Il tribunale ha imposto a Fabrizio Corona il divieto di trasmettere la puntata prevista per questa sera del suo format online, ordinandogli contestualmente la rimozione di tutti i video e contenuti già pubblicati. In caso di mancato rispetto dell'ordinanza, l'ex re dei paparazzi dovrà versare una penale di 2.000 euro al giorno per ogni singola violazione. Si tratta di un provvedimento che si inserisce in un quadro giudiziario e amministrativo sempre più complesso per Corona, alle prese con diverse procedure legali su più fronti.
La situazione si è aggravata dopo la denuncia presentata da Mediaset, che ha portato all'apertura di un'indagine nei confronti di Corona per diffamazione aggravata e minacce. Ma non è l'unico procedimento penale che lo riguarda: pende su di lui anche un'accusa di revenge porn, legata alla diffusione non autorizzata di immagini e conversazioni private appartenenti ad Alfonso Signorini, direttore del settimanale Chi e conduttore del Grande Fratello VIP.
La vicenda coinvolge indirettamente anche lo stesso Signorini, che risulta iscritto nel registro degli indagati con le accuse di violenza sessuale ed estorsione. Le contestazioni derivano dalla querela presentata da Antonio Medugno, ex partecipante del reality show Grande Fratello VIP, che ha deciso di ricorrere alla magistratura per denunciare presunti abusi subiti.
Oltre ai problemi di natura penale, Corona deve fare i conti anche con l'autorità di vigilanza sui mercati finanziari. La Consob ha infatti inflitto all'imprenditore multimediale una sanzione amministrativa da 200.000 euro per aver violato il regolamento europeo sulle criptovalute. La violazione sarebbe avvenuta quando Corona ha lanciato sul mercato il proprio meme coin, denominato "Corona", senza rispettare la normativa comunitaria che disciplina questo particolare settore degli asset digitali.
Di fronte a questa serie di provvedimenti e contestazioni, il team legale di Corona non ha tardato a reagire. In dichiarazioni rilasciate al Tg1, gli avvocati hanno annunciato l'intenzione di presentare ricorso contro l'ordinanza del tribunale, contestando la legittimità di quella che definiscono una forma di censura preventiva. "Non c'è in Italia la possibilità di inibire a nessuno di noi, grazie a Dio, la possibilità di dire quello che vuole. Non c'è", hanno affermato i legali davanti alle telecamere della principale testata Rai.
Secondo la linea difensiva esposta dai suoi rappresentanti legali, il sistema giuridico italiano consentirebbe solo interventi ex post, ovvero successivi alla pubblicazione di contenuti potenzialmente lesivi. "Tu puoi intervenire dopo. Se io ti ho offeso, tu mi quereli", hanno spiegato, sottolineando che eventuali provvedimenti restrittivi dovrebbero seguire e non precedere la diffusione delle informazioni, in ossequio al principio costituzionale della libertà di espressione e di informazione garantito dalla Costituzione italiana.
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