Sì, alla base di Lone Survivor c’è una vicenda reale, mentre il film rielabora la portata dell’attacco, diverse azioni individuali e il salvataggio finale.
L’Operazione Red Wings si svolse nella provincia afghana di Kunar nel giugno 2005. Il 2º Battaglione, 3º Marines l’aveva pianificata come operazione di controinsurrezione in più fasi, destinata a disarticolare la piccola formazione locale guidata da Ahmad Shah prima delle elezioni parlamentari di settembre. Shah era un comandante legato ai talebani, senza un ruolo documentato ai vertici di al-Qaeda o accanto a Osama bin Laden.
Nella notte tra il 27 e il 28 giugno, i Navy SEAL Michael Murphy, Danny Dietz, Matthew Axelson e Marcus Luttrell furono inseriti sul Sawtalo Sar per una missione di ricognizione. La squadra venne scoperta, attaccata e costretta a ripiegare sul terreno scosceso. Murphy, Dietz e Axelson morirono. Luttrell sopravvisse grazie anche a Mohammad Gulab e agli abitanti che lo protessero fino al recupero del 2 luglio.
L’obiettivo dell’Operazione Red Wings
Red Wings nacque tra maggio e giugno 2005 all’interno del 2º Battaglione, 3º Marines. L’obiettivo era ridurre l’attività insurrezionale nella provincia di Kunar prima delle elezioni parlamentari afghane di settembre, colpendo la formazione armata comandata da Ahmad Shah. Si trattava di una piccola milizia locale legata ai talebani.
L’operazione comprendeva più fasi. La squadra dei quattro Navy SEAL doveva svolgere ricognizione e sorveglianza, localizzando Shah e preparando una successiva azione diretta. Nella notte tra il 27 e il 28 giugno, due MH-47 portarono Michael Murphy, Danny Dietz, Matthew Axelson e Marcus Luttrell sul Sawtalo Sar. Murphy comandava la pattuglia, Dietz curava le comunicazioni e Luttrell ne era anche il sanitario.
La scoperta e lo scontro sul Sawtalo Sar
La mattina del 28 giugno alcuni civili locali scoprirono la posizione dei SEAL. La squadra li lasciò andare e abbandonò il punto di osservazione. Il numero e l’identità precisa di quelle persone restano incerti, così come il loro eventuale coinvolgimento nell’allarme dato agli uomini di Shah. La votazione sull’uccisione dei civili mostrata dal film non è documentata; le regole d’ingaggio vietavano di uccidere persone disarmate.
Gli insorti attaccarono da una posizione tatticamente favorevole. I SEAL ripiegarono lungo pendii molto scoscesi, affrontando anche comunicazioni intermittenti. Il numero degli assalitori rimane contestato: le valutazioni vanno da 8-10 uomini a 20-35. La rappresentazione di ondate enormi e di numerose perdite nemiche non trova conferma. Murphy, Dietz e Axelson furono uccisi; Luttrell rimase isolato e ferito.
L’abbattimento di Turbine 33
Durante lo scontro una richiesta di soccorso raggiunse il comando. La dinamica completa delle comunicazioni rimane contestata, compresa l’identità di chi portò a termine i diversi contatti. Michael Murphy combatté fino alla morte, mentre la precisa chiamata satellitare rappresentata nel film non è verificabile in ogni particolare.
Una forza di reazione partì per raggiungere la pattuglia. L’MH-47D identificato come Turbine 33 tentò di inserire i soccorritori, ma venne colpito da un RPG e precipitò. Morirono tutti i sedici militari presenti a bordo: otto Navy SEAL e otto appartenenti al 160th Special Operations Aviation Regiment. Tra loro c’era Erik S. Kristensen, responsabile della forza di reazione. Il bilancio statunitense del 28 giugno raggiunse così diciannove morti, comprendendo i tre uomini della pattuglia caduti sul terreno.
La protezione di Luttrell e il recupero
Tra il 28 giugno e il 1º luglio, Mohammad Gulab e altri abitanti della zona trovarono Marcus Luttrell ferito. Lo condussero al riparo, lo nascosero e rifiutarono di consegnarlo agli uomini di Shah, assumendosi un grave rischio. La protezione dell’ospite ebbe un ruolo nella loro decisione, insieme alla solidarietà personale e all’opposizione verso la formazione insurrezionale.
Un messaggio scritto che confermava l’identità e la posizione approssimativa di Luttrell venne portato a un avamposto statunitense e contribuì alle ricerche. Il 2 luglio Rangers statunitensi e soldati afgani raggiunsero il superstite. Un HH-60 Pave Hawk dell’Air Force lo evacuò successivamente. Nel villaggio non avvenne la grande battaglia finale mostrata nel film. Shah sfuggì all’Operazione Red Wings e morì in Pakistan nel 2008.
Quanto è fedele il film alla realtà
Lone Survivor conserva i punti essenziali della vicenda: l’inserzione notturna dei quattro SEAL, la ricognizione, la scoperta da parte di civili, le difficoltà di comunicazione, la morte di Murphy, Dietz e Axelson, l’abbattimento di Turbine 33 e la protezione offerta a Luttrell.
Il film cambia però il contesto dell’operazione, trasformando Shah in un obiettivo di rilievo vicino a Osama bin Laden e attribuendogli l’inesistente uccisione recente di venti Marines. Amplifica inoltre il numero degli assalitori e costruisce una coreografia precisa di ferite, salti e uccisioni individuali che non può essere verificata scena per scena. Sono inventati l’ultimo combattimento di Axelson, l’estrazione del frammento dalla gamba di Luttrell, il tentativo di decapitazione e la battaglia conclusiva nel villaggio.
Domande frequenti
Lone Survivor è una storia vera?
In parte. Il film deriva dall’Operazione Red Wings e racconta persone, morti e azioni di soccorso reali, ma modifica il contesto della missione e inventa o amplifica numerosi momenti della battaglia e del salvataggio.
Che cosa è successo davvero?
Quattro Navy SEAL furono inviati sul Sawtalo Sar per localizzare Ahmad Shah. Dopo essere stati scoperti da civili, lasciarono la posizione e subirono l’attacco degli uomini di Shah. Michael Murphy, Danny Dietz e Matthew Axelson morirono; Marcus Luttrell sopravvisse. Durante il soccorso, l’abbattimento di Turbine 33 causò altre sedici morti.
Come è andata a finire?
Mohammad Gulab e altri abitanti trovarono Luttrell ferito, lo nascosero e resistettero alle pressioni degli uomini di Shah. Un messaggio consegnato alle forze statunitensi contribuì a localizzarlo. Il 2 luglio 2005 Rangers statunitensi e soldati afgani lo raggiunsero, poi un HH-60 Pave Hawk lo evacuò. Ahmad Shah riuscì a sfuggire all’operazione.
Immagine e dati sul film forniti da TMDB. Questo contenuto utilizza le API di TMDB, che non lo approva né lo certifica.