La barista: "Svegliato a colpi di martello"

Un uomo ferito gravemente si rifugia in un bar di Acilia dopo un'aggressione familiare. La titolare racconta i momenti drammatici dell'arrivo dell'uomo coperto di sangue.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Un bar di fronte a una palazzina residenziale ad Acilia si è trasformato all'improvviso in un rifugio d'emergenza per un uomo ricoperto di sangue, nella mattina di sabato 6 dicembre. La testimonianza della titolare del locale, raccolta dalle telecamere della trasmissione Rai Ore14 condotta da Milo Infante, ricostruisce i drammatici momenti successivi all'aggressione che ha causato la morte di un'anziana e il ferimento grave di un uomo, in quella che si configura come una delle più violente tragedie familiari degli ultimi mesi nella capitale.

Flavio Rocca, compagno della madre di Lorenzo Vitali, è riuscito miracolosamente a sottrarsi all'attacco del trentenne e a raggiungere il bar di via Molteni. Secondo quanto riferito dalla barista, un cliente avrebbe notato per primo la situazione critica chiedendo di allertare i soccorsi. "Non lo abbiamo nemmeno riconosciuto", ha raccontato la donna agli inviati televisivi, descrivendo l'uomo come "una pozza di sangue" seduto sugli scalini del suo locale, in evidente stato confusionale.

Le parole pronunciate da Rocca alla barista sono agghiaccianti: "Lorenzo mi ha preso a picconate con un martello, mi ha svegliato". L'aggressione è avvenuta mentre l'uomo dormiva nella propria stanza, svegliato brutalmente dalle martellate che il trentenne gli sferrava sul corpo. Dopo aver chiesto l'intervento dei sanitari, Rocca ha insistito affinché venissero contattate anche le forze dell'ordine, manifestando l'esplicita volontà di sporgere denuncia contro il suo aggressore.

Mi hanno sempre perseguitato, ce l'hanno tutti con me

All'interno dell'abitazione, intanto, si era già consumata la parte più tragica della vicenda. Gabriella Armari, ottantenne nonna di Lorenzo Vitali, era stata uccisa a colpi di martello dal nipote. Solo la madre del trentenne, Patrizia Vannettelli, si è salvata dalla furia omicida perché in quel momento si trovava al lavoro, un caso fortuito che le ha impedito di trovarsi nella palazzina durante l'aggressione.

Dopo aver compiuto l'omicidio e ferito gravemente Rocca, Lorenzo Vitali non è rimasto sul luogo del delitto. Il giovane è salito su un treno diretto a Roma, probabilmente nel tentativo di allontanarsi dalla scena del crimine. Tuttavia, la Squadra Mobile lo ha rintracciato in breve tempo, procedendo al suo fermo. Durante l'interrogatorio con gli inquirenti, il trentenne ha ammesso le proprie responsabilità, confessando sia l'omicidio della nonna che l'aggressione al compagno della madre.

Le motivazioni addotte da Vitali agli investigatori rivelano un disagio profondo e una percezione distorta della realtà familiare. "Mi hanno sempre perseguitato. Ce l'hanno tutti con me. Mi deridevano. Venivo umiliato, dicevano che sono un nullafacente", avrebbe dichiarato il giovane. Tuttavia, secondo gli inquirenti, questa spiegazione non sarebbe sufficiente a chiarire la dinamica e la premeditazione dell'atto violento, tanto che gli accertamenti proseguono per ricostruire con maggiore precisione il quadro psicologico e le circostanze che hanno portato alla mattanza.

La barista intervistata ha sottolineato un particolare significativo: nei giorni precedenti alla tragedia non erano emersi segnali evidenti di tensione o situazioni che potessero far presagire un epilogo così drammatico. Questa apparente normalità rende ancora più sconcertante la violenza improvvisa esplosa quella mattina di dicembre, quando un martello si è trasformato nell'arma di una vendetta familiare dalle proporzioni estreme. Gli investigatori continuano a lavorare per comprendere se esistessero elementi sottovalutati o dinamiche familiari non ancora emerse che possano gettare luce su questo drammatico episodio di violenza domestica.

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