Stasi in aula a Garlasco: "Abbiate pazienza"

Alberto Stasi in tribunale a Pavia per un'udienza sull'incidente probatorio che vede indagato Andrea Sempio. La sua presenza ha provocato reazioni immediate.

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Autore: Redazione ,
Attualità
3' 26''

Il tribunale di Pavia è stato teatro di una giornata particolarmente tesa quando Alberto Stasi, l'uomo condannato in via definitiva a sedici anni di carcere per l'omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco nel 2007, si è presentato in aula durante un'udienza cruciale. La sua comparsa ha scatenato immediate reazioni da parte dei legali della famiglia della vittima e sollevato questioni procedurali che il giudice per le indagini preliminari ha dovuto affrontare seduta stante. L'udienza riguardava un incidente probatorio nel quale risulta indagato Andrea Sempio, e la presenza di Stasi ha fatto emergere tensioni mai sopite a quasi vent'anni dal delitto che sconvolse l'opinione pubblica italiana.

La giudice Daniela Garlaschelli ha dovuto respingere la richiesta dell'avvocato Francesco Compagna, rappresentante della famiglia Poggi, che voleva impedire la partecipazione di Stasi all'udienza. Il legale aveva sostenuto che il condannato non potesse assistere in quanto non ricopriva né il ruolo di persona offesa né quello di indagato. La decisione del gip si è basata sull'articolo 401 comma 3 del codice di procedura penale, riconoscendo a Stasi la qualifica di "persona interessata" e quindi legittimata a presenziare.

L'uscita dal palazzo di giustizia si è trasformata in un vero e proprio assedio mediatico. Decine di giornalisti hanno circondato Stasi nel tentativo di strappargli una dichiarazione, ma l'uomo ha mantenuto il silenzio limitandosi a frasi di circostanza come "abbiate pazienza" e "così non andiamo da nessuna parte". Il permesso per lasciare temporaneamente il carcere di Bollate gli era stato concesso dal Tribunale di Sorveglianza proprio per partecipare a questa udienza che potrebbe rivelarsi determinante per il suo futuro giudiziario.

Questa giornata ha un significato particolare per la difesa

L'avvocata Giada Bocellari, che da anni difende Stasi, ha spiegato le ragioni della presenza del suo assistito sottolineando come dopo undici anni di battaglie legali sul tema del Dna finalmente sia arrivata una perizia decisiva. La vita in gioco è la sua, ha dichiarato la legale, ricordando che Stasi ha sempre partecipato attivamente a tutte le fasi processuali. Il punto centrale dell'udienza riguardava infatti l'analisi genetica effettuata su campioni biologici rinvenuti all'epoca del delitto, un elemento che la difesa considera fondamentale per una possibile richiesta di revisione del processo.

Le analisi forensi hanno evidenziato la presenza di un Dna misto su due unghie di mani diverse della vittima, con profili parziali e non consolidati che presentano diverse criticità tecniche. La genetista Denise Albani ha confermato durante l'udienza la compatibilità di questo materiale genetico con Andrea Sempio, il nuovo indagato. Tuttavia, come ha precisato l'avvocata Bocellari, questo dato escluderebbe Alberto Stasi ma da solo non sarebbe sufficiente per costruire un'impianto accusatorio contro Sempio, richiedendo invece una valutazione complessiva di tutti gli elementi investigativi disponibili.

Gian Luigi Tizzoni, rappresentante legale della famiglia Poggi, ha mantenuto un atteggiamento di distacco emotivo dichiarando che rivedere Stasi a dieci anni dalla condanna definitiva non gli ha provocato alcuna particolare reazione. Ben diverso il tono dell'avvocato Domenico Aiello, difensore dell'ex procuratore aggiunto Mario Venditti indagato per corruzione in atti giudiziari. Aiello ha usato espressioni particolarmente critiche definendo la presenza di Stasi una "grave violazione del Codice di procedura penale" e parlando ironicamente di "titolare effettivo del subappalto di manodopera nel cantiere della revisione".

L'inchiesta su Venditti si concentra sul presunto favoreggiamento nell'archiviazione di alcuni aspetti investigativi avvenuta nel 2020. Il suo difensore ha espresso preoccupazione che si possa creare una situazione in cui "si sostituisca un candidato innocente con un altro sfortunato innocente ed a spese di un sicuro innocente", alludendo alle complesse dinamiche processuali che si stanno delineando.

La strategia difensiva del team di Stasi appare chiara: l'avvocato Antonio De Rensis ha ricordato come il suo assistito non si sia mai sottratto alle indagini, presentandosi volontariamente per fornire il proprio campione di Dna e sottoponendosi a tutti gli interrogatori richiesti. La scelta di non rilasciare dichiarazioni pubbliche in questo momento viene presentata come una decisione tattica ponderata, non come un tentativo di sottrarsi al confronto con l'opinione pubblica. La vicenda giudiziaria che da quasi diciotto anni tiene banco nelle cronache italiane sembra quindi destinata a un nuovo capitolo, con sviluppi che potrebbero ridisegnare completamente gli equilibri di un caso mai davvero archiviato nella memoria collettiva del paese.

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