Gabriele Muccino: «Le donne affrontano, gli uomini sono vigliacchi»

Muccino torna alle relazioni amorose con un thriller sentimentale tratto dal romanzo di Delia Ephron. Cast con Leone, Santamaria e Accorsi, canzone di Mahmood.

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Autore: Redazione ,
Film
3' 35''

Gabriele Muccino torna a esplorare il territorio che lo ha reso celebre, ma questa volta scava più in profondità. A 25 anni da L'Ultimo bacio, il regista romano presenta Le cose non dette, un thriller sentimentale che debutterà nei cinema il 29 gennaio distribuito da 01 Distribution. Il film, prodotto da Lotus Production e Leone Film Group con Rai Cinema, porta sullo schermo un cast corale guidato da Miriam Leone, Carolina Crescentini, Claudio Santamaria e Stefano Accorsi, accompagnati da una canzone originale firmata da Mahmood.

Il progetto nasce dall'adattamento di "Siracusa", romanzo di Delia Ephron che ha spinto Muccino a riaprire il cassetto delle relazioni amorose convinto di averlo già svuotato completamente. «Ho trovato un doppio fondo pieno di implosioni, di contraddizioni, di cose non dette. Cose che fanno esplodere tutto», racconta nell'intervista esclusiva pubblicata su Vanity Fair. La trama segue due coppie in viaggio a Tangeri, in Marocco, dove insieme ad altri personaggi affrontano i conti salatissimi con tutto ciò che non hanno mai avuto il coraggio di dirsi.

La location marocchina non è casuale. Il regista spiega di aver scelto il Marocco proprio per le agevolazioni fiscali alla produzione cinematografica, quelle stesse che il governo italiano sta progressivamente smantellando. «Questo governo sta cercando di spegnere il cinema italiano», attacca duramente Muccino, sottolineando come i tagli ai fondi non fermeranno i cineasti ma massacreranno l'intera filiera produttiva: macchinisti, autisti, maestranze, fino a ristoratori e albergatori. «Chi potrà andrà a girare in Spagna, in Ungheria, in Inghilterra, in Marocco», prevede amaramente.

Noi siamo i figli, il prodotto, il risultato delle cose che non ci sono state dette o che non abbiamo avuto la forza di dire

Sul fronte interpretativo, Muccino ha costruito una riflessione sulla nuova dinamica di potere nelle relazioni contemporanee. Le donne del film, sottolinea il regista, sono figure dominanti in un mondo di uomini passivi e vigliacchi. «Nel bene e nel male, penso che oggi le donne abbiano più dominio e più capacità di controllo nel dire e nell'affrontare le cose non dette», spiega, inserendo questa analisi nel contesto di una rivoluzione culturale avvenuta negli ultimi cinquant'anni che ha completamente destabilizzato l'idea tradizionale di coppia.

Tra autobiografia e finzione, il regista ammette che nel personaggio interpretato da Carolina Crescentini c'è un eco della sua vita familiare con la moglie Angelica e la figlia Penelope, trasferitasi a Londra per studiare. Il tema delle "madri elicottero", troppo presenti nella vita dei figli, attraversa il film come metafora del controllo e della difficoltà di lasciar andare.

L'intervista si allarga poi a una riflessione più ampia sullo stato del cinema contemporaneo. Per Muccino, il punto di non ritorno è stato il 2013 con l'uscita di House of Cards, prima serie televisiva a scritturare attori di serie A, seguita dall'ingresso prepotente di Netflix nel mercato delle produzioni di qualità. Da quel momento, secondo il regista, gli Studios hollywoodiani sono entrati nel panico producendo ossessivamente sequel, prequel, reboot Marvel e contenuti guidati dagli algoritmi piuttosto che dalla visione artistica.

«Le produzioni da algoritmo stanno impigrendo la fruizione dello spettatore che si adatta al ribasso della qualità», denuncia Muccino, che ricorda con nostalgia quando lavorava a Hollywood «ancora si facevano film come opere d'arte». Tra le eccezioni positive cita Povere creature! di Yorgos Lanthimos e film che si rifanno al grande cinema americano degli anni Settanta, capaci ancora di provocare e scuotere lo spettatore.

Guardando al futuro immediato, il regista sta già lavorando a una serie Sky in sei episodi sulla dinastia Gucci, raccontata attraverso le voci di Allegra Gucci e di sua madre Patrizia. Un progetto complesso che esplora «le capacità umane di creare e distruggere», tema che Muccino collega al momento storico attuale: «Dal Dopoguerra in poi, abbiamo costruito fino al 2010. Da lì in poi è successo qualcosa e oggi sembra di vivere un Medioevo».

La conclusione dell'intervista torna sulla domanda fondamentale: cosa ha davvero imparato sull'amore in 25 anni di cinema? La risposta del regista è cristallina: l'amore è movimento, scambio continuo, capacità di esplorarsi e accettarsi. «Quando non si riesce più ad ascoltarsi, a chiedere per paura di sentire o a dire per paura delle conseguenze, non c'è più amore», chiosa Muccino. «La censura è la morte di ogni forma d'amore», conclude, sintetizzando in una frase il cuore pulsante di Le cose non dette, un film che si annuncia come riflessione matura e disincantata sulle relazioni contemporanee.

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