Laura Pausini si prepara a salire sul palco dell'Ariston come coconduttrice di una serata del Festival di Sanremo, e lo fa con il cuore in gola. In un'intervista rilasciata a Repubblica, la cantante romagnola non nasconde l'emozione che la travolge quando pensa al teatro che più di ogni altro le fa "tremare le gambe", nella città che ammette essere quella che più la spaventa. Ma stavolta ha deciso di affrontare le sue paure seguendo il consiglio di uno psicologo: crescendo bisogna andare incontro alle cose che terrorizzano, non evitarle.
Carlo Conti è stato determinante nella sua decisione di accettare. "Mi ispira calma", confessa Laura, raccontando un dettaglio curioso della loro preparazione: abituata ai Grammy dove il gobbo è integrato nella telecamera, ha scoperto con sorpresa che a Sanremo le cose funzionano diversamente. "Avevo già firmato", ride la Pausini, che aveva chiesto lumi al direttore artistico. Il suo approccio alla conduzione sarà quello di chi vuole stare accanto, non sopra: dare spazio ai cantanti in gara senza rubare la scena, far divertire il pubblico restando al fianco di Conti.
Sul perché non sia più tornata in gara dopo la vittoria del 1993 con "La solitudine", Laura è netta: "Non canterei al mio meglio, sono esigente". Non si sente più la "cantante ingenua" di trent'anni fa, oggi vive "in gara con se stessa" e ammira il coraggio delle colleghe come Giorgia, che aveva sentito prima dell'annuncio della sua partecipazione. La pressione dei riflettori, del resto, è qualcosa con cui ha dovuto fare i conti per tutta la carriera.
L'odio social è un tema che la tocca profondamente. Racconta di come sui social abbiano criticato "Due vite" in francese, una scelta che a Marco – evidentemente una persona a lei vicina – era piaciuta molto. "Non mi aspettavo quello che è successo, un post che scatena tante persone. Non mi abituo", ammette con amarezza. Ma lei va avanti: continuerà a fare Io canto 3, 4, 5, perché ama interpretare le canzoni degli altri oltre a comporre le proprie.
Tra gli aneddoti più straordinari della sua carriera recente c'è l'incontro con Papa Leone. Quando l'hanno chiamata dicendo che Billboard voleva consegnarle un premio dalle mani del Pontefice, la sua prima reazione è stata: "Siamo su Scherzi a parte?". Scoprendo che il Papa le avrebbe donato un rosario, Laura ha deciso di non regalargli semplicemente un disco ma di registrare "Fratello Sole, Sorella Luna" a casa la sera prima dell'incontro. Il brano è finito nel suo nuovo album. Dettaglio curioso: il segretario del Papa è iscritto al suo fan club.
Per "Io canto 2" ha scelto il messaggio "Make music not war", una frase che riassume la sua filosofia attuale. "Le cose giuste sono lontane dalla guerra, dalla morte, da quelli che uccidono i bambini per strada", dichiara, spiegando di aver vissuto diverse fasi nella vita: inquieta, super felice, perfino "zuccherosa" come l'hanno definita. Oggi si trova in un momento di pace interiore che si riflette nelle sue scelte artistiche e pubbliche.
Sul tema Eurovision e la questione Israele, Laura Pausini prende una posizione chiara ma sfumata: "Io andrei. Non vedo perché un artista non dovrebbe esprimersi, perdere questa possibilità". La sua riflessione è che un capo di governo non rappresenta il pensiero di tutti i cittadini, e che non tutte le persone vogliono uccidere gli altri. "È musica, non solo di politica", sottolinea, pur riconoscendo la libertà di artisti come Bad Bunny – premiato ai Grammy – di prendere posizioni politiche nette. "Sono più liberi di esprimere il loro parere, anche politico. Io non l'ho fatto, ma c'è anche la libertà di non esprimersi. Come la penso si capisce dalle mie canzoni sulla pace e sulla caduta dei muri".
Il 13 febbraio Laura Pausini sarà al Quirinale per un incontro con il Presidente Mattarella, verso il quale dimostra grande stima: "È carino e gentile. Dice cose che condivido". Un riconoscimento istituzionale che arriva poco prima dell'avventura sanremese, a conferma di una carriera che ha saputo costruire ponti tra la musica pop e il riconoscimento culturale più ampio, pur navigando costantemente tra le aspettative del pubblico, le critiche social e la ricerca di autenticità.
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