È bastato riprodurre Lumbridge, Varrock e Falador perché l’origine di Elderwood risultasse immediatamente riconoscibile. Il progetto realizzato con strumenti di intelligenza artificiale da Rohan Varma, sviluppatore del team Codex di OpenAI, portava nel browser un clone giocabile di Old School RuneScape. Quell’esperimento ha però avuto vita breve: dopo una richiesta di rimozione del sito inviata da Jagex, Varma lo ha chiuso.
Lo sviluppatore aveva presentato pubblicamente Elderwood il 6 settembre 2026, descrivendolo senza ambiguità come un clone del MMORPG. La somiglianza emergeva tanto dalle ambientazioni quanto dall’aspetto del gioco: elementi grafici e soluzioni d’interfaccia riprendevano da vicino il titolo di Jagex, rendendo evidente il modello seguito anche a chi vi avesse trascorso poco tempo. Proprio questa aderenza distingue la vicenda da una generica sperimentazione ispirata ai giochi di ruolo online.
La pagina di Elderwood attribuisce direttamente la chiusura alla richiesta ricevuta da Jagex. Le connessioni di gioco sono state disattivate, quindi non è più possibile accedere al mondo virtuale, mentre classifiche e punteggi ottenuti durante il periodo di attività restano consultabili. Del clone rimane così una traccia limitata ai risultati raggiunti dagli utenti prima dello stop.
Il caso mette a fuoco uno dei nodi più concreti del rapporto tra intelligenza artificiale e sviluppo: gli strumenti possono accelerare la costruzione di un’esperienza giocabile, ma la velocità di esecuzione non cambia il peso di ambientazioni, grafica e interfacce immediatamente associate a un’opera esistente. È lo stesso terreno su cui si concentra il confronto riguardante OpenAI, ChatGPT e copyright. Elderwood ne offre un esempio circoscritto e tangibile: un clone arrivato pubblicamente sul web e ritirato dopo l’intervento del titolare del gioco riprodotto.