94 anni fa Adriano Olivetti avviava la trasformazione della Ing. C. Olivetti & C. in società anonima

Il 4 agosto 1932, a Ivrea, l’assemblea degli azionisti ratificò il riassetto che avviò la Ing. C. Olivetti & C.

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Autore: Redazione ,

Il 4 agosto 1932, a Ivrea, l’assemblea degli azionisti ratificò il riassetto che avviò la Ing. C. Olivetti & C. verso la forma di società anonima, con un capitale elevato a 13 milioni di lire. Iniziava così, 94 anni fa, la costruzione della Olivetti moderna.

Cosa successe alla Olivetti nel 1932?

La trasformazione societaria diede alla fabbrica fondata nel 1908 da Camillo Olivetti una struttura adeguata alla crescita industriale. Il passaggio fu completato il 4 dicembre 1932 con la fusione tra la Ing. C. Olivetti & C. e la Società Anonima Fonderie Olivetti; Camillo restò presidente e amministratore delegato, mentre Adriano Olivetti fu nominato direttore generale.

Adriano, ingegnere nato a Ivrea nel 1901, era uno dei sei figli di Camillo, di origine ebraica, e di Luisa Revel, valdese. Dopo avere studiato l’organizzazione delle fabbriche statunitensi, introdusse direzioni specializzate, nuovi metodi produttivi e una rete commerciale più ampia, conservando una forte attenzione alle conseguenze sociali dell’efficienza.

Nello stesso 1932 arrivò la MP1, prima macchina per scrivere portatile Olivetti. Il prodotto affiancava tecnica, progettazione estetica e comunicazione: tre elementi che Adriano avrebbe trasformato in un’unica identità industriale attraverso designer, architetti, grafici e intellettuali.

Perché nacque allora la Olivetti moderna?

La modernità di Olivetti derivò dalla scelta di considerare prodotto, fabbrica, territorio e condizioni di lavoro come parti dello stesso progetto. A Ivrea sorsero stabilimenti luminosi, abitazioni, mense, asili, biblioteche e servizi sanitari, mentre l’azienda investiva nella formazione e nella ricerca.

Durante la guida di Adriano arrivarono prodotti come la Lettera 22 del 1950 e la calcolatrice Divisumma 24 del 1956. La qualità tecnica acquistava valore attraverso il design di figure come Marcello Nizzoli e la grafica di Giovanni Pintori, facendo dell’ufficio un ambiente culturale oltre che produttivo.

Questo modello aveva anche una dimensione politica. Per Adriano l’impresa possedeva responsabilità verso lavoratori e comunità, un’idea tradotta nel Movimento Comunità e in una visione urbanistica che collegava industria, servizi e governo del territorio.

Cosa è cambiato dal 1932 a oggi?

Olivetti è passata dalle macchine per scrivere all’elettronica, all’informatica e infine ai servizi digitali. Dopo la fusione della holding Olivetti con Telecom Italia nel 2003, il marchio è rimasto nel gruppo e opera oggi in TIM Enterprise, con attività legate a Internet of Things, intelligenza artificiale, Big Data, Smart City e Smart Industry.

La relazione d’impatto riferita al 2025 indica 248 dipendenti, otto sedi italiane e ricavi per 103,4 milioni di euro. Il 18 giugno 2026 l’azienda ha annunciato la certificazione B Corp, ottenuta con 87,1 punti su 100 dopo l’adozione dello status di Società Benefit nel 2022.

Anche Ivrea conserva l’impronta del progetto: dal 2018 la sua città industriale è patrimonio mondiale UNESCO. Nell’epoca dell’AI, del lavoro ibrido e degli uffici distribuiti, quell’eredità pone una questione ancora aperta: chi progetta gli algoritmi progetta anche tempi, autonomia e relazioni del lavoro.

Cosa sarebbe successo se la trasformazione del 1932 fosse fallita?

L’assemblea del 4 agosto 1932 respinge l’aumento di capitale. Camillo conserva una piccola impresa familiare prudente, mentre Adriano vede accantonati il nuovo assetto manageriale, l’espansione commerciale e i progetti più ambiziosi.

La MP1 resta una macchina di nicchia, esposta in poche vetrine italiane. Gli architetti convocati a Ivrea cercano committenti altrove; la fabbrica di vetro non ridisegna corso Jervis e la città continua a vivere ai margini dei grandi flussi industriali piemontesi.

Dopo la guerra manca la rete produttiva capace di sostenere la Lettera 22 e le calcolatrici. Designer, tecnici e grafici si disperdono tra Milano, Torino, Zurigo e gli Stati Uniti; il design italiano cresce attraverso mobili, automobili e moda, perdendo però la sua più riconoscibile scuola di tecnologia per l’ufficio.

Senza un’impresa abbastanza forte da finanziare laboratori elettronici, molti ingegneri italiani entrano nelle filiali dei gruppi stranieri. Ministeri, banche e università acquistano sistemi importati, mentre la ricerca nazionale sui calcolatori rimane frammentata e priva di uno sbocco industriale.

Nel 2026 Ivrea è una cittadina con qualche edificio in mattoni rossi e nessuna candidatura UNESCO legata all’industria. Le aziende italiane usano piattaforme straniere per coordinare uffici liquidi e assistenti AI; manca il precedente concreto di una fabbrica che abbia provato a governare insieme tecnologia, bellezza, formazione e welfare.

L’impresa umanista sopravvive nei libri come dottrina incompiuta, priva delle mense, delle biblioteche e dei prodotti che avrebbero potuto dimostrarne la praticabilità. Nella realtà, la riorganizzazione avvenne, Adriano Olivetti guidò l’azienda dal 1932 al 1960 e il suo esperimento continua a interrogare l’economia digitale di oggi.

Chi fondò la Olivetti?

Camillo Olivetti fondò a Ivrea, il 29 ottobre 1908, la Ing. Olivetti et Compagnia, prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Il figlio Adriano ne guidò la trasformazione moderna.

Quando Adriano Olivetti diventò direttore generale?

Adriano Olivetti fu nominato direttore generale il 4 dicembre 1932, dopo il riassetto societario avviato durante l’anno. Divenne presidente nel 1938 e rimase una figura centrale dell’azienda fino alla morte nel 1960.

Che cosa fa Olivetti oggi?

Nel 2026 Olivetti è una Società Benefit del Gruppo TIM, attiva in TIM Enterprise. Sviluppa soluzioni per IoT, AI, Big Data, Smart City e Smart Industry, mantenendo ancora oggi una presenza nel settore office.

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