Licia Colò denuncia foto falsa con l'AI della figlia

Licia Colò e sua figlia Liala vittime di una foto falsa generata dall'IA che le ritrae come cacciatrici di polpi, in contrasto con i valori ambientalisti.

Immagine di Licia Colò denuncia foto falsa con l'AI della figlia
Autore: Redazione ,
Attualità
3' 19''

Una foto che non è mai stata scattata, eppure circola sui social. Licia Colò e sua figlia Liala Antonino sono finite al centro di una manipolazione digitale che le ha trasformate in qualcosa che non sono mai state: cacciatrici di polpi. L'immagine, creata con l'Intelligenza Artificiale, le ritrae sorridenti in muta da sub su una spiaggia, con tanto di "trofeo" appena pescato. Il problema? È tutto falso, e per la storica conduttrice di programmi naturalistici, da sempre impegnata nella difesa degli animali e dell'ambiente, si tratta di un attacco diretto ai suoi valori più profondi.

A fare chiarezza ci ha pensato direttamente Licia Colò con un video pubblicato su Instagram insieme alla figlia ventenne. Le due hanno voluto smascherare la fake news alla fonte: quella fotografia non è mai esistita nella realtà. «Hanno preso una nostra foto andata in onda a Verissimo e ovviamente è un falso, una cosa vergognosa che ci ferisce nel nostro intimo perché noi non mangiamo polpi», ha spiegato la conduttrice con tono visibilmente provato. La manipolazione digitale ha sfruttato uno scatto autentico trasmesso durante l'ospitata nel salotto di Silvia Toffanin, alterandolo completamente per costruire una narrazione opposta a tutto ciò in cui credono.

Per la conduttrice, che ha dedicato decenni della sua carriera alla divulgazione ambientale, l'accostamento è particolarmente doloroso. «Il polpo è un animale intelligentissimo e noi facciamo campagne per promuovere la loro protezione. Hanno voluto attaccarci proprio su questo», ha dichiarato Colò, sottolineando come la scelta dell'immagine manipolata non sia casuale ma mirata a colpirla esattamente dove è più sensibile. I polpi, cefalopodi noti per le straordinarie capacità cognitive e la complessità emotiva, sono da tempo al centro di battaglie animaliste che chiedono maggiore tutela e rispetto.

Ci sarà mai un limite a tutto questo o dobbiamo iniziare a domandarci se tutto è vero o finto?

Ma è Liala Antonino, figlia della conduttrice avuta dall'ex marito Alessandro Antonino, ad allargare il discorso oltre il caso specifico che le riguarda. Con la lucidità della sua generazione, cresciuta nel pieno dell'era digitale, la ventenne ha posto interrogativi che vanno ben oltre una singola foto manipolata: «Ragazzi, pensiamo a quando ad essere trasformate in fake news, grazie all'intelligenza artificiale, sono le notizie di attualità o la pornografia, volti che vengono messi su corpi che fanno cose schifosissime. Ed è gravissimo». Il riferimento è ai deepfake pornografici e alle manipolazioni sempre più sofisticate che colpiscono soprattutto donne, spesso senza possibilità di difesa efficace.

Il fenomeno a cui fa riferimento Liala è in crescita esponenziale: immagini contraffatte, video manipolati, identità digitali costruite ad arte attraverso algoritmi sempre più accessibili. Personaggi pubblici, influencer, attori e conduttori si trovano sempre più spesso vittime di montaggi che ne utilizzano impropriamente volti e voci, creando contenuti che possono danneggiare reputazioni costruite in anni di lavoro. La tecnologia dell'IA generativa ha reso queste operazioni alla portata di chiunque abbia un computer e una connessione internet.

La stessa Licia Colò non nasconde la preoccupazione di fronte a questo scenario: «A me fa un po' paura», ha ammesso con sincerità. Rivolgendosi direttamente ai suoi follower, la conduttrice ha lanciato una domanda che apre un dibattito necessario: «E voi cosa ne pensate di questo utilizzo senza limiti dell'IA? Ormai video, foto e notizie fake sono all'ordine del giorno. Andrebbero forse regolamentati? O sarebbe inutile?». Una questione che tocca temi di responsabilità digitale, etica tecnologica e diritto all'immagine in un'epoca in cui la linea tra reale e artificiale si fa sempre più sottile.

La denuncia pubblica di madre e figlia riapre un confronto che coinvolge istituzioni, piattaforme social e utenti: fino a che punto possiamo fidarci di ciò che vediamo online? Quali strumenti servono per proteggere le persone da manipolazioni che possono distruggere carriere e reputazioni? E soprattutto, è ancora possibile mettere limiti a tecnologie che evolvono più velocemente di qualsiasi normativa? Per Licia Colò e Liala, la priorità era chiara: prendere posizione subito, denunciare pubblicamente e chiedere al pubblico di sviluppare uno sguardo critico. Perché in un mondo dove tutto può essere falsificato, la verità diventa il bene più prezioso da difendere.

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