6 anni fa l’esplosione nel porto di Beirut causò almeno 236 morti e oltre 7.000 feriti

Il 4 agosto 2020, nel porto di Beirut, un incendio innescò l’esplosione del nitrato d’ammonio custodito nell’hangar 12:…

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Il 4 agosto 2020, nel porto di Beirut, un incendio innescò l’esplosione del nitrato d’ammonio custodito nell’hangar 12: almeno 236 persone morirono, oltre 7.000 rimasero ferite e vaste aree della capitale libanese furono devastate in pochi secondi.

Cosa successe nel porto di Beirut il 4 agosto 2020?

La catastrofe fu provocata dall’esplosione di una parte dell’enorme carico di nitrato d’ammonio arrivato a Beirut nel 2013 e lasciato per anni nell’hangar 12. Il manifesto marittimo esaminato da Human Rights Watch indicava originariamente 2.755,5 tonnellate di materiale ad alta densità, classificato come pericoloso.

Documenti ufficiali ricostruiti da Human Rights Watch mostrarono che autorità portuali, doganali, giudiziarie e di sicurezza conoscevano la presenza del carico e i rischi associati. Gli avvertimenti prodotti negli anni non portarono alla sua rimozione in sicurezza.

L’onda d’urto attraversò quartieri residenziali e commerciali, danneggiando abitazioni, ospedali, scuole e imprese. Secondo le stime delle Nazioni Unite, circa 300.000 persone persero temporaneamente la propria casa.

I filmati registrati con gli smartphone diffusero quasi in tempo reale l’immagine della nube sopra Beirut e dell’onda d’urto che raggiungeva chi stava riprendendo. Quelle immagini ancora oggi riconoscibili trasformarono una falla amministrativa locale in un simbolo globale delle città esposte a infrastrutture opache e materiali pericolosi.

Perché il porto era così importante per il Libano?

Il porto di Beirut era il principale accesso del Libano al commercio internazionale e una struttura essenziale per l’approvvigionamento del paese. La sua posizione nel cuore dell’area urbana rese l’esplosione particolarmente distruttiva.

Il Libano è uno Stato del Mediterraneo orientale, confinante con la Siria a nord e a est e con Israele a sud. In un territorio prevalentemente montuoso, la fascia costiera concentra città, attività economiche e infrastrutture strategiche in uno spazio ristretto.

Cosa è cambiato dal 2020 a oggi?

Dal 2020 sono avanzati alcuni interventi di recupero e, dopo anni di blocchi, anche l’inchiesta giudiziaria ha compiuto un passaggio decisivo. Il percorso verso l’accertamento definitivo delle responsabilità resta però incompleto.

L’indagine guidata dal giudice Tarek Bitar, sostanzialmente ferma dal dicembre 2021, riprese nel gennaio 2025 con nuove convocazioni e interrogatori. Il 30 marzo 2026 Bitar concluse l’istruttoria e trasmise un fascicolo di migliaia di pagine alla Procura presso la Corte di cassazione; dalle ultime informazioni pubbliche verificate, il successivo atto d’accusa restava il passaggio necessario per arrivare al processo.

Sul fronte della sicurezza, nell’ottobre 2025 il Libano ha inaugurato alla base navale di Beirut il suo primo Joint Rescue Coordination Centre, destinato a coordinare le emergenze marittime. Nel marzo 2026 si è inoltre concluso un progetto dell’UNDP dedicato al recupero sostenibile, alla gestione dei rifiuti pericolosi e al rafforzamento delle capacità nazionali contro i disastri.

La vulnerabilità urbana si è intanto sovrapposta a nuove crisi. Una valutazione UNDP pubblicata il 9 giugno 2026 ha stimato oltre 365 milioni di dollari di danni diretti agli edifici di Beirut e del Monte Libano causati dalle più recenti ostilità, una distruzione distinta da quella del 2020 che grava sulla stessa area metropolitana.

Cosa sarebbe successo se il nitrato d’ammonio fosse stato rimosso in tempo?

Il rapporto della sicurezza statale del 1° giugno 2020 arriva sulla scrivania giusta e viene trattato come un’emergenza nazionale. All’alba, camion dei vigili del fuoco chiudono gli accessi all’hangar 12; artificieri, chimici e portuali in tute protettive separano i sacchi danneggiati e trasferiscono il carico verso depositi isolati.

Le fotografie dell’operazione raggiungono i telefoni dei libanesi. Il documento con le firme delle autorità diventa pubblico e il Parlamento convoca un’audizione trasmessa in diretta: la storia virale dell’estate 2020 è quella di un pericolo evitato e di anni di avvertimenti ignorati.

Il governo di Hassan Diab affronta una crisi politica anticipata. Ministri, dogane e amministrazione portuale sono costretti a pubblicare registri, autorizzazioni e inventari delle merci pericolose; i finanziatori internazionali vincolano gli aiuti alla creazione di un’unica autorità portuale e a un sistema digitale di tracciamento.

Entro il 2022 ogni container pericoloso possiede un identificativo consultabile da dogane, protezione civile e municipalità. I lavoratori ricevono procedure di evacuazione, sensori termici vengono installati nei magazzini e le esercitazioni coinvolgono anche i quartieri di Karantina, Mar Mikhael e Gemmayzeh.

Il modello passa agli altri porti del Mediterraneo orientale. Beirut ospita un centro regionale per lo scambio dei manifesti navali e il 4 agosto diventa la giornata libanese della prevenzione industriale; i silos del porto rimangono una presenza ordinaria nello skyline, senza trasformarsi in un memoriale spezzato.

Quando il conflitto del 2024 colpisce nuovamente il Libano, il porto dispone di protocolli, inventari condivisi e piani di continuità: gli aiuti vengono scaricati più rapidamente e i depositi rischiosi evacuati prima degli attacchi. Nella realtà, il nitrato rimase nell’hangar 12 fino al 4 agosto 2020, l’esplosione distrusse interi quartieri e nel 2026 Beirut attendeva ancora il compimento del percorso giudiziario.

Quante persone morirono nell’esplosione di Beirut?

L’esplosione causò almeno 236 morti e più di 7.000 feriti, secondo il bilancio richiamato nel 2025 da Amnesty International e Human Rights Watch. Le prime ricostruzioni riportavano numeri inferiori, poi aggiornati nel corso del tempo.

Quale sostanza esplose nel porto di Beirut?

Esplose il nitrato d’ammonio immagazzinato nell’hangar 12 dopo l’arrivo del carico nel 2013. Il manifesto originario indicava 2.755,5 tonnellate, anche se la quantità effettivamente detonata resta oggetto delle ricostruzioni tecniche.

A che punto è l’inchiesta sull’esplosione di Beirut?

Il giudice Tarek Bitar ha concluso l’istruttoria il 30 marzo 2026 e ha inviato il fascicolo alla Procura per il parere previsto dalla procedura. Il passaggio successivo è l’atto d’accusa, necessario per trasmettere il caso alla Corte di giustizia e aprire il processo.

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