Per riportare Steve Rogers sullo schermo non è bastata un’idea valida: a Chris Evans serviva un progetto capace di non indebolire il percorso concluso con Avengers: Endgame. Marvel gli ha presentato almeno una dozzina di proposte nell’arco di otto anni, ma soltanto Avengers: Doomsday ha superato la soglia fissata dall’attore. A rendere convincente il ritorno sono stati soprattutto la direzione narrativa proposta da Joe Russo e la prospettiva di ritrovare Robert Downey Jr., due elementi che gli hanno fatto percepire il film come l’occasione giusta per riprendere il ruolo.
Il confronto sul futuro di Steve Rogers era cominciato già nel 2018, dopo la conclusione delle riprese di Avengers: Endgame. Louis D’Esposito e Kevin Feige avevano suggerito a Evans di continuare la storia del personaggio nei panni di Nomad, un’ipotesi poi rimasta irrealizzata. Negli anni successivi sono arrivate numerose alternative, tutte considerate valide dall’interprete, senza che nessuna riuscisse però a offrirgli una prosecuzione coerente con la traiettoria già compiuta. Il punto, dunque, non era la mancanza di possibilità, bensì la necessità di proteggere il significato del cammino di Steve.
La proposta di Russo ha infine fornito quella direzione che Evans non aveva trovato nei tentativi precedenti. Anche il ritorno di Downey Jr. ha pesato sulla decisione, aggiungendo la possibilità di lavorare di nuovo con un collega centrale nella sua esperienza Marvel. L’attore lo ha raccontato durante un’intervista realizzata al San Diego Comic-Con 2026, spiegando così perché Avengers: Doomsday sia riuscito dove almeno dodici progetti si erano fermati. Evans non ha fornito indicazioni sull’identità o sulla storia che Steve Rogers avrà nel film: ciò che emerge è il lungo processo che lo ha portato ad accettare, dopo avere valutato per otto anni come tornare senza compromettere quanto costruito in precedenza.
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