Matteo Rizzo: «Pattinare è la mia felicità»

Matteo Rizzo conquista il bronzo nel Team Event di pattinaggio davanti al pubblico di casa: "Non sentivo più la musica, pattinavo trasportato dai tifosi"

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Il ghiaccio di Milano ha incoronato il suo eroe. Mentre l'americana Ilia Malinin, il fenomeno dei quadrupli, portava gli Stati Uniti sul gradino più alto del podio nel Team Event del pattinaggio di figura alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, sul terzo gradino saliva l'Italia trascinata da uno straordinario Matteo Rizzo nel singolo maschile. Una medaglia di bronzo conquistata davanti al pubblico di casa che ha letteralmente trasportato il pattinatore azzurro in una dimensione inedita: «Io pattino tanto con e per il pubblico. Qui è stato surreale per me. Non sentivo più la musica. Pattinavo e basta. Sentivo i ragazzi e il pubblico urlare», ha dichiarato emozionato Rizzo. Per lui, questa medaglia rappresenta molto più di un risultato sportivo: «Sarà una svolta importante per me».

Il percorso verso questo bronzo olimpico era iniziato con una crescita costante durante una stagione partita in sordina ma esplosa agli Europei, dove Rizzo aveva conquistato uno splendido argento continentale appena tre settimane prima dei Giochi. Un viatico perfetto, ma anche un banco di prova mentale importante: come gestire le emozioni di una medaglia quando l'appuntamento più importante della carriera è dietro l'angolo? «Ho vissuto emozioni molto forti agli Europei, ovviamente, perché una medaglia ti regala sempre grandissime emozioni. Ho cercato di contenerle, in un certo senso, perché sapevo benissimo che dopo tre settimane c'erano le Olimpiadi», aveva raccontato alla vigilia dei Giochi.

La preparazione olimpica per un atleta del pattinaggio artistico non è questione di settimane o mesi, ma di quattro anni di lavoro strategico. «Di solito si ragiona tantissimo di quadriennio in quadriennio. Si va a preparare un'Olimpiade anche a distanza di quattro anni», spiega Rizzo. Ogni allenamento, ogni gara internazionale, ogni programma montato con i coreografi diventa un tassello di un mosaico più grande. «Partecipi a ogni allenamento, a ogni gara, sapendo che l'obiettivo è qualificarti per l'Olimpiade e poi riuscire a performare lì. C'è sempre questo retropensiero».

Per Milano Cortina, Rizzo aveva scelto di mantenere i programmi che lo avevano portato sul podio continentale, consapevole che la vera differenza l'avrebbe fatta un elemento intangibile: l'emozione del pubblico di casa. «La cosa più bella è riuscire a viverla, perché non è neanche scontato riuscire a viversi bene un'emozione così importante», aveva anticipato. E le sue parole si sono rivelate profetiche: quella connessione con gli spalti milanesi ha trasformato la sua performance, regalandogli un'esperienza che difficilmente dimenticherà.

A Pechino nel 2022 ho subito tantissimo l'assenza del pubblico. Qui sapere che ci sarà tanta gente a vederci mi mette solo tanta carica

Il contrasto con l'Olimpiade di Pechino 2022, disputata in palazzetti vuoti per le restrizioni pandemiche, non potrebbe essere più netto. «A me personalmente cambia dal giorno alla notte. Io molto spesso pattino anche per il pubblico, quindi a me piace vedere il palazzetto pieno e sentire le emozioni delle persone», aveva spiegato Rizzo. Quella connessione con gli spettatori non è un dettaglio marginale per il suo stile di pattinaggio, ma un elemento costitutivo della sua performance. «Il momento migliore secondo me è sempre mentre si sta pattinando: riuscire a godere dell'emozione che stai vivendo e che stai trasmettendo è bellissimo».

La gestione mentale rappresenta forse l'aspetto più complesso del pattinaggio artistico ad alto livello. «Il momento più brutto mi verrebbe quasi da dire il secondo prima che parte la musica», confessa Rizzo. In quegli istanti infiniti entrano gli ultimi pensieri, le paure irrazionali che la musica sia sbagliata o non parta affatto. E quando arriva l'errore tecnico durante l'esibizione? «L'errore può capitare. Quello che impariamo da atleti è riuscire ad accettarlo molto velocemente. Il riuscire ad andare avanti immediatamente senza neanche pensarci più di due secondi è la chiave di tutto quanto».

La carriera di Rizzo è stata tutto tranne che lineare. «Io sono stato un atleta tardivo», ammette. Mentre molti pattinatori raggiungono livelli incredibili tra i 15 e i 17 anni, lui ha raggiunto quei risultati tra i 19 e i 20. Una progressione più lenta che però gli ha permesso di costruire basi solide e, soprattutto, di ritrovare il piacere di pattinare. «Mentirei a dirti che è sempre stato felicità. Ho alle spalle una carriera abbastanza lunga. Ho fatto il mio primo campionato europeo dieci anni fa. Ci sono stati anche dei momenti molto difficili dove quasi l'ho odiato e penso che sia anche normale. Però è bello che adesso a questo punto della mia carriera possa dire che per me è felicità».

La scelta di dedicare la vita al pattinaggio artistico arriva precocemente, tra i 12 e i 14 anni, quando bisogna già fare rinunce importanti: niente uscite con gli amici nel fine settimana, scuole serali per allenarsi tutto il giorno. «A quell'età non c'è la possibilità di farlo diventare sostenibile economicamente, ma devi già dedicare tantissimo tempo a questo sport», ricorda Rizzo. La selezione della musica, che avviene tra aprile e maggio insieme ai coreografi, diventa un momento cruciale: «La musica alla fine la sento tutti i giorni per un anno e devo sentire un'emozione». Tra le sue passioni fuori dal ghiaccio, il motorsport con simulatore e maratone seriali: Il Trono di Spade lo ha visto tre volte.

Guardando oltre la medaglia olimpica, Rizzo spera che Milano Cortina 2026 possa essere un momento di svolta per tutto il movimento del pattinaggio artistico italiano. «Mi auguro veramente che in Italia soprattutto i ragazzi e le ragazze di un'età abbastanza giovane si riescano ad approcciare a questo sport perché è uno sport a tutto tondo. Lavoriamo su tantissimi aspetti diversi», auspica. Per lui, questo sport ha significato conoscere il mondo, culture diverse, amici in tutti i paesi. «Ti apre tantissime porte. C'è competitività, c'è costanza ed è bello praticarlo». E ora, con un bronzo olimpico al collo conquistato davanti al pubblico di casa, Matteo Rizzo ha dimostrato che quella strada tortuosa intrapresa da bambino può davvero portare a vivere emozioni indimenticabili.

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