Caso Poggi: Dna di Sempio sotto le unghie di Chiara?

La perizia sul DNA sotto le unghie di Chiara Poggi è compatibile con la famiglia Sempio, ma non identifica una singola persona. La Procura vicina alla chiusura indagini.

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Autore: Redazione ,
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Il caso Garlasco torna prepotentemente alla ribalta con risultati che potrebbero cambiare tutto, ma che al contempo lasciano ancora molte domande senza risposta. La perizia depositata nell'incidente probatorio, anticipata dal Tg1 e firmata dalla consulente Denise Albani, ha analizzato il materiale genetico trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, la 26enne brutalmente uccisa nella sua villetta il 13 agosto 2007. Il verdetto scientifico? Il profilo genetico è compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio, ma non è possibile identificare con certezza un singolo individuo. Una rivelazione che tiene col fiato sospeso gli inquirenti e l'opinione pubblica, mentre la Procura di Pavia accelera verso la chiusura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio, 37 anni, indagato per omicidio in concorso con Alberto Stasi, l'unico condannato in via definitiva per il delitto.

Secondo quanto emerge dalla perizia, la riconducibilità del DNA ad Andrea Sempio e a tutti i soggetti a lui imparentati in via patrilineare va da "moderatamente forte a forte" per il materiale genetico analizzato su un'unghia della mano destra, mentre è "moderata" per l'unghia della mano sinistra. Tuttavia, l'analisi del cromosoma Y non consente di arrivare a un'identificazione univoca. Un limite tecnico che potrebbe rivelarsi cruciale per le sorti processuali dell'indagato, ma che per il procuratore Fabio Napoleone non rappresenta l'unico elemento a carico dell'amico di Marco Poggi, fratello della vittima.

La perizia aggiunge ulteriori incognite al puzzle investigativo: non è possibile stabilire con rigore scientifico se le tracce genetiche provengano da materiale depositato sotto o sopra le unghie, da quale dito specifico, quali siano state le modalità di deposizione del materiale biologico originario, perché ciò sia avvenuto (contaminazione, trasferimento avventizio diretto o mediato) e soprattutto quando sia avvenuta la deposizione. Elementi di incertezza che la difesa di Sempio, rappresentata dall'avvocato Liborio Cataliotti, potrebbe sfruttare per smontare l'impianto accusatorio.

"C'è un certo accanimento, spero in buona fede. Al momento non ho una vita, sono tornato nella cameretta in cui stavo una volta, chiuso lì. È come essere ai domiciliari"

Ma il DNA sulle unghie di Chiara Poggi è solo l'ultimo tassello di un mosaico investigativo che la Procura di Pavia ha ricostruito in questi mesi. C'è l'impronta 33 sul muro delle scale della villetta di Garlasco, che secondo l'accusa sarebbe stata lasciata dal palmo destro di Sempio "per la corrispondenza di 15 minuzie dattiloscopiche". Poi ci sono le tre telefonate anomale a casa Poggi nei giorni precedenti il delitto, tra il 7 e l'8 agosto 2007, quando Chiara era rimasta sola perché la famiglia era in vacanza in Trentino. Chiamate ritenute "sospette" perché Sempio, secondo gli investigatori, sapeva benissimo che l'amico Marco non era presente, nonostante lui abbia sempre sostenuto di voler semplicemente verificare se ci fosse.

E poi c'è lo scontrino del parcheggio di Vigevano del 13 agosto 2007, che colloca Sempio in un luogo diverso all'ora dell'omicidio, consegnato agli inquirenti un anno dopo i fatti. Un documento che secondo un testimone presentatosi spontaneamente non sarebbe nemmeno suo, alimentando i sospetti di un alibi precostituito. "Quandanche fosse un alibi, è un mero indizio e non una prova", ha però precisato l'avvocato Cataliotti, sottolineando la debolezza di questo elemento probatorio.

Sullo sfondo si staglia l'inchiesta della Procura di Brescia per corruzione in atti giudiziari che vede indagato il magistrato in pensione Mario Venditti. L'ipotesi è che avrebbe ricevuto denaro per scagionare Sempio nel 2017, durante la prima indagine che lo aveva coinvolto. Una vicenda parallela che getta ombre inquietanti sull'intera vicenda e che potrebbe avere implicazioni anche sulla condanna definitiva di Alberto Stasi, tuttora detenuto per l'omicidio.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i magistrati di Pavia ritengono di aver ricostruito anche il movente dell'omicidio, parlando di "plurimi indizi" contro Sempio. Un elemento che finora era rimasto nell'ombra e che potrebbe rappresentare la chiave di volta dell'intera inchiesta. L'orientamento della Procura è di chiudere le indagini all'inizio del nuovo anno e procedere con la richiesta di rinvio a giudizio, con udienza cruciale fissata per il 18 dicembre davanti al gip Daniela Garlaschelli.

Andrea Sempio continua a proclamare la propria innocenza, stremato dall'attenzione mediatica e dalle limitazioni imposte dall'indagine. La sua vita è sospesa, la quotidianità stravolta, mentre la madre è stata recentemente portata in ospedale per accertamenti, presumibilmente a causa dello stress. "Io perseguitato. Il colpevole? Ad oggi è Alberto Stasi", ha dichiarato il 37enne, respingendo ogni accusa.

Una volta chiusa l'inchiesta, gli stessi magistrati pavesi potrebbero inviare le carte alla procura generale di Milano per valutare la revisione della condanna di Stasi. Dopo diciotto anni dall'omicidio che sconvolse l'Italia, il caso Garlasco potrebbe finalmente conoscere una svolta definitiva, con un nuovo processo che potrebbe riscrivere la verità su quella tragica mattina d'agosto del 2007. La prossima primavera potrebbe segnare l'inizio di un nuovo capitolo giudiziario che rimette in discussione certezze che sembravano acquisite.

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