Russell Crowe critica Il Gladiatore II di Scott

Russell Crowe critica apertamente Gladiator II durante un'intervista radiofonica, sostenendo che il sequel tradisce l'essenza del film originale del 2000.

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Autore: Redazione ,
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Russell Crowe non usa mezzi termini quando si tratta del franchise che lo ha consacrato come star di Hollywood. A distanza di un anno dall'uscita nelle sale di Gladiator II, l'attore premio Oscar ha rotto il silenzio esprimendo un giudizio durissimo sul sequel diretto da Ridley Scott con protagonista Paul Mescal. Il problema, secondo la star australiana, non è la performance del giovane collega irlandese, ma qualcosa di molto più profondo: il tradimento dell'essenza stessa che aveva reso il film originale del 2000 un capolavoro cinematografico.

Durante un'intervista con la radio australiana Triple J, in occasione della promozione del suo nuovo film Norimberga, Crowe ha scelto di non menzionare nemmeno direttamente il titolo della pellicola, parlando invece di "un recente sequel che non dobbiamo nominare ad alta voce". Una stoccata eloquente che lascia trasparire tutta la delusione dell'interprete di Massimo Decimo Meridio, il fiero generale romano il cui destino tragico aveva conquistato pubblico e critica venticinque anni fa, fruttandogli la statuetta come Miglior Attore agli Academy Awards.

Il vero problema de Il Gladiatore II, secondo Crowe, sta nell'aver tradito ciò che rendeva speciale il primo capitolo. "Anche le persone in sala macchine non hanno capito cosa rendesse speciale il primo film", ha dichiarato senza giri di parole. "Non era la pompa magna. Non erano le circostanze. Non era l'azione. Era il nucleo morale". Una critica che va dritta al cuore della produzione, mettendo in discussione non solo le scelte narrative ma l'intera comprensione del materiale originale da parte del team creativo, Ridley Scott incluso.

Era il nucleo morale a rendere speciale il primo film, non la pompa magna o l'azione

L'attore ha poi rivelato retroscena inediti sulla realizzazione del film originale, descrivendo una vera e propria battaglia quotidiana sul set per preservare l'integrità del suo personaggio. "C'era una lotta quotidiana per mantenere il nucleo morale di Massimo", ha raccontato Crowe. "La quantità di volte in cui hanno suggerito scene di sesso e cose del genere era incredibile, come se gli stessero togliendo il potere". Per l'attore, il rifiuto categorico di ogni coinvolgimento romantico o fisico del protagonista era fondamentale: la trama del gladiatore partiva dall'assassinio della moglie e del figlio, generando un percorso di vendetta pura che non lasciava spazio a distrazioni sentimentali.

Ed è proprio qui che il sequel, secondo Crowe, compie l'errore più grave. Gladiator II rivela infatti che Massimo aveva avuto in passato una relazione con Lucilla, interpretata da Connie Nielsen, madre di Lucio, il protagonista del nuovo capitolo interpretato da Paul Mescal. "Quindi stai dicendo che nello stesso momento in cui aveva questa relazione con sua moglie, aveva una relazione con quest'altra ragazza? Di cosa stai parlando? È pazzesco", ha commentato Crowe con evidente disappunto. Una scelta narrativa che ai suoi occhi mina retroattivamente la purezza morale del personaggio che aveva costruito con tanta cura.

Le dichiarazioni dell'attore arrivano dopo che il sequel ha comunque raggiunto risultati commerciali rispettabili al botteghino, pur non replicando l'impatto culturale del primo capitolo. Il film diretto nuovamente da Ridley Scott e distribuito da Paramount Pictures vede Paul Mescal nei panni di Lucio, affiancato da un cast che include Denzel Washington, Pedro Pascal e il ritorno di Connie Nielsen. Resta da vedere se queste critiche così esplicite da parte del protagonista originale influenzeranno la percezione pubblica di un sequel che aveva suscitato grandi aspettative tra i fan del franchise.

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