Garlasco, Gallo: "Scarpa buttata è frode"

Una scarpa trovata vicino alla scena del crimine fu fotografata e gettata via dai vigili. L'avvocato Gallo parla di frode processuale dopo 18 anni.

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Autore: Redazione ,
Attualità
3' 34''

Il caso Garlasco torna sotto i riflettori televisivi con una rivelazione esplosiva che rimette in discussione l'intera catena investigativa. A quasi diciotto anni dall'omicidio di Chiara Poggi, la trasmissione Mattino Cinque ha riportato alla luce un elemento mai repertato che potrebbe rappresentare un errore investigativo clamoroso: una scarpa trovata nelle vicinanze della scena del crimine, fotografata in modo controverso e poi gettata via dai vigili. Le accuse in studio non si sono fatte attendere, con l'avvocato Gallo che ha parlato apertamente di "frode processuale" e ha dichiarato che avrebbe indagato gli stessi inquirenti.

Durante l'ultima puntata del programma condotto da Federica Panicucci, l'inviato Emanuele Canta ha ricostruito la vicenda della scarpa misteriosa attraverso le indagini autonome della trasmissione. Un cittadino aveva trovato l'oggetto non lontano dall'abitazione dei Poggi e lo aveva consegnato ai vigili, che secondo la testimonianza lo avrebbero raccolto indossando i guanti e inserendolo in un sacchetto. Fin qui la procedura sembrava corretta, ma poi qualcosa è andato storto: la scarpa è stata ritenuta non rilevante per le indagini e buttata nella spazzatura, senza essere mai fotografata né repertata ufficialmente.

La vicenda si complica ulteriormente quando emerge che agli atti è finita la fotografia di un'altra scarpa, completamente diversa da quella descritta dal testimone. Il cittadino che aveva effettuato il ritrovamento aveva fornito dettagli precisi: una scarpa di piccola taglia, tra il 36 e il 37, simile a un modello Sebago e priva di stringhe. Eppure l'immagine depositata mostra una scarpa stringata, sulla cui suoletta interna non compare nemmeno la marca Sebago menzionata dal testimone.

"Non è che prendi e vai da un calzolaio e dici 'Siccome ho buttato la scarpa, ne fotografo una che più o meno gli assomiglia'", ha commentato con sarcasmo il giornalista Stefano Zurlo in studio. La sua perplessità è condivisa dalla conduttrice, che ha evidenziato l'assurdità della situazione: i vigili avevano iniziato correttamente la procedura indossando i guanti e insacchettando il reperto, salvo poi vanificare tutto buttando via l'oggetto originale.

Questa è frode processuale, l'investigatore non deve ritenere se quell'oggetto sia o non sia importante, deve metterlo a disposizione dell'autorità giudiziaria

Zurlo ha sollevato anche un punto più ampio sulla gestione delle indagini: "Se un testimone un mese, tre mesi, cinque mesi dopo ti porta con interesse un oggetto, magari fai il santo favore di verbalizzarlo, fotografarlo, consegnarlo". Il giornalista ha inoltre espresso scetticismo sul numero crescente di elementi emersi nel tempo nelle vicinanze di casa Poggi, tra scarpe, oggetti vari e la presenza del fiume Ticino a pochi chilometri, dove nel corso degli anni sono stati fatti altri ritrovamenti.

Ma è stato l'intervento finale dell'avvocato Gallo a portare il confronto su un livello più grave. Il legale non ha usato mezzi termini: "Federica, io vado diretto come sono sempre stato: questa è frode processuale. Come dice Canta, l'investigatore non deve ritenere se quell'oggetto sia o non sia importante nei confronti delle indagini, lo deve mettere a disposizione dell'autorità giudiziaria". Gallo ha fatto riferimento anche ad altri episodi controversi del caso, menzionando i nomi di Cassese e San Giuliano e citando altri errori investigativi come l'apertura di computer senza le dovute cautele.

L'avvocato si è assunto la piena responsabilità delle sue dichiarazioni televisive, affermando: "Siamo in una situazione unica in Italia, dove questo si chiama reato, perché questa è una frode processuale. Così stai portando gli inquirenti da un'altra parte e questo non va bene". Gallo ha concluso con una dichiarazione ancora più diretta: "Se fossi stato un pubblico ministero all'epoca, li avrei indagati tutti quanti". Il riferimento è agli errori ammessi dagli stessi investigatori nel corso degli anni, che secondo il legale avrebbero potuto deviare il corso delle indagini.

Il caso Garlasco continua quindi a regalare colpi di scena anche a quasi due decenni di distanza. Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l'omicidio di Chiara Poggi, ha sempre proclamato la propria innocenza, e ogni nuovo elemento che emerge alimenta il dibattito sulla corretta gestione delle prove. La questione della scarpa misteriosa si aggiunge agli altri punti controversi del processo, dal famoso bottone della tuta alla gestione della scena del crimine, elementi che da anni dividono l'opinione pubblica tra chi ritiene la condanna giusta e chi invece nutre dubbi sull'intera ricostruzione investigativa. Le rivelazioni di Mattino Cinque aprono ora un nuovo fronte di discussione sulla professionalità con cui furono raccolti e gestiti i reperti nelle fasi iniziali dell'indagine.

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