Il caso Fabrizio Corona continua a far discutere, stavolta sul terreno della libertà d'espressione e dei confini della censura nell'era digitale. Dopo le recenti controversie legate al caso Signorini e le conseguenti limitazioni imposte ai profili social e ai programmi dell'ex re dei paparazzi, a prendere la parola è Ivano Chiesa, l'avvocato di Corona, che in un'intervista rilasciata a Gurulandia non ha usato mezzi termini per difendere il suo assistito e denunciare quello che definisce un pericoloso precedente per la democrazia italiana.
Chiesa non si limita a questioni legali tecniche, ma allarga il discorso a una riflessione più ampia sul panorama mediatico nazionale. "Io mi auguro con tutto il cuore di non vedere più censure preventive. Come cittadano di questo Paese, al di là di Fabrizio, me lo auguro", ha dichiarato il legale, sottolineando come il tema travalichi la singola vicenda del suo assistito per toccare principi costituzionali fondamentali. L'avvocato ha poi tracciato un parallelismo forte e inequivocabile: "Tutte le dittature non lasciano libertà di parola, perché controllano i mezzi di informazione e la magistratura".
Il riferimento al programma Falsissimo, il format lanciato da Corona sulle piattaforme digitali che negli ultimi mesi ha fatto discutere per le rivelazioni bomba sul mondo dello spettacolo italiano, è esplicito. "Se vogliono chiudere Falsissimo, valuteremo", ha avvertito Chiesa, lasciando intendere che eventuali ulteriori provvedimenti restrittivi non rimarranno senza risposta legale. Il legale ha poi delineato quella che definisce una contraddizione nel trattamento riservato a Corona nel corso degli anni.
"Adesso lo criminalizzano per gli scoop che pubblica e che tutti vorrebbero che non pubblicasse, disposti a pagare qualunque cifra. Ma lui non li vuole i soldi", ha proseguito l'avvocato, dipingendo il ritratto di un Fabrizio Corona mosso non da interessi economici ma da una sorta di missione informativa, per quanto controversa. Chiesa ha poi esposto con chiarezza la sua posizione sui limiti della tutela legale: "Se io ti diffamo, tu mi quereli. Ma che tu mi taciti, prima di parlare, mi dispiace, mi devi ammazzare anche a me per convincermi che hai ragione tu".
Il principio sostenuto dall'avvocato è netto: le azioni legali devono seguire eventuali violazioni, non precederle impedendo preventivamente la divulgazione di informazioni. "Questo principio non può passare. Io dico quello che mi pare. E fammi causa dopo, ma non prima", ha concluso Chiesa con fermezza. La battaglia legale di Corona, dunque, si sposta sul terreno dei diritti costituzionali e della libertà di stampa, in un momento in cui il confine tra tutela della privacy, diritto di cronaca e censura preventiva appare sempre più sfumato nel dibattito pubblico italiano.
Resta da vedere se le autorità competenti decideranno di adottare ulteriori misure restrittive nei confronti dei canali di Corona, e quale sarà l'eventuale risposta legale del suo team. Nel frattempo, il dibattito sulla libertà d'espressione nell'era dei social media e dello streaming continua ad animare non solo il mondo dello spettacolo, ma l'intera opinione pubblica.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!