Il 4 giugno 1998 arrivò un film in cui un uomo veniva ripreso senza saperlo, ventiquattr’ore su ventiquattro, mentre il pubblico dello show seguiva la sua quotidianità come un programma televisivo. In The Truman Show la casa, il lavoro, il matrimonio e perfino il meteo appartengono alla produzione. La previsione non consisteva soltanto nella presenza di telecamere nascoste: riguardava la trasformazione di una vita ordinaria in un flusso continuo, costruito per il pubblico e finanziato dall’esposizione dei prodotti.
Il 1998 era ancora prima del telefono con fotocamera
The Truman Show uscì il 4 giugno 1998, durava 103 minuti ed era diretto da Peter Weir. Jim Carrey interpretava Truman Burbank; con lui recitavano Laura Linney, Noah Emmerich, Natascha McElhone, Holland Taylor ed Ed Harris. Il dispositivo narrativo collocava il protagonista in una cittadina chiusa, osservata da telecamere fisse e governata da una regia capace di intervenire sugli eventi.
La trasmissione della vita privata via Internet esisteva già: JenniCam aveva iniziato il 14 aprile 1996 mostrando a intervalli immagini dalla stanza di Jennifer Ringley. Ma nel giugno 1998 la videocamera non era ancora una funzione commerciale del telefono: il primo modello venduto con fotocamera integrata, il Kyocera VP-210, arrivò in Giappone nel maggio 1999. Il film lavorava quindi con studi televisivi, scenografie e apparecchi nascosti, non con lo smartphone che ogni persona avrebbe poi portato in tasca.
La previsione era un sistema completo
Nel film le telecamere sono solo il primo elemento. Truman è il soggetto inconsapevole; Seahaven è un set chiuso; moglie, amico e vicini sono interpreti; Christof dirige gli imprevisti dalla sala di controllo. Il pubblico non aspetta una puntata settimanale: guarda sonno, colazione, tragitto al lavoro e crisi personali come parti dello stesso racconto ininterrotto.
Anche il commercio è incorporato nella vita messa in scena. Gli oggetti usati da Truman possono essere acquistati dagli spettatori e sua moglie presenta prodotti rivolgendoli alla telecamera, pur fingendo di parlare con lui. La previsione precisa univa dunque quattro meccanismi verificabili: sorveglianza continua, ambiente costruito, relazioni recitate e consumo dell’intimità da parte di un pubblico esterno.
Prima dei reality, arrivarono pubblico e riconoscimenti
Il film fu prodotto con un budget di 60 milioni di dollari e incassò 264,1 milioni di dollari nel mondo. L’incasso mondiale equivale a circa 4,4 volte il costo di produzione: è il rapporto fra le due cifre, non una stima degli utili, perché distribuzione, promozione e quote degli esercenti non sono comprese nel budget indicato.
Nel 1999 ottenne tre nomination agli Oscar: regia per Peter Weir, attore non protagonista per Ed Harris e sceneggiatura originale per Andrew Niccol. Il dato di pubblico disponibile oggi assegna al film una media di 8,2 su 20.579 voti registrati. Incasso, candidature e voto misurano tre forme diverse di ricezione: vendita dei biglietti, riconoscimento professionale e valutazione degli utenti.
Il Grande Fratello trasformò la casa sorvegliata in un format
Il primo Grande Fratello andò in onda in Italia il 14 settembre 2000. I concorrenti vivevano in una casa costruita per il programma, isolati dall’esterno e ripresi continuamente; il pubblico seguiva la convivenza e partecipava alle eliminazioni. Era comparsa in televisione una parte centrale del modello mostrato dal film: lo spazio domestico diventava insieme set, luogo di sorveglianza e materia narrativa.
Tra l’uscita di The Truman Show e quella prima trasmissione passarono 832 giorni, cioè due anni, tre mesi e nove giorni. La corrispondenza ha un limite preciso: i partecipanti del Grande Fratello sapevano di entrare in un programma, mentre Truman ignorava perfino l’esistenza dello spettacolo. Il film anticipò quindi il contenitore e la continuità dell’osservazione; non anticipò il consenso dei concorrenti, perché nel racconto quel consenso manca.
Joe Schmo portò in televisione il concorrente inconsapevole
Il tassello dell’inganno apparve negli Stati Uniti con The Joe Schmo Show, iniziato il 2 settembre 2003. Matt Kennedy Gould credeva di partecipare a un reality competitivo, ma gli altri concorrenti e il conduttore erano attori. Le situazioni e l’esito del programma venivano predisposti per provocare le reazioni dell’unica persona che non conosceva il meccanismo.
Dal 4 giugno 1998 erano trascorsi 1.916 giorni. Anche qui la sovrapposizione non è totale: Gould sapeva di essere ripreso e pensava di partecipare a un reality, mentre Truman credeva di vivere una vita non televisiva. Tuttavia la struttura delle relazioni coincideva su un punto misurabile: una persona reale si muoveva fra interpreti incaricati di sostenere una realtà artificiale davanti alle telecamere.
La diretta personale uscì dallo studio televisivo
Un altro pezzo del modello arrivò online il 19 marzo 2007. A mezzanotte Justin Kan iniziò a trasmettere la propria vita su Justin.tv con una webcam fissata al cappello e un computer portato nello zaino. Il canale proponeva video e audio in diretta ventiquattr’ore su ventiquattro: non più una casa cablata da una rete televisiva, ma una persona capace di accompagnare la giornata con una telecamera connessa.
Erano passati 3.210 giorni dall’uscita del film. Kan sceglieva di trasmettersi e poteva parlare con chi lo guardava; Truman non sceglieva e non vedeva il suo pubblico. Il confronto riguarda perciò la continuità del flusso e l’interesse per i tempi ordinari della vita, non la condizione giuridica o personale del protagonista. Nel 2007 quella forma si era inoltre spostata dalla televisione generalista a Internet.
Che cosa aveva previsto davvero The Truman Show
La sequenza delle date delimita la previsione. Il 14 aprile 1996 una webcam aveva già aperto una stanza privata agli utenti della rete, quindi il film non inventò il lifecasting. Il 4 giugno 1998, però, riunì in un’unica storia la sorveglianza permanente, il set domestico, gli attori mescolati a una persona reale, la regia degli eventi e la commercializzazione di ciò che appariva sullo schermo.
Dopo vennero realizzati separatamente i suoi elementi più specifici: la casa osservata del Grande Fratello dopo 832 giorni, l’unico concorrente circondato da attori di The Joe Schmo Show dopo 1.916 giorni e la diretta personale continua di Justin Kan dopo 3.210 giorni. La previsione documentabile non è che la vita di ogni individuo sarebbe diventata identica a quella di Truman: è che una quotidianità senza trama, ripresa senza interruzione e organizzata come prodotto avrebbe potuto trattenere un pubblico. Tre debutti successivi trasformarono quella costruzione cinematografica in tre forme reali.