Come si racconta un ragazzo che ama i videogiochi e l’informatica e vive la fede con una convinzione fuori dal comune? Il mio nome è Carlo prova a rispondere seguendo la crescita di Carlo Acutis dall’infanzia all’adolescenza. Il film tv del 2026, domenica 27 settembre, su .
Al centro del racconto ci sono la famiglia, gli amici e le scelte quotidiane di un giovane capace di lasciare il segno nelle persone che incontra. È il punto di partenza di un ritratto che cerca Carlo tra i banchi di scuola e nelle passioni della sua età, oltre che nel suo percorso spirituale.
La trama di Il mio nome è Carlo
Il film ripercorre la vita di Carlo Acutis attraverso tre età. A sei anni è un bambino che mostra già una particolare sensibilità spirituale. A undici è curioso, brillante e desideroso di capire il mondo. A quindici, durante il primo anno di liceo, affronta la vita di tutti i giorni con idee sempre più chiare su ciò che conta per lui.
Tra casa, scuola e amicizie, Carlo coltiva interessi familiari a molti coetanei. La sua passione per l’informatica convive con l’attenzione agli altri: fede e tecnologia fanno entrambe parte del suo modo di guardare il mondo. Il racconto segue così la formazione di un adolescente e i rapporti che lo aiutano a crescere, lasciando allo spettatore il tempo di conoscerlo prima di scoprire dove lo porterà il suo cammino.
Il cast di Il mio nome è Carlo
Samuele Carrino interpreta Carlo a quindici anni; Nicolò Caruz Jaramillo ed Edoardo Vitalone gli danno volto rispettivamente a sei e undici anni. Lucia Mascino è la madre Antonia, Flavio Parenti è il padre Andrea e Brayan Palliyagoda interpreta Rajesh, un giovane accolto nella casa degli Acutis. Nel cast figura anche Maurizio Donadoni nel ruolo del parroco. La regia è di Giacomo Campiotti, che accompagna il protagonista nelle diverse tappe della sua crescita.
Perché vedere Il mio nome è Carlo
Il mio nome è Carlo è una scelta adatta a chi cerca un dramma rivolto a chi privilegia personaggi, relazioni e conseguenze emotive.
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