Sì, La ricerca della felicità è una storia vera: nei primi anni Ottanta Chris Gardner vive per circa un anno senza un’abitazione stabile insieme al figlio Christopher, mentre avvia una carriera nella finanza a San Francisco. Padre e figlio alternano sistemazioni provvisorie, rifugi e notti nei bagni della rete BART.
Il film diretto da Gabriele Muccino esce nel 2006, lo stesso anno del memoir The Pursuit of Happyness. Conserva questa esperienza di precarietà e il rapporto fra padre e figlio, cambiando l’età del bambino, alcuni personaggi e la successione degli eventi.
Nella vicenda reale Christopher ha intorno ai due anni, Gardner riceve un compenso durante la formazione e l’ingresso nella professione non gli assicura subito una casa. La stabilità abitativa arriva successivamente, mentre la ricchezza si costruisce attraverso la carriera professionale e imprenditoriale. Nel 1987 Gardner fonda una propria società di intermediazione a Chicago.
Chris Gardner prima della finanza
Chris Gardner nasce a Milwaukee il 9 febbraio 1954. Dopo il servizio nella Marina militare, nel 1974 si trasferisce a San Francisco e lavora nella ricerca medica. La sua esperienza professionale comincia dunque nel settore medico; nei primi anni Ottanta vende materiale sanitario.
Nel 1977 sposa Sherry Dyson. Successivamente si separa da lei e inizia una convivenza con Jackie Medina, dalla quale nel 1981 nasce Christopher. Sherry e Jackie sono due persone distinte: la prima è sua moglie, la seconda è la madre del bambino con cui attraversa il periodo senza casa. Questa distinzione permette di seguire la vicenda familiare reale, che il film concentra nel personaggio composito di Linda.
La Ferrari e l’ingresso nella finanza
L’incontro con il broker Bob Bridges, accanto a una Ferrari rossa, avviene davvero. Bridges introduce Gardner ai contatti professionali delle società di intermediazione. Una prima opportunità presso E. F. Hutton sfuma quando il dirigente che gliela offre viene licenziato.
Prima dell’ingresso a Dean Witter Reynolds, Gardner trascorre dieci giorni in carcere per multe automobilistiche non pagate. Durante la detenzione Jackie parte con Christopher. Dopo la scarcerazione Gardner sostiene il colloquio e ottiene un posto nel programma di formazione: entra nella professione finanziaria senza una laurea.
Per circa quattro mesi Christopher rimane con la madre. Quando Jackie lo riporta al padre, Gardner abita in una pensione che non ammette bambini. È da questo momento che comincia il periodo senza un’abitazione stabile vissuto insieme.
Un lavoro e nessuna casa stabile
Tra il 1982 e il 1983 circa, Gardner e Christopher attraversano mesi di precarietà abitativa. Il bambino ha intorno ai due anni. Il padre avvia la carriera finanziaria, ma il reddito non basta a garantirgli contemporaneamente un’abitazione e la possibilità di accudire il figlio.
Tra i ripari utilizzati c’è un bagno della stazione MacArthur, a Oakland, nella rete BART della baia di San Francisco. Padre e figlio vi trascorrono alcune notti; negli altri periodi ricorrono a rifugi e sistemazioni provvisorie. Il bagno della stazione è uno dei luoghi della loro precarietà, senza diventare un’abitazione continuativa.
Il reverendo Cecil Williams e i servizi di Glide offrono pasti e ospitalità. Gardner supera l’esame professionale, ma deve ancora accumulare il denaro necessario per affittare una casa. Riesce a farlo successivamente.
La casa, la società e il racconto
Nel 1983 Gardner lascia Dean Witter Reynolds e passa a Bear Stearns. I rapporti con Jackie proseguono e nel 1985 nasce Jacintha, la loro seconda figlia. Nel 1987 fonda a Chicago Gardner Rich & Co., la propria società di intermediazione. Attraverso la successiva attività professionale e imprenditoriale diventa milionario, poi autore e conferenziere.
Gardner sostiene Glide con donazioni e volontariato. Cecil Williams interpreta sé stesso nel film, mantenendo un legame diretto fra l’aiuto ricevuto dalla famiglia e il racconto cinematografico.
Nel 2006 Gardner pubblica The Pursuit of Happyness, scritto con Quincy Troupe. La grafia del titolo riprende un errore realmente osservato nell’insegna o nella decorazione di un asilo. Nello stesso anno Christopher, ormai venticinquenne, partecipa alle interviste sulla vicenda e visita il set dell’adattamento.
Quanto è fedele il film alla realtà
Il film conserva episodi reali: l’incontro accanto alla Ferrari, le notti nel bagno della BART e l’ospitalità di Glide. Cambia però elementi importanti. Christopher ha cinque anni sullo schermo e intorno ai due durante la precarietà abitativa reale. Il tirocinio prevede un compenso di circa 1.000 dollari al mese, mentre nel film è gratuito.
Linda riunisce elementi di Sherry Dyson e Jackie Medina. La detenzione dura dieci giorni; gli abiti macchiati di vernice al colloquio appartengono alla ricostruzione cinematografica. L’episodio del cubo di Rubik in taxi è inventato. La narrazione comprime inoltre la cronologia: Christopher trascorre inizialmente circa quattro mesi con la madre, e l’abilitazione professionale del padre non coincide con la fine immediata della precarietà abitativa.
Domande frequenti
La ricerca della felicità è una storia vera?
Sì, è una storia vera. Il film racconta l’esperienza di Chris Gardner e del figlio Christopher, conservando il periodo senza casa e modificando alcuni personaggi, episodi e passaggi cronologici.
Che cosa è successo davvero a Chris Gardner?
Nei primi anni Ottanta Gardner attraversa con il figlio circa un anno senza abitazione stabile mentre avvia una carriera finanziaria a San Francisco. Padre e figlio utilizzano sistemazioni provvisorie, rifugi e, per alcune notti, un bagno della stazione BART di MacArthur. Ricevono pasti e ospitalità attraverso Cecil Williams e Glide.
Come è andata a finire la storia di Chris Gardner?
Gardner supera l’esame professionale e successivamente riesce ad affittare un’abitazione. Nel 1983 passa a Bear Stearns e nel 1987 fonda Gardner Rich & Co. a Chicago. Diventa milionario attraverso la carriera professionale e imprenditoriale; nel 2006 pubblica il memoir da cui nasce il film.
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