È andata in scena una delle serate più tese della televisione italiana recente. Durante l'ultima puntata de Lo Stato delle Cose, Massimo Giletti ha deciso di passare all'attacco frontale contro un collega della stessa azienda, Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. Al centro della bufera, le chat integrali tra il giornalista di Rai3 e Maria Rosaria Boccia – la donna rinviata a giudizio per stalking nei confronti dell'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano – che secondo Giletti proverebbero l'esistenza di conversazioni su una presunta "lobby gay" nel giornalismo italiano. Una vicenda che mescola cronaca giudiziaria, pettegolezzi e tensioni professionali, esplosa dopo la pubblicazione di alcuni estratti da parte del direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno.
Il conduttore di Rai3 non ha usato mezzi termini nell'aprire la trasmissione, annunciando di voler mantenere la promessa fatta ai telespettatori: mostrare i documenti originali senza filtri né mediazioni. Giletti ha ricostruito l'intera vicenda partendo dalla figura di Maria Rosaria Boccia, ora sotto processo, e dai messaggi scambiati con Ranucci datati 17 settembre 2024. Secondo quanto letto in diretta, nelle conversazioni emergerebbero riferimenti espliciti a un presunto "giro" che coinvolgerebbe nomi noti del giornalismo e delle istituzioni, con Giletti stesso descritto come "amico di Marco Mancini" – figura di spicco dei servizi segreti – e paragonato ad Alfonso Signorini.
La decisione di rendere pubbliche le chat complete nasce da una delusione personale e professionale. Ranucci, nei giorni precedenti alla messa in onda, avrebbe inviato un messaggio privato a Giletti negando l'autenticità o il significato attribuito a quelle conversazioni, parlando di manipolazioni e decontestualizzazioni. Una versione che il conduttore de Lo Stato delle Cose ha respinto con forza, mostrando messaggi che ha definito "consecutivi e coerenti tra loro", risalenti addirittura ad anni prima dello scandalo che ha coinvolto Fabrizio Corona e Alfonso Signorini.
Il tono di Giletti è oscillato tra la durezza dell'accusa e l'amarezza della delusione personale. "Io non riconosco questa libertà di informazione in quello che hai scritto, perché la libertà di informazione non è un venticello, non è una battuta" ha dichiarato rivolgendosi idealmente al collega. La delusione umana profonda che ha ammesso di provare non riguarda tanto il contenuto delle chat quanto il fatto che Ranucci gli avesse negato tutto privatamente, salvo poi trovarsi di fronte a messaggi che racconterebbero una storia diversa.
Il conduttore ha però voluto chiarire un punto fondamentale, che trasforma questa vicenda da gossip giornalistico a questione di potere. "Siamo nel 2026, se c'è ancora qualcuno che pensa che uno si offenda perché viene definito omosessuale o usi la parola omosessuale..." ha affermato, sottolineando come l'orientamento sessuale non sia minimamente rilevante. Il problema, secondo Giletti, sta altrove: "La lobby no, per esempio, perché la lobby vuol dire potere. Io quel potere l'ho sempre contrastato". Una distinzione netta che sposta il focus dalle questioni personali ai presunti meccanismi di influenza e controllo all'interno del sistema dell'informazione italiana.
La vicenda si inserisce in un momento già delicato per il giornalismo italiano, con la Rai attraversata da tensioni interne e polemiche sui contenuti delle trasmissioni di inchiesta. "Abbiamo entrambi tanti difetti, però ripeto, dividersi in un momento così difficile del giornalismo dove avere la schiena dritta non è semplice... tu lo sai benissimo quanto sia difficile" ha detto Giletti, evidenziando come questa frattura pubblicitaria tra due volti importanti del servizio pubblico arrivi nel peggiore dei momenti possibili.
La pubblicazione iniziale degli estratti delle chat da parte di Tommaso Cerno aveva già scatenato reazioni e smentite. Ranucci aveva immediatamente respinto le accuse, sostenendo che i messaggi fossero stati travisati o estrapolati dal contesto. Una difesa che evidentemente non ha convinto Giletti, coinvolto indirettamente nelle conversazioni e determinato a difendere la propria reputazione professionale mostrando l'intera sequenza di messaggi senza tagli.
Resta da vedere se ci saranno ulteriori sviluppi o una risposta ufficiale da parte di Ranucci dopo la messa in onda integrale delle chat. La questione solleva interrogativi più ampi sul confine tra vita privata e pubblica dei giornalisti, sulla gestione delle fonti e sulla credibilità dell'informazione in un'epoca in cui messaggi privati possono diventare prove pubbliche. Intanto, il caso Maria Rosaria Boccia continua il suo percorso giudiziario, mentre il mondo del giornalismo italiano si ritrova a fare i conti con uno dei suoi scontri interni più aspri e mediatizzati degli ultimi anni.
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