No, Madres paralelas non è tratto da una singola storia vera e Janis e Ana non corrispondono a persone reali. La vicenda delle due madri è inventata, mentre è autentico il contesto delle fosse comuni, delle vittime della repressione franchista e delle famiglie ancora impegnate nel recupero dei loro resti.
La storia di Janis e Ana è realmente accaduta?
Il rapporto tra Janis e Ana, interpretate rispettivamente da Penélope Cruz e Milena Smit, nasce dalla sceneggiatura originale di Pedro Almodóvar. L’incontro in ospedale, lo scambio delle bambine, le prove del DNA e le conseguenze emotive della scoperta appartengono quindi alla componente melodrammatica del film.
Non esiste un caso conosciuto che riunisca tutti questi eventi né una vera fotografa di nome Janis alla quale il personaggio sia direttamente ispirato. Almodóvar costruisce invece due maternità parallele per parlare di identità, segreti e responsabilità: Janis cerca la verità sul passato della propria famiglia, ma nella vita privata fatica inizialmente a rivelare quella scoperta sulla figlia.
Cosa c’è di vero nella fossa comune?
È reale il fenomeno storico rappresentato dalla fossa che Janis vuole far aprire. Durante la Guerra civile spagnola e la successiva dittatura, numerose persone furono uccise dalla repressione franchista e sepolte in fosse comuni o luoghi non segnalati. Molti discendenti hanno cercato per decenni di localizzare, riesumare e identificare quei resti.
Nel film Janis ritiene che nella fossa del suo paese si trovi il bisnonno, portato via e ucciso insieme ad altri uomini. Il personaggio e quella precisa sepoltura sono fittizi, ma riproducono esperienze vissute da molte famiglie spagnole. Anche il lavoro dell’antropologo forense Arturo, interpretato da Israel Elejalde, riflette attività reali: raccolta delle testimonianze, individuazione della fossa, scavo archeologico, esame degli oggetti personali e identificazione dei resti.
Il legame con la memoria storica spagnola
Pedro Almodóvar desiderava affrontare da tempo il tema delle persone scomparse e delle sepolture clandestine. Prima di realizzare il film era stato anche produttore di El silencio de otros, documentario del 2018 dedicato alle vittime del franchismo e alla loro ricerca di giustizia.
La realtà evocata comprende inoltre il lavoro dell’Associazione per il recupero della memoria storica, nata nel 2000 e impegnata nella localizzazione delle fosse e nel sostegno ai familiari. Il film non ricostruisce una sua specifica operazione, ma riprende procedure e testimonianze compatibili con le vere campagne di esumazione.
Cosa ha cambiato il film rispetto ai fatti?
Non essendoci un unico fatto di cronaca alla base della trama, il cambiamento principale consiste nell’aver concentrato una realtà collettiva in personaggi e vicende inventati. La complessa esperienza di numerose famiglie diventa il percorso personale di Janis, mentre la lunga attività amministrativa e scientifica necessaria per aprire una fossa viene organizzata in un arco narrativo più compatto.
Le sequenze finali assumono però un tono quasi documentaristico. La disposizione degli scheletri, gli oggetti ritrovati e la presenza dei discendenti restituiscono pratiche autentiche; anche l’immagine dei vivi distesi nella fossa richiama gesti commemorativi compiuti dopo alcune esumazioni. Penélope Cruz interpreta dunque una donna immaginaria, ma il dolore storico che Janis porta con sé è profondamente reale.
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