Nel ring cinematografico dei picchiaduro, Street Fighter sembra voler combattere una partita diversa da quella dei suoi rivali più sanguinosi. Il nuovo film live-action basato sul franchise videoludico di Capcom avrebbe ottenuto negli Stati Uniti un rating PG-13, una classificazione che lo colloca in una fascia accessibile a un pubblico ampio e lo distingue dalla traiettoria più dura dei recenti film di Mortal Kombat.
La scelta racconta già qualcosa dell’angolo con cui il progetto potrebbe riportare sullo schermo Ryu, Chun-Li e l’immaginario nato dai videogiochi. Per Street Fighter, il punto non sembra essere inseguire l’impatto adulto della concorrenza, quanto preservare una riconoscibilità più trasversale: arti marziali, rivalità, mosse iconiche e spettacolo da grande pubblico, senza trasformare il marchio in un’esperienza pensata soprattutto per gli spettatori più maturi.
È anche una linea coerente con il precedente live-action del 1994, già costruito su un’impostazione più aperta rispetto a quella poi associata ad altri adattamenti videoludici di combattimento. In questo senso, il nuovo film di Street Fighter non partirebbe da una rottura radicale, ma da una continuità: rendere il franchise riconoscibile al cinema senza restringerne troppo il pubblico potenziale.
La distribuzione statunitense è indicata per il 16 ottobre 2026 con Paramount Pictures. Il rating PG-13, però, riguarda il mercato USA e il sistema MPA: non equivale a una classificazione italiana. Per il pubblico nazionale, quindi, l’eventuale divieto o consiglio di visione sarà materia separata; intanto, il segnale arrivato dagli Stati Uniti definisce già il profilo commerciale e creativo di questo ritorno al cinema.
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