Una notte di tensione altissima a Palm Beach, in Florida, ha riportato bruscamente alla ribalta il tema della sicurezza attorno a Donald Trump e alle sue proprietà private. Nelle primissime ore di giovedì, un uomo di circa vent'anni originario del North Carolina ha tentato di penetrare illegalmente nel perimetro di Mar-a-Lago, la celebre residenza del presidente americano affacciata sull'Atlantico, e ha perso la vita sotto i colpi del Secret Service. Un episodio che si è immediatamente guadagnato le prime pagine di tutto il mondo, riaccendendo il dibattito su quanto sia davvero sicuro il resort presidenziale che Trump ha trasformato nel suo quartier generale privato.
Erano circa le 1.30 di notte quando le guardie del perimetro hanno intercettato l'intruso. Secondo le prime ricostruzioni diffuse da Fox News e confermate dallo sceriffo della contea di Palm Beach, Ric Bradshaw, l'uomo era in possesso di un fucile da caccia e di una tanica di benzina — una combinazione che ha immediatamente fatto scattare i protocolli di massima allerta. «Gli è stato intimato di lasciare tutto», ha dichiarato Bradshaw ai giornalisti. «Quando ha posato la tanica e alzato il fucile in posizione di tiro, gli agenti hanno aperto il fuoco». L'uomo è morto sul posto.
A sparare sono stati gli agenti del Secret Service, l'agenzia federale alle dipendenze del Dipartimento della Sicurezza Interna, che ha tra i suoi compiti principali la protezione del presidente degli Stati Uniti e dei suoi familiari. Trump, in quel momento, non si trovava a Mar-a-Lago: era a Washington, alla Casa Bianca, con la moglie Melania, impegnato a seguire le ultime vicende politiche — tra cui, tra l'altro, si vociferava di un suo possibile viaggio in Italia per assistere alla finale olimpica maschile di hockey sul ghiaccio tra Stati Uniti e Canada, ipotesi poi rientrata.
L'identità dell'uomo non è stata ancora resa pubblica dalle autorità, e non è chiaro se fosse già noto alle forze dell'ordine. Al momento sul caso stanno indagando congiuntamente l'FBI, il Secret Service e l'ufficio dello sceriffo di Palm Beach. Agli abitanti della zona è stato inoltre chiesto di mettere a disposizione degli inquirenti eventuali filmati provenienti da telecamere di sicurezza private, nella speranza di ricostruire con precisione i movimenti dell'uomo nelle ore precedenti al tentativo di intrusione e di stabilirne il possibile movente.
L'episodio riporta inevitabilmente alla memoria un anno — il 2024 — segnato da almeno due gravissimi precedenti legati alla sicurezza del tycoon. Il 13 luglio 2024, Trump era stato raggiunto da un proiettile all'orecchio destro durante un comizio elettorale in Pennsylvania, in quello che era diventato uno degli attentati più iconici e drammatici nella storia politica americana recente. Poche settimane dopo, un secondo uomo era stato sorpreso appostato con un fucile tra i cespugli del golf club di West Palm Beach, a poca distanza da Mar-a-Lago, mentre Trump stava disputando una partita di golf.
Tre episodi in meno di un anno solare, tutti concentrati attorno alla figura del presidente e alle sue proprietà in Florida, che sollevano domande sempre più pressanti sull'adeguatezza delle misure di sicurezza in luoghi che, pur essendo residenze private, assumono di fatto una valenza istituzionale. La questione è destinata a tenere banco nelle prossime settimane, soprattutto mentre le indagini federali cercheranno di fare luce sull'identità e sulle intenzioni dell'uomo che nella notte di giovedì ha tentato l'impossibile.
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