Il sipario si è chiuso sul 2025 e la televisione generalista italiana esce dall'anno con le ossa rotte. Mentre il pubblico si costruisce palinsesti personali grazie allo streaming, i nove canali principali hanno collezionato flop clamorosi, scommesse fallite e format logori che tradiscono l'incapacità di innovare. Dall'implosione dei reality storici di Mediaset alla fine dell'era Techetechetè su Rai1, passando per la disfatta di Amadeus su Nove, il 2025 ha certificato una crisi sistemica che dovrebbe suonare come campanello d'allarme per l'intero settore. E mentre Antonio Ricci viene spodestato dopo 35 anni di regno incontrastato sull'access prime time, anche l'informazione di Rete4 arranca, incapace di reinventarsi ora che la destra è al governo.
Il tracollo più emblematico riguarda il genere che per 25 anni ha garantito a Mediaset ascolti e dominio del prime time: i reality show. Il Grande Fratello condotto da Simona Ventura ha chiuso con una media di appena 1.892.000 spettatori e uno share del 14,93%, il peggior risultato della storia del format. Ma non è un caso isolato: l'Isola dei Famosi con Veronica Gentili è sprofondata sotto i 2 milioni di media, mentre The Couple con Ilary Blasi è stato chiuso anticipatamente nel 2025 dopo risultati disastrosi. Senza dimenticare La Talpa di Diletta Leotta, archiviata a fine 2024 con uno share medio del 12,47%.
Quattro flop consecutivi che raccontano l'esaurimento di un genere abusato fino allo sfinimento. La domanda sorge spontanea: Pier Silvio Berlusconi avrà il coraggio di mettere i reality in pausa per almeno un paio di anni, concedendo al pubblico e al genere stesso un periodo di disintossicazione? O continuerà imperterrito sulla strada dell'autodistruzione, riciclando formule ormai esauste per un pubblico che ha voltato pagina?
Il 2025 doveva essere l'anno della consacrazione definitiva per Amadeus sul Nove, dopo un travagliato 2024 di transizione dalla Rai. Invece il matrimonio milionario con Warner Discovery si è rivelato un contratto di pura convivenza forzata. Dopo aver archiviato il remake di Chissà chi è il 30 gennaio con 80 puntate ignorate dal 97% del pubblico televisivo, l'ex reuccio Rai ha proseguito con Like a Star, andato in onda da maggio a luglio con share oscillanti tra il 2,3% e il 3,7%. Una sorta di ibrido tra Tale e Quale Show e Re per una Notte che nessuno ha richiesto.
Anche The Cage - Prendi e scappa, nuovo game show dell'access prime time, è stato sistematicamente spazzato via da qualsiasi concorrenza. Persino la seconda edizione de La Corrida ha dimezzato gli spettatori rispetto al debutto 2024, confermando un trend impietoso. Secondo rumors insistenti, Amadeus potrebbe lasciare Warner già in estate per tornare in Rai o approdare a Mediaset, dove nel 2025 ha già fatto capolino come giudice al serale di Amici e conduttore dell'evento benefico Una. Nessuna. Centomila. Il contratto lo lega a Nove fino al 30 giugno 2029, ma una separazione consensuale potrebbe convenire a entrambe le parti.
Anche Techetechetè, per oltre un decennio garanzia di ascolti estivi per Rai1, ha esaurito la sua carica propulsiva. Già nell'estate 2024 i segnali erano evidenti, ma i dirigenti di viale Mazzini hanno continuato imperterriti a cavalcare l'intuizione geniale di Michele Bovi del 2012, un programma a costo zero che riempiva tre mesi di access prime time pescando negli archivi Rai. Il 2025 ha certificato la fine: doppiato ogni sera da La Ruota della Fortuna con Gerry Scotti su Canale5, Techetechetè è precipitato nel dimenticatoio.
La formula si è logorata tra teche già viste, narrazioni meno ispirate e un'eterna sensazione di déjà-vu. L'idea di affidare a Bianca Guaccero la divulgazione di "spiegoni" è apparsa come pietra tombale su un programma che ha dato tantissimo al servizio pubblico, raschiando il fondo del barile. Mentre Pier Silvio Berlusconi investiva su un format anni '80 dato per morto come la Ruota della Fortuna rianimandolo con successo, la Rai continuava a spremere limoni ormai secchi.
Il vero colpo di scena del 2025 riguarda però Antonio Ricci, detronizzato dopo 35 anni di monopolio assoluto sull'access prime time di Canale5. Per oltre tre decenni almeno una generazione di telespettatori ha conosciuto solo programmi firmati Ricci tra le 20:30 e le 21:30: Striscia la Notizia, Paperissima Sprint e i vari spin-off. Tutto è cambiato il 14 luglio quando Berlusconi ha teletrasportato Paperissima sul primo pomeriggio di Italia1, affidando a Scotti e alla Ruota il compito di sfidare prima Techetechetè e poi Affari Tuoi. E ha vinto.
Se le papere e il Gabibbo perdevano quotidianamente contro la concorrenza Rai, la resuscitata Ruota ha riconquistato il ricchissimo slot post-tg dopo anni di sonore sconfitte, costringendo Ricci a una pausa inattesa. L'ultima puntata di Striscia è andata in onda il 7 giugno 2025, mentre Paperissima ha chiuso il 13 luglio. Il tg satirico tornerà a gennaio 2026, ma non nel suo consueto orario: debutterà in prima serata, con il rischio flop paurosamente dietro l'angolo. Per funzionare in prime time Ricci dovrà stravolgere completamente la sua creatura. Riuscirà nell'impresa o sarà il definitivo canto del cigno di un'era durata quasi quattro decenni?
Infine, anche l'informazione di Rete4 mostra la corda. Diventata negli anni la "Fox italiana", megafono di una destra che ora con Giorgia Meloni governa il Paese, la rete fatica a reinventare quel "retequattrismo" funzionale quando era all'opposizione. Come mantenere credibilità e interesse quando non si può più urlare "contro" ma si è costretti a giustificare sempre e comunque chi guida il governo?
I numeri parlano chiaro: Quarta Repubblica di Nicola Porro è doppiato da Giletti su Rai3, Fuori dal Coro di Mario Giordano soccombe contro Report, mentre È Sempre Cartabianca arranca dietro Floris su La7. Anche Realpolitik viene sistematicamente superato da Aldo Cazzullo. Resiste solo Dritto e Rovescio di Paolo Del Debbio, che batte Piazza Pulita per poi soccombere con 4 Di sera al cospetto de Il Cavallo e la Torre su Rai3 e Otto e Mezzo su La7. Inevitabilmente impossibilitati ad attaccare il governo e portati a lodarne ogni mossa, questi programmi rischiano l'irrilevanza se non cambiano radicalmente rotta. Il 2026 dirà se la televisione generalista italiana saprà davvero osare, o se continuerà a riciclare formule esauste mentre il pubblico costruisce i propri palinsesti altrove.
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