No, Indiana Jones e l'ultima crociata non è tratto da una storia vera. Il contesto documentato comprende il racconto evangelico dell'Ultima Cena, la nascita medievale della leggenda del Graal, l'uso ideologico dell'archeologia sotto il nazismo e il monumento nabateo di Al-Khazneh, a Petra. Indiana Jones, suo padre Henry e la loro ricerca ambientata nel 1938 appartengono alla finzione.
Il film diretto da Steven Spielberg, uscito nel 1989, riunisce queste tradizioni e questi luoghi in un'avventura dalle origini cinematografiche precise: i serial d'avventura conosciuti da George Lucas durante l'infanzia. Al centro emotivo della vicenda Spielberg colloca la riconciliazione fra padre e figlio.
La storia del Graal attraversa invece secoli di scrittura. Il calice tramandato dai Vangeli entra nella letteratura medievale attraverso elaborazioni successive, fino a diventare l'oggetto di una ricerca spirituale. La documentazione riguarda la formazione della leggenda: nessun oggetto conservato è storicamente identificato con certezza come il calice usato da Gesù nell'Ultima Cena.
Dal calice dell'Ultima Cena alla leggenda
Nel I secolo d.C. i testi del Nuovo Testamento tramandano il racconto del pane e del calice nell'Ultima Cena. La ricerca cavalleresca del Graal appartiene a una fase successiva della tradizione. Fra il 1180 e il 1190 circa, Chrétien de Troyes compone Perceval ou le Conte du Graal, la prima attestazione letteraria conservata della vicenda del Graal. Il romanzo resta incompiuto e genera continuazioni e rielaborazioni.
Intorno al 1200, Robert de Boron collega esplicitamente il Graal al recipiente dell'Ultima Cena e al sangue di Cristo raccolto da Giuseppe d'Arimatea. Questa elaborazione confluisce nella successiva tradizione cristiana e arturiana. L'identificazione del Graal con il calice ha dunque una storia letteraria documentata. La sua presenza nei testi medievali non autentica un reperto né dimostra il ritrovamento dell'oggetto evangelico.
La ricerca spirituale e il legame familiare
Nel XIII secolo i romanzi del ciclo del Lancelot-Graal sviluppano la dimensione spirituale della ricerca e il ruolo di Galaad. Il percorso verso il Graal comprende una componente morale che il film riprende attraverso le prove affrontate da Indiana. Le singole prove mostrate sullo schermo sono costruzioni narrative cinematografiche.
Spielberg pone al centro emotivo del film la relazione fra Indiana e Henry Jones: la ricerca accompagna la loro riconciliazione. Henry è presentato come uno studioso di letteratura medievale. Il suo rapimento, il diario e l'indagine del figlio sono inventati. Appartengono alla stessa finzione i tre cavalieri che scoprono il Graal, il custode sopravvissuto per secoli e la Confraternita della Spada Cruciforme. Nessuna di queste vicende costituisce un episodio storico documentato delle crociate.
Il nazismo fra archeologia e roghi di libri
Nel 1935 Heinrich Himmler fonda con altri promotori l'Ahnenerbe, un'organizzazione che indirizza le ricerche sul passato al sostegno dell'ideologia razziale nazista. L'impiego politico della storia e dell'archeologia è un elemento reale del contesto rielaborato dal film. La spedizione nazista alla ricerca del Graal, i suoi protagonisti e l'obiettivo di impadronirsi dei suoi poteri sono inventati.
Anche il rogo di libri a Berlino richiama un evento documentato. Il 10 maggio 1933 nell'Opernplatz si svolge il grande rogo pubblico, parte della campagna nazista contro la cultura considerata non tedesca. Il film inserisce il recupero del diario durante un rogo nella propria avventura ambientata nel 1938, spostando il riferimento cronologico. L'autografo di Hitler sul diario appartiene alla finzione, come il documento sul quale viene apposto.
Petra e il santuario del Graal
La facciata del santuario finale è quella di Al-Khazneh, a Petra, nell'attuale Giordania. Il monumento è autentico e appartiene al contesto archeologico nabateo. La sua presenza nel film lo associa alla destinazione della ricerca di Indiana e Henry, mentre la sua storia documentata non riguarda un santuario medievale del Graal.
Oltre quella facciata, l'avventura presenta trappole, un abisso e la sala del calice: questi ambienti non corrispondono alla realtà archeologica del monumento. Anche la guarigione di una ferita mortale, la vita prolungata e le conseguenze dell'uso o dello spostamento improprio del Graal appartengono alla finzione fantastica. I poteri del calice e le regole che li governano sono elementi narrativi del film.
Cosa c'è di reale nel film
La fedeltà del film riguarda soprattutto tradizioni e contesti. Il Graal identificato con il calice dell'Ultima Cena riprende l'elaborazione medievale sviluppata da Robert de Boron. La dimensione morale della ricerca appartiene alla letteratura del Graal, mentre le prove specifiche sono inventate.
Sono documentati l'Ahnenerbe, l'uso nazista dell'archeologia e i roghi di libri, con quello berlinese del 1933 rielaborato nell'avventura del 1938. Al-Khazneh offre una facciata autentica a un santuario cinematografico. Indiana, Henry, il rapimento, il diario, la confraternita e la spedizione nazista sono invenzioni. Nessun ritrovamento storicamente dimostrato autentica il calice dell'Ultima Cena; i poteri mostrati sullo schermo appartengono al fantastico.
Domande frequenti
Indiana Jones e l'ultima crociata è una storia vera?
No, Indiana Jones e l'ultima crociata non è tratto da una storia vera. Indiana, Henry e la ricerca del 1938 sono inventati. Il film rielabora tradizioni medievali del Graal, elementi del contesto nazista e un monumento autentico di Petra.
Che cosa è successo davvero?
I testi evangelici hanno tramandato il racconto dell'Ultima Cena; gli autori medievali hanno sviluppato la leggenda del Graal e la sua ricerca spirituale. Nel Novecento il nazismo ha utilizzato ricerche storiche e archeologiche a sostegno della propria ideologia. Questi fatti documentati costituiscono parte del contesto rielaborato dal film.
Come è andata a finire?
L'avventura del 1938 non ha un esito storico perché è inventata. Il romanzo di Chrétien de Troyes resta incompiuto e la leggenda prosegue attraverso continuazioni e rielaborazioni medievali. Nessun oggetto conservato è storicamente identificato con certezza come il calice usato da Gesù nell'Ultima Cena.
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