Un racconto di emigrazione irlandese ottocentesca cambia peso quando al centro dell’attenzione finiscono nomi capaci di parlare anche al pubblico globale. Bad Bridgets, il film diretto da Rich Peppiatt e sostenuto da Netflix, starebbe costruendo proprio questa doppia identità: radici storiche molto precise e un cast pensato per far circolare il progetto ben oltre il suo contesto d’origine.
Nel gruppo di interpreti figurerebbero Colin Farrell, Steve Coogan, Charlie Heaton, Domhnall Gleeson, Himesh Patel, Niamh Algar e Simone Kirby. Il condizionale resta necessario, ma l’insieme dei nomi dà già una forma chiara all’ambizione del film: non una semplice ricostruzione d’epoca, bensì un racconto corale su donne emigrate, spinte ai margini della società e poi dentro territori vicini alla criminalità.
Il punto più interessante è l’incontro tra quella materia narrativa e Peppiatt, arrivato alla regia dopo Kneecap, titolo che ha contribuito a dare nuova visibilità internazionale al cinema irlandese recente. In questo senso Bad Bridgets sembra inserirsi in una traiettoria riconoscibile: storie irlandesi capaci di restare legate a luoghi, lingua e memoria, ma costruite per essere lette anche fuori dai confini nazionali.
Farrell è il nome che rende immediatamente spendibile la notizia in Italia, complice una presenza ormai costante tra cinema, serie e franchise. Il resto del cast, però, impedisce al progetto di ridursi a un solo volto di richiamo: Coogan, Heaton, Gleeson, Patel, Algar e Kirby allargano il profilo di Bad Bridgets e suggeriscono un film interessato alla coralità, più che al semplice prestigio dei singoli interpreti. Per un racconto nato ai margini, è una cornice produttiva tutt’altro che marginale.
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