Un'ammissione che pesa come un macigno, a distanza di quasi vent'anni dal delitto che ha sconvolto l'Italia intera. Nel corso della puntata del 18 febbraio di Mattino Cinque, condotta da Federica Panicucci, il colonnello dei Carabinieri Gennaro Cassese ha pronunciato parole destinate a riaprire il dibattito sul caso di Garlasco: quella prova perduta sul pigiama di Chiara Poggi non fu colpa del medico legale, ma un errore dell'Arma. Una rivelazione tardiva ma dirompente, che riaccende i riflettori su uno dei cold case più discussi della cronaca nera italiana.
Cassese era tra i primi a varcare la soglia della villetta dei Poggi quel drammatico 13 agosto 2007, con un ruolo investigativo di primissimo piano. La sua testimonianza, rilasciata nel salotto di Mediaset, ricostruisce con precisione chirurgica la sequenza degli eventi di quella mattina, chiarendo una volta per tutte la dinamica che portò alla perdita dell'impronta sul lembo del pigiama della giovane vittima.
Secondo il racconto del colonnello, tutto si svolse seguendo un ordine preciso: prima terminarono le operazioni dei repertatori dell'Arma, poi venne autorizzato dal pubblico ministero presente sul posto il dottor Ballardini, medico legale, ad accedere alla scena per l'esame necroscopico. Fu in quel momento che il medico, per procedere correttamente al suo lavoro, rigirò il corpo di Chiara Poggi, facendola adagiare sul pavimento della tavernetta.
Il nodo centrale, secondo Cassese, stava in un'operazione che i Carabinieri avrebbero dovuto compiere prima dell'intervento del medico legale: ritagliare il lembo del pigiama di Chiara e repertarlo. Un passaggio omesso che ha compromesso irrimediabilmente quella traccia potenzialmente preziosa. Il colonnello è stato netto nella sua ricostruzione, escludendo qualsiasi responsabilità del dottor Ballardini, che si è limitato a fare il proprio lavoro con le procedure standard.
In studio, accanto a Cassese, era presente anche il carabiniere Roberto Pennini, con il quale si è tornati a ricordare la brutalità dell'omicidio della giovane donna. La conduttrice Panicucci ha incalzato l'ospite proprio sul giallo dell'impronta non refertata, tema che aveva già alimentato accesi dibattiti in numerosi programmi televisivi dedicati al caso.
Quando gli è stato chiesto di fare i nomi dei responsabili materiali dell'errore, il colonnello ha scelto di non indicare singoli individui. "Se io le dico i nomi a cui attribuire quell'errore cambia qualcosa? È l'Arma", ha risposto con fermezza, assumendosi collettivamente la responsabilità istituzionale senza voler additare persone specifiche. Una posizione che ha il sapore di una difesa corporativa, ma anche di una certa coerenza deontologica.
Resta aperta, però, la questione forse più cruciale: quanto avrebbe davvero potuto cambiare, sul piano probatorio, il repertamento di quell'impronta? Lo stesso Cassese non si è sbilanciato in modo definitivo. "La valenza probatoria è da discutere, andavano comunque prese quelle impronte", ha dichiarato, lasciando intendere che il valore di quella traccia per identificare l'assassino rimane tutto da stabilire.
Il caso di Garlasco continua dunque a tenere banco nei talk show e nell'immaginario collettivo italiano, alimentato da rivelazioni come quella di Cassese che riaprono interrogativi mai del tutto sopiti. Con le nuove dinamiche mediatiche e la crescente attenzione del pubblico per i true crime, non è escluso che ulteriori dettagli emergano nei prossimi appuntamenti televisivi dedicati a uno dei casi giudiziari più complessi e controversi dell'Italia contemporanea.
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