L'ultimo samurai è una storia vera? I fatti dietro il film

Il film fonde Jules Brunet e Saigō Takamori, separati da otto anni e due guerre diverse.

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Autore: Redazione ,

Sì, alla base di L'ultimo samurai ci sono vicende reali, mentre Nathan Algren, il suo passato americano e il suo ruolo nella ribellione di Satsuma sono invece rielaborazioni cinematografiche.

Il film fonde infatti due storie separate da circa otto anni. La prima è quella di Jules Brunet, ufficiale d'artiglieria francese arrivato in Giappone nel gennaio 1867 per addestrare le forze dello shogunato Tokugawa. Durante la guerra Boshin scelse di restare accanto ai lealisti dello shogun, seguendoli nell'Hokkaidō e contribuendo alla difesa della Repubblica di Ezo. Dopo la sconfitta di Hakodate, nel 1869, venne evacuato e tornò in Francia.

La seconda storia è la ribellione guidata nel 1877 da Saigō Takamori, protagonista della Restaurazione Meiji ed ex membro del nuovo governo. È da queste due biografie, unite e trasformate, che nascono Algren e Katsumoto. Restano reali la modernizzazione accelerata del Giappone, la crisi degli ex samurai e l'ultima resistenza di Shiroyama, senza un ufficiale occidentale al fianco di Saigō.

La vera storia di Jules Brunet

Nel gennaio 1867 Jules Brunet arrivò in Giappone con la prima missione militare francese, incaricata di istruire le forze dello shogun Tokugawa Yoshinobu. Era un ufficiale d'artiglieria e faceva parte della missione che addestrava quell'esercito. Quando nel gennaio 1868 iniziò la guerra Boshin, fra il nuovo governo imperiale e i fedeli dello shogunato, Brunet disobbedì all'ordine di lasciare il paese. Seguì le forze dell'ex shogunato ritirate nell'Hokkaidō e partecipò alla difesa della Repubblica di Ezo.

La campagna terminò a Hakodate fra maggio e giugno 1869. Dopo la vittoria imperiale Brunet venne evacuato, rimpatriato in Francia e riprese la carriera militare, arrivando al grado di generale. Nel 1877 era da anni in Francia: non addestrò l'esercito imperiale contro Saigō e non combatté nella ribellione di Satsuma.

Saigō Takamori e la crisi dei samurai

Saigō Takamori ebbe un ruolo politico più complesso dell'immagine di un capo estraneo alla modernità. Fu uno degli artefici della Restaurazione Meiji, comandò forze imperiali e partecipò al nuovo governo. Nell'ottobre 1873 perse il confronto sulla missione in Corea, si dimise e tornò a Kagoshima. Dal 1874 organizzò con i collaboratori scuole private dal forte carattere militare, frequentate da migliaia di ex samurai.

Intanto lo Stato centrale trasformava il paese. Nel 1871 abolì i domini feudali; nel 1873 introdusse la coscrizione nazionale; nel 1876 vietò a gran parte degli ex samurai di portare pubblicamente la spada e convertì obbligatoriamente gli stipendi ereditari in titoli di Stato. La rivolta maturò dentro la perdita di status e privilegi, la centralizzazione, le tensioni locali, l'autonomia di Satsuma e le fratture dell'élite della Restaurazione. Saigō fu quindi un protagonista dello stesso ordine politico contro cui finì per insorgere.

La ribellione di Satsuma

La crisi esplose alla fine di gennaio 1877, quando gli allievi delle scuole private assaltarono i depositi di munizioni di Kagoshima. Saigō non diresse l'azione iniziale; in seguito assunse la guida del movimento. Il 15 febbraio il suo esercito lasciò Kagoshima e marciò verso nord, con l'intenzione di raggiungere Tokyo e confrontare il governo.

Dal 19 febbraio al 12 aprile i ribelli assediarono senza successo il castello di Kumamoto. La battaglia di Tabaruzaka, combattuta dal 4 al 20 marzo, si concluse con la vittoria governativa e compromise l'offensiva. Da aprile ad agosto le forze di Saigō ripiegarono attraverso Kyūshū, perdendo uomini, artiglieria, armi e munizioni. Usavano fucili, pistole, cannoni, mortai e un'organizzazione militare moderna; le spade assunsero maggiore importanza quando equipaggiamento e munizioni divennero insufficienti. Anche l'esercito governativo conservava numerosi ufficiali e dirigenti provenienti dalla classe samuraica.

La fine a Shiroyama

Il 1° settembre 1877 i superstiti della ritirata raggiunsero Kagoshima e si trincerarono sulla collina di Shiroyama. L'esercito governativo li accerchiò con una superiorità numerica e materiale decisiva. Il 24 settembre l'assalto generale distrusse l'ultima forza ribelle. Il combattimento conclusivo si svolse prevalentemente a piedi: la grande carica di cavalleria falciata dalle mitragliatrici appartiene al film.

Saigō morì dopo essere stato colpito gravemente da proiettili e venne decapitato da un seguace. Il seppuku rituale completo, reso celebre dalla tradizione e ripreso nella morte di Katsumoto, è una rielaborazione successiva e non è confermato. Nessun occidentale era al suo fianco. La sconfitta pose fine alla ribellione di Satsuma, consolidò l'autorità dello Stato centrale e dimostrò la capacità operativa dell'esercito nazionale di leva. Brunet, sopravvissuto a un'altra guerra, morì nel 1911.

Quanto è fedele il film alla realtà

La fedeltà è parziale. Il film coglie la modernizzazione dell'esercito Meiji, la coscrizione, il divieto della spada, la perdita dei privilegi samuraici e l'ultima resistenza di Shiroyama. Comprime però due guerre distanti circa otto anni: la guerra Boshin di Brunet e la ribellione di Satsuma guidata da Saigō.

Algren è inventato. Nel film è americano, addestra l'esercito imperiale, cambia campo e combatte accanto a Katsumoto. Brunet era francese, addestrò lo shogunato e lasciò il Giappone nel 1869. Anche il villaggio, Taka, i ninja, l'evasione, la consegna della spada e l'intervento presso l'imperatore sono invenzioni. I ribelli usarono armi moderne e a Shiroyama combatterono soprattutto a piedi. La morte di Katsumoto trasforma inoltre la fine di Saigō in un seppuku rituale che non è documentato.

Domande frequenti

L'ultimo samurai è una storia vera?

In parte. Il film unisce la storia di Jules Brunet, ufficiale francese schierato con lo shogunato nella guerra Boshin, e quella di Saigō Takamori, capo della ribellione di Satsuma del 1877. Nathan Algren e il suo intervento nella rivolta sono inventati.

Che cosa è successo davvero?

Brunet addestrò l'esercito dello shogunato dal 1867 e combatté con i lealisti Tokugawa fino alla sconfitta della Repubblica di Ezo nel 1869. Otto anni dopo, gli allievi delle scuole di Saigō assaltarono i depositi di Kagoshima; Saigō assunse la guida della rivolta, assediò Kumamoto e, dopo la sconfitta di Tabaruzaka, ripiegò verso Shiroyama.

Come è andata a finire?

La ribellione terminò il 24 settembre 1877 a Shiroyama. Le truppe governative annientarono gli ultimi ribelli dopo una campagna durata mesi. Saigō, colpito gravemente da proiettili, venne decapitato da un seguace. Il seppuku rituale mostrato attraverso Katsumoto è una rielaborazione. Nessun ufficiale occidentale partecipò alla battaglia o consegnò la spada di Saigō all'imperatore.

Immagine e dati sul film forniti da TMDB. Questo contenuto utilizza le API di TMDB, che non lo approva né lo certifica.

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