la banda scoprisse l’intercettazione. Il 13 settembre, alla riapertura, furono trovati il tunnel, il varco e le cassette violate.
Arresti, condanne e bottino
Il contratto di locazione firmato da Wolfe e le informazioni fornite da confidenti contribuirono all’identificazione degli imputati. Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre 1971, la sorveglianza di Tucker portò al sequestro di una borsa con 32.000 sterline e agli arresti di Tucker, Gavin, Stephen e Wolfe. Abdullah Hashan Gangji e Ackbar Mohammad Ali Gangji, fermati dopo aver ricevuto la borsa, furono processati per ricettazione e assolti.
Nel gennaio 1973 Gavin, Tucker e Stephen si dichiararono colpevoli e ricevettero dodici anni di carcere ciascuno. Wolfe negò il proprio coinvolgimento, fu riconosciuto colpevole e condannato a otto anni. Lloyds versò a Rowlands 2.500 sterline come riconoscimento. Il valore complessivo del bottino resta indeterminabile: le stime più solide vanno da 1,25 a 3 milioni di sterline dell’epoca, mentre la polizia recuperò 231.000 sterline.
Quanto è fedele il film alla realtà
La rapina perfetta riproduce con precisione il bersaglio, il negozio Le Sac, il tunnel sotto il Chicken Inn, il lavoro nel fine settimana, la vedetta sul tetto e l’intercettazione radio. Il personaggio di Terry Leather concentra elementi appartenenti a Gavin, Tucker e Stephen. Il radioamatore viene ribattezzato Eric Addey e la lancia termica funziona, mentre nella realtà fu necessario usare la gelignite.
Martine Love, l’operazione dell’MI5, la cassetta 118, le fotografie della principessa Margaret, il criminale Lew Vogel, lo scambio a Paddington e il D-Notice politico sono invenzioni. Michael X e Gale Benson esistettero realmente, senza collegamenti documentati con il furto. Circa 800 pagine degli atti restano chiuse fino al gennaio 2071; questa lacuna non prova le tesi presentate dal film.
Domande frequenti
La rapina perfetta è una storia vera?
Sì, in parte. Il film deriva dal furto compiuto nel 1971 nel caveau della Lloyds Bank di Baker Street. Il tunnel, il negozio Le Sac, le comunicazioni radio e il controllo fallito della polizia sono elementi reali. Il complotto dell’MI5 e le fotografie della principessa Margaret sono inventati.
Cosa è successo davvero?
Una banda guidata da Anthony Gavin affittò il negozio Le Sac e scavò un tunnel di circa 12 metri fino al caveau. Dopo il fallimento di un martinetto e di una lancia termica, usò la gelignite per attraversare il pavimento e forzò 268 cassette di sicurezza. Robert Rowlands intercettò le comunicazioni e avvertì la polizia.
Come è andata a finire?
Gavin, Tucker e Stephen furono condannati a dodici anni di carcere, mentre Wolfe ricevette una pena di otto anni. Altri partecipanti non furono identificati o arrestati. La polizia recuperò 231.000 sterline; il valore totale del bottino resta incerto, con stime comprese fra 1,25 e 3 milioni di sterline dell’epoca.
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