Il 12 agosto 2018 la NASA lanciò Parker Solar Probe da Cape Canaveral, in Florida, per studiare la corona e il vento solare direttamente vicino al Sole. La missione, prima nel suo genere, è ancora attiva otto anni dopo.
Cosa successe il 12 agosto 2018?
Alle 7:31 UTC, un razzo Delta IV Heavy portò Parker Solar Probe nello spazio dal Launch Complex 37 della Cape Canaveral Air Force Station. Cominciava così la prima missione destinata a entrare nella corona solare.
Una sonda spaziale è una navicella senza equipaggio dotata di strumenti per osservare corpi e ambienti oltre l’orbita terrestre. Parker trasporta quattro suite scientifiche che misurano campi magnetici, plasma, particelle energetiche e strutture del vento solare.
La sonda porta il nome di Eugene N. Parker, il fisico che nel 1958 formulò la teoria del vento solare, il flusso continuo di particelle e campi magnetici emesso dal Sole. Fu la prima missione NASA intitolata a una persona ancora in vita al momento del lancio.
Per avvicinarsi al Sole, la navicella sfruttò sette passaggi ravvicinati di Venere. Uno scudo in composito di carbonio, spesso circa 11,4 centimetri, protegge strumenti ed elettronica da temperature estreme.
Cosa è cambiato nello studio del Sole dal 2018?
Parker Solar Probe ha permesso di misurare il vento solare vicino alla sua origine, prima che particelle e campi magnetici si mescolino durante il viaggio verso la Terra. Gli scienziati possono così ricostruire con maggiore precisione i processi che riscaldano la corona e accelerano il plasma.
Il 28 aprile 2021 la sonda attraversò per la prima volta la superficie critica di Alfvén, entrando nella corona a circa 18,8 raggi solari. Le rilevazioni mostrarono che questo confine è irregolare, attraversato da picchi e valli.
La missione ha inoltre collegato alla fotosfera le strutture magnetiche a zig-zag chiamate switchback. Nel gennaio 2026 la NASA ha riferito che alcune immagini hanno mostrato materiale magnetico di un’espulsione di massa coronale tornare verso il Sole, un processo capace di riconfigurare l’ambiente da cui possono partire eventi successivi.
Il 24 dicembre 2024 Parker arrivò a 6,2 milioni di chilometri dalla superficie solare e raggiunse circa 687.000 chilometri orari, stabilendo i record di vicinanza al Sole e velocità per un oggetto costruito dall’uomo.
L’8 giugno 2026 ha completato il ventottesimo passaggio ravvicinato, uguagliando ancora quella distanza record. Secondo l’aggiornamento NASA dell’11 giugno, i sistemi funzionavano regolarmente e la sonda continuava a osservare l’atmosfera solare durante la fase discendente dell’attività del ciclo.
Questi dati alimentano modelli del meteo spaziale, fenomeno che può alterare orbite ed elettronica dei satelliti, disturbare segnali GPS, comunicazioni e aviazione e indurre correnti nelle reti elettriche. Nel 2025 la NOAA indicava proprio satelliti, navigazione e infrastrutture energetiche tra i sistemi esposti alle tempeste geomagnetiche.
Cosa sarebbe successo se Parker Solar Probe non fosse partita?
Il 12 agosto 2018, pochi secondi dopo l’accensione, un’anomalia del Delta IV Heavy interrompe il lancio. La sonda viene salvata, ma i componenti termici richiedono verifiche lunghe e il successivo allineamento favorevole con Venere sfuma.
Il rinvio diventa cancellazione quando costi e priorità cambiano. Nei laboratori restano quattro suite di strumenti progettate per un luogo mai raggiunto; nelle conferenze, la superficie critica di Alfvén continua a essere disegnata come una frontiera ordinata perché mancano misure dirette capaci di mostrarne le pieghe.
All’inizio degli anni Venti, i modelli del vento solare dipendono ancora soprattutto da osservazioni remote e rilevazioni raccolte dopo che il plasma ha percorso milioni di chilometri. Solar Orbiter offre risultati preziosi, però nessun veicolo attraversa le regioni esplorate da Parker nella storia reale.
Durante il massimo solare del 2024, una serie di tempeste geomagnetiche riporta il tema nelle commissioni parlamentari e nei consigli delle aziende satellitari. Operatori elettrici, compagnie aeree e costellazioni commerciali chiedono previsioni migliori, mentre i ricercatori spiegano che manca ancora la misura decisiva presa alla sorgente.
La lacuna scientifica diventa una questione geopolitica. Stati Uniti, Europa, Cina e India propongono sonde concorrenti; ogni progetto richiede nuovi scudi termici, assistenze gravitazionali e anni di sviluppo, così i dati vengono frammentati tra programmi con regole diverse di accesso.
Nella vita quotidiana cresce un’abitudine nuova: bollettini di attività solare affiancati alle previsioni meteorologiche, assicurazioni più costose per i satelliti e margini di sicurezza maggiori per reti elettriche e navigazione. L’incertezza scientifica si trasforma in costo industriale, poi in pressione politica per una missione internazionale.
Nel 2030 una nuova sonda raggiunge infine la corona, dodici anni dopo la partenza mancata. Trova il confine irregolare e gli switchback già osservati da Parker nella nostra linea temporale, confermando quanto tempo sia stato perso.
Nella realtà, Parker Solar Probe partì regolarmente nel 2018, attraversò la corona nel 2021 e nel 2026 continua a raccogliere dati a una distanza senza precedenti dal Sole.
Quando è stata lanciata Parker Solar Probe?
Parker Solar Probe è stata lanciata il 12 agosto 2018 alle 7:31 UTC da Cape Canaveral, in Florida, a bordo di un Delta IV Heavy. Sono trascorsi esattamente otto anni.
Parker Solar Probe ha davvero toccato il Sole?
Sì: il 28 aprile 2021 la sonda entrò nella corona e ne campionò particelle e campi magnetici. “Toccare il Sole” indica quindi l’ingresso diretto nella sua atmosfera superiore.
Parker Solar Probe è ancora attiva nel 2026?
Sì: nel giugno 2026 ha completato il ventottesimo passaggio ravvicinato e comunicato il normale funzionamento dei sistemi. La NASA sta valutando i passi successivi per la missione dalla fine del 2026, che resta operativa.