Il mondo delle true crime series si arricchisce di un nuovo capitolo inquietante, ma stavolta il focus cambia radicalmente. Devil in Disguise: John Wayne Gacy, la miniserie Peacock che ha debuttato sulla piattaforma streaming con tutti gli episodi già disponibili, sta facendo parlare di sé per un approccio sorprendentemente sobrio e rispettoso nel raccontare una delle pagine più oscure della criminalità americana. Al centro della scena c'è Michael Chernus, attore caratterista di 48 anni formato alla prestigiosa Juilliard, che si trova ad affrontare il primo vero ruolo da protagonista della sua carriera interpretando il famigerato serial killer John Wayne Gacy, l'imprenditore edile e clown dilettante che negli anni Settanta uccise 33 ragazzi, seppellendoli nel vespaio sotto la sua casa di Chicago.
Ciò che colpisce immediatamente di questa produzione è la scelta radicale di evitare il sensazionalismo orgiaco a cui franchise come Monster e American Horror Story hanno abituato il pubblico. Come ha sottolineato The Hollywood Reporter nella sua recensione, si tratta di "un affare sobrio, esteticamente gelido come un dicembre a Des Plaines, Illinois". Una decisione artistica coraggiosa che ha convinto Chernus ad accettare una parte che inizialmente lo ha lasciato titubante.
"È stato un po' entrambe le cose," confessa l'attore in un'intervista esclusiva a THR. "Ero entusiasta di essere finalmente il protagonista di una serie importante, ma poi pensavo: 'Oh Dio, devo davvero essere associato a questo essere umano spregevole?'" La svolta è arrivata dopo aver parlato con Patrick Macmanus, lo showrunner del progetto, che gli ha spiegato la particolare lente attraverso cui la storia sarebbe stata raccontata: "Mi ha detto: 'Non sarai in ogni scena e lo show non sarà davvero incentrato su di te'. In modo strano, ho pensato: 'So come fare questa cosa'."
Chernus, diplomato alla Juilliard nel 1999 come parte del gruppo 28 (alcuni anni prima di colleghi come Anthony Mackie e Lee Pace), ha attinto a tutto il suo arsenale di tecniche apprese trent'anni fa per costruire un personaggio che è già stato interpretato da attori del calibro di Brian Dennehy. Ma la sua preparazione ha preso una strada diversa: "Non ho guardato quasi nessuna delle rappresentazioni narrative precedenti. Ho visto molti documentari, ma non volevo calcare un terreno già battuto."
La prima grande scoperta dell'attore durante la ricerca è stata smontare il mito del "killer clown", una narrazione gonfiata dalla stampa degli anni Settanta perché vendeva giornali. "Per quanto ne sappiamo, non ha mai ucciso nessuno vestito da clown. Non ha usato il personaggio del clown per attirare i ragazzi a casa sua. Era una maschera, una delle tante che indossava per mimetizzarsi nella società," spiega Chernus. La serie fa una scelta ancora più radicale: non mostra mai Gacy nei panni di Pogo il Clown, a differenza di tutte le precedenti trasposizioni.
Ma le decisioni coraggiose non finiscono qui. Devil in Disguise non mostra sullo schermo nemmeno un singolo omicidio né l'esecuzione di Gacy, elementi su cui la maggior parte delle produzioni simili punterebbe per ovvie ragioni commerciali. "Non è stato solo un sollievo, ma qualcosa a cui tenevo davvero," rivela l'attore. "È stata una delle prime cose che Patrick mi ha detto durante il nostro primo incontro via Zoom, prima ancora che accettassi di fare un provino. Non ci sarebbe stata violenza grafica sullo schermo né omicidi mostrati. Non solo mi ha rassicurato, ma era in linea con i miei impulsi artistici nel raccontare questa storia."
L'approccio di Chernus ha dovuto fare i conti con uno degli insegnamenti fondamentali ricevuti alla Juilliard: l'empatia con il personaggio. "A scuola di recitazione impari sempre che devi provare empatia per il tuo personaggio. Non importa chi interpreti, anche se è la persona più orribile del mondo, devi trovare un modo per capire perché fa quello che fa," spiega l'attore. Ma questa volta le cose sono andate diversamente: "Dopo aver interpretato questo ruolo, penso che sia una sciocchezza. Non sono d'accordo. Non devo capirlo per interpretarlo."
Chernus racconta di aver cercato di costruire una logica psicologica partendo dall'infanzia traumatica di Gacy, con un padre alcolista e violento che picchiava quotidianamente lui e le sue sorelle, minacciando di ucciderlo se avesse scoperto la sua omosessualità. "Potrei dire che quel tipo di educazione potrebbe portare potenzialmente a comportamenti violenti; le persone ferite feriscono altre persone. E ci credo. Ma alla fine, purtroppo ci sono milioni e milioni di persone cresciute con un padre alcolista e violento, e non hanno ucciso 33 ragazzi seppellendoli sotto casa loro. Quindi c'è quell'ultimo passo che non riesco a capire e certamente non posso giustificare."
La sfida più complessa per l'attore è stata rendere credibile il fascino perverso di Gacy, quella capacità di apparire innocuo, divertente e persino simpatico che gli permetteva di attirare le sue giovani vittime. "All'inizio dicevo a Patrick: 'Mi sembra che Gacy risulti troppo affascinante in questa scena'. Lui mi rispondeva: 'È esattamente il tuo lavoro. Dobbiamo capire perché questi ragazzi tornavano a casa sua a bere una birra con lui, perché sembrava innocuo, divertente, buffo, simpatico'."
Sul set, Chernus ha assunto con serietà il ruolo di leader della produzione, preoccupandosi costantemente del benessere psicologico della troupe. "Non volevo essere John Wayne Gacy in ogni momento. Non volevo rimanere in personaggio dopo che gridavano 'stop'. Non volevo che nessuno dovesse avere a che fare con John Wayne Gacy più a lungo del necessario," racconta. Un approccio che ha contribuito a creare un'atmosfera di cura e inclusività sul set, fondamentale quando si lavora a materiale così disturbante.
La premiere della serie ha rappresentato un momento cruciale per l'attore, con una sala gremita di colleghi attori, registi, sceneggiatori e produttori, spesso i critici più severi. La risposta è stata entusiasta, con molti che hanno evidenziato quanto la serie si distinguesse dalle altre produzioni true crime e sui serial killer. "Quasi tutti mi dicevano: 'Dio, era affascinante. A volte era simpatico. Mi sono sorpreso a ridere, e poi mi sono ricordato chi fosse'. È esattamente questo il punto," riflette Chernus. "Il pubblico sperimenta la stessa esperienza di essere sedotto dal suo fascino folkloristico, e poi la maschera cade."
Per Chernus, attore caratterista prolifico che ha costruito la sua carriera su ruoli di supporto con qualche incursione come protagonista in film indipendenti, questo rappresenta un bivio professionale complesso. Il suo primo vero ruolo da protagonista in una grande produzione lo vede interpretare uno dei serial killer più famigerati della storia americana. Un'impresa che, grazie alla sensibilità con cui il materiale è stato trattato e al rispetto mostrato verso le vittime e le loro famiglie, lo rende "alla fine orgoglioso", come confessa lui stesso.
La serie si inserisce in un panorama streaming sempre più affollato di produzioni true crime, ma prova a distinguersi proprio attraverso la sobrietà e il rigore, rinunciando agli elementi più commerciali per onorare la memoria delle vittime. Una scommessa che, almeno a giudicare dalle prime reazioni, sembra aver pagato, offrendo al pubblico di Peacock un ritratto inquietante ma mai voyeuristico di un mostro che seppe nascondersi dietro mille maschere nella società americana degli anni Settanta.
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