Garlasco, nuova perizia sull'orma del delitto

Le indagini sul caso Garlasco ripartono dopo la condanna di Alberto Stasi. Trovata un'orma insanguinata sui gradini della scala dove fu rinvenuto il corpo di Chiara Poggi.

Immagine di Garlasco, nuova perizia sull'orma del delitto
Autore: Redazione ,

Nel caso dell'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, avvenuto nel 2007, emergono nuovi elementi investigativi che potrebbero modificare la ricostruzione di quella tragica mattina di agosto. Le indagini, riaperte dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi, si concentrano ora su dettagli della scena del crimine che per anni sono rimasti in secondo piano. Gli inquirenti starebbero riesaminando elementi fisici raccolti all'epoca ma mai completamente valorizzati nel corso dei processi che hanno portato alla condanna dell'ex fidanzato della vittima a sedici anni di reclusione.

Secondo quanto emerso durante il telegiornale serale di Rai Uno, gli investigatori avrebbero individuato l'orma di una calzatura imbrattata di sangue su uno dei gradini della scala dove fu rinvenuto il corpo della venticinquenne. Questo ritrovamento si inserirebbe in una serie di nuove valutazioni tecniche sulla dinamica dell'omicidio, concentrate proprio sulla rampa di scale priva di corrimano che collega l'abitazione alla taverna, luogo dove Chiara venne trovata senza vita.

La scoperta si lega alla cosiddetta traccia 33, un'impronta rossastra presente sulla parete della medesima scala. Questa traccia ha una storia travagliata nell'ambito dell'inchiesta: già nel 2007 i Ris dei carabinieri l'avevano classificata come "non utile" dopo averla sottoposta a doppi test per verificare la presenza di sangue. Il primo esame, il combur test, aveva dato risultati incerti, mentre il secondo, più specifico e capace di rilevare sangue umano, aveva restituito esito negativo. L'impronta del palmo di una mano, peraltro parziale perché priva delle "creste" necessarie per un'identificazione completa, si trova nelle immediate vicinanze del punto in cui la giovane venne massacrata.

La datazione del segno potrebbe far luce sui movimenti dell'assassino

La famiglia Poggi, sempre presente durante gli atti istruttori, aveva fatto condurre approfondimenti da propri consulenti tecnici su questa impronta. Le analisi avevano stabilito sia l'estraneità dell'impronta alla dinamica omicidiaria sia la non attribuibilità della stessa ad Andrea Sempio, il fratello di Chiara che al momento del delitto si trovava in montagna da giorni. Gli avvocati difensori della famiglia, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, avevano chiesto ai pubblici ministeri di procedere con un incidente probatorio specifico su questo elemento, istanza però rigettata dall'accusa.

L'importanza di questa traccia deriva dalla ricostruzione giudiziaria consolidata nelle sentenze di condanna di Stasi. Secondo quella versione, l'assassino aveva trascinato il corpo della vittima e lo aveva lanciato dalla soglia sulle scale sottostanti, senza scendere i gradini. L'ipotesi investigativa prevedeva che l'impronta fosse stata lasciata dall'omicida proprio in quel frangente, mentre si trovava ancora sulla soglia superiore.

La procura di Pavia aveva comunicato già nell'estate scorsa l'impossibilità di procedere ad accertamenti biologici sulla traccia 33, a causa della sua colorazione rossastra dovuta ai reagenti utilizzati nelle analisi originali. Tuttavia, gli attuali esami si concentrano su un obiettivo diverso: determinare con precisione temporale quando la presunta orma di calzatura venne impressa sul gradino. Una datazione accurata potrebbe rivelare informazioni cruciali sui movimenti dell'assassino, anche se permangono dubbi sulla possibilità di ricavare elementi identificativi certi.

Sul fronte giudiziario parallelo, si registra un nuovo sviluppo che coinvolge direttamente Alberto Stasi. Attraverso i suoi legali, l'uomo ha presentato una querela per diffamazione contro la criminologa Anna Vagli. Al centro della controversia si trova un contenuto editoriale pubblicato nel 2022, nel quale l'esperta indicava Stasi come responsabile certo del delitto, ipotizzando come movente il ritrovamento di file pedopornografici nel computer dell'indagato. Il procedimento legale è stato fissato per marzo e rappresenta un ulteriore capitolo nella complessa vicenda giudiziaria che ruota attorno all'omicidio di Garlasco.

Sul luogo del delitto si trovavano anche altre impronte: una appartenente al fratello della vittima, che come detto si trovava in montagna da giorni, e persino una di uno degli investigatori intervenuti sulla scena del crimine. Questo elemento sottolinea la complessità della gestione delle tracce in un'indagine che fin dall'inizio ha presentato aspetti controversi e interpretazioni contrastanti tra accusa, difesa e consulenti delle parti civili.