Quale santo si festeggia l'ultimo dell'anno?

Il countdown di mezzanotte ha origini nell'antica Roma e si intreccia con leggende nordiche, credenze popolari e decreti papali che hanno plasmato le tradizioni.

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Autore: Redazione ,
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Il countdown verso la mezzanotte del 31 dicembre è un appuntamento immancabile per milioni di persone in tutto il mondo, ma pochi conoscono davvero le origini storiche e le curiosità che si celano dietro le tradizioni del Capodanno e della festa di San Silvestro. Tra riti benauguranti, superstizioni millenarie e usanze che variano da paese a paese, la notte più lunga dell'anno nasconde storie affascinanti che affondano le radici nell'antica Roma e si intrecciano con leggende nordiche, credenze popolari e persino decreti papali. Non è sempre stato il primo gennaio a segnare l'inizio dell'anno nuovo, e non è un caso che proprio in questa data si concentri un tale carico di simbolismi e rituali scaramantici.

Partiamo dal nome che diamo al cenone del 31 dicembre: San Silvestro. Silvestro I fu il pontefice che guidò la Chiesa cattolica nel IV secolo, durante l'epoca dell'imperatore Costantino. La sua importanza storica è notevole: fu il primo Papa che poté operare apertamente, senza doversi nascondere nelle catacombe per sfuggire alle persecuzioni. Salito al soglio pontificio nel 314, Silvestro assistette alla costruzione delle grandi basiliche costantiniane, dalla Basilica di San Pietro sul Colle Vaticano alla Basilica di San Giovanni in Laterano, da Santa Croce in Gerusalemme a San Paolo fuori le mura. Secondo la tradizione, sarebbe stato proprio lui a suggerire a Costantino di edificare San Pietro sopra un antico tempio dedicato ad Apollo.

Eppure, la sua "gloria" come santo del 31 dicembre è quasi accidentale: deve tutto alla sua posizione nel calendario liturgico. San Silvestro venne onorato come Confessore, un titolo attribuito dal IV secolo a chi aveva trascorso una vita sacrificata a Cristo senza subire il martirio. Non partecipò al celebre Concilio di Nicea del 325 e apparentemente rimase estraneo ai negoziati sui donatisti ad Arles, ma il suo nome resta legato al primo martirologio romano e alla scuola romana di canto. È anche patrono dell'ordine cavalleresco della Milizia Aurata, conosciuto come Ordine dello Speron d'Oro.

Buttare piatti rotti dalle finestre, indossare mutande rosse per strada o mangiare dodici chicchi d'uva al ritmo dei rintocchi: ogni cultura ha il suo rito scaramantico per inaugurare l'anno nuovo

Ma quando è diventato il primo gennaio il giorno ufficiale di Capodanno? La risposta ci riporta all'antica Roma e a Giulio Cesare, che nel 46 a.C. introdusse il calendario giuliano fissando l'inizio dell'anno proprio al primo gennaio. Prima di allora, i Romani facevano partire l'anno dal primo marzo. La scelta di gennaio ha radici pratiche e mitologiche: nel 153 a.C. il console Quinto Fulvio Nobiliore dovette essere nominato in anticipo di tre mesi e mezzo rispetto all'abituale 15 marzo per sedare urgentemente una rivolta in Spagna. Il mese prende il nome dal dio Giano, la divinità bifronte che guarda contemporaneamente al passato e al futuro, simbolo perfetto del passaggio tra un anno e l'altro.

La standardizzazione definitiva del Capodanno al primo gennaio arrivò però solo nel 1691, quando papa Innocenzo XII stabilì che in questo giorno si celebrasse la festa della circoncisione di Gesù. Prima di allora, ogni paese faceva a modo suo: in Inghilterra e Irlanda si festeggiava il 25 marzo, in Spagna il 25 dicembre, la Francia sceglieva la domenica di Pasqua, Venezia preferiva il primo marzo e la Sardegna addirittura il primo settembre. Tentativi successivi di modificare la data – come il calendario repubblicano francese che faceva partire l'anno il 21 settembre o la numerazione parallela dell'era fascista italiana con inizio il 28 ottobre – sono tutti naufragati.

Le tradizioni scaramantiche legate a questa notte magica sono infinite e variano enormemente da cultura a cultura. In Spagna è d'obbligo mangiare dodici chicchi d'uva al ritmo dei dodici rintocchi della mezzanotte dalla Puerta del Sol di Madrid: uno per ogni mese dell'anno a venire, dove i chicchi dolci preannunciano mesi fortunati e quelli aspri mesi difficili. In Germania si scioglie un pizzico di piombo che viene poi versato in acqua fredda: la forma che assume rivela come sarà l'anno nuovo. In Giappone si consumano i lunghissimi toshi-koshi soba, spaghetti di grano saraceno che collegano idealmente un anno all'altro e simboleggiano longevità.

L'intimo rosso è un classico in molti paesi, ma gli abitanti di La Font de la Figuera, in Spagna, portano la tradizione all'estremo: non si limitano a indossare biancheria rossa sotto i vestiti, ma trascorrono l'intera notte del 31 per strada in mutande rosse, convinti che altrimenti l'anno sarà sfortunatissimo. Nelle Filippine si privilegiano i cibi rotondi come arance e ciambelle, perché la loro forma circolare, senza inizio né fine, promette una vita lunga. I botti e i fuochi d'artificio hanno lo scopo universale di scacciare gli spiriti maligni con il rumore, un'usanza che vale anche per il botto della bottiglia di spumante.

Il vischio sotto cui ci si bacia a mezzanotte porta con sé una storia affascinante. Questa pianta simboleggia la complementarietà eterna fra sole e luna, quindi l'amore duraturo. La tradizione risale a un'antica leggenda nordica che vede protagonista la dea celtica Freya, protettrice degli innamorati, e i suoi due figli: Balder, dio del Sole buono e amato, e Loki, dio del Male invidioso. Quando Loki decise di uccidere il fratello, Freya chiamò in aiuto ogni pianta e animale per proteggerlo, dimenticandosi però del vischio. Loki ne approfittò costruendo un'arma mortale proprio con questa pianta. Le lacrime disperate di Freya, cadendo sull'arma, si trasformarono in bacche perlate che miracolosamente ridiedero vita a Balder. Da allora la dea ringraziò con un bacio chiunque passasse sotto il vischio, ritenendolo simbolo dell'amore che sconfigge la morte.

I riti per scacciare il male attraversano tutte le culture: molte città italiane e popolazioni straniere bruciano tradizionalmente il "vecchio" in forma di fantoccio, sparano colpi in aria o gettano pezzi di legno ardente. Nell'antica Roma, il 14 marzo si espelleva dalla città Mamurio Veturio, un vecchio rivestito di pelli che rappresentava Marte, cioè l'anno vecchio. Gettare oggetti vecchi dalle finestre mantiene lo stesso significato purificatore. Parallelamente, esistono innumerevoli riti benauguranti: nel Laos si prega per la fertilità della terra gettando acqua in apposite buche per provocare la pioggia, in Estonia si distribuiva alla servitù e al bestiame una focaccia a forma di verro come simbolo di fecondazione, in Belgio si fanno auguri di buon anno agli alberi e agli animali.

L'elemento della divinazione è sempre stato centrale: nell'antica Babilonia la festa del nuovo anno, Zagmuk, vedeva il dio Marduk fissare il destino annuale della città. Più vicini a noi, i riti rurali prevedevano di gettare oggetti come fagioli e grano e stabilire dalla loro caduta gli auspici per l'anno nuovo. Oggi questo bisogno di conoscere il futuro si è trasformato nell'oroscopo di Capodanno, ma la sostanza rimane invariata. Come cantava Lucio Dalla in una delle sue canzoni più celebri, tra un anno anche quest'anno nuovo passerà, ricordandoci che il vero significato di questa notte sta forse proprio nell'eterna ciclicità del tempo e nella speranza di rinascita che ogni nuovo inizio porta con sé.

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