Lino Guanciale si prepara a tornare sul piccolo schermo con L'invisibile - La cattura di Matteo Messina Denaro, la serie diretta da Michele Soavi in onda il 3 e 4 febbraio in prima serata, ma prima di tuffarsi nel ruolo ha aperto il suo cuore a Domenica In, regalando al pubblico un racconto toccante e profondamente personale. L'attore abruzzese ha ripercorso la scelta che ha cambiato la sua vita: rinunciare alla carriera medica, nonostante avesse già superato il test d'ingresso alla Sapienza, per inseguire il sogno della recitazione. Una decisione che all'epoca scatenò una vera e propria tempesta in famiglia, con tanto di piatti volanti e "una selva di insulti" da parte del padre, medico stimato e amato nella sua comunità.
"Dovevo fare il medico, come papà", racconta Guanciale con un sorriso nostalgico. La vocazione sembrava tracciata, ispirata anche dal modello di Enzo Jannacci, il medico-cantautore che riusciva a coltivare entrambe le passioni. Ma il richiamo del palcoscenico si è rivelato più forte. La scena dell'annuncio, fatto letteralmente il giorno prima di ratificare l'iscrizione all'università, è rimasta scolpita nella memoria dell'attore: "Mia madre fa cadere un piatto, mio fratello scappa nell'altra stanza, mio padre comincia con una selva di insulti e va avanti per un paio d'ore".
Eppure, dietro quella reazione furibonda si nascondeva preoccupazione e amore. Il padre, dopo lo sfogo iniziale, gli chiese: "Ma io adesso come ti aiuto?". Una frase che racchiude tutta la vulnerabilità di un genitore che non conosce quel mondo, incapace di immaginare come sostenere il figlio nel complesso universo dello spettacolo. Ma l'appoggio non è mai venuto meno: "Non hanno perso una messa in onda, hanno sempre fatto il tifo per me, papà organizzava pullman dall'Abruzzo per vedere gli spettacoli".
Entrambi i genitori di Guanciale sono scomparsi nel giro di due anni, il padre molto recentemente. Sul set erano presenze costanti: si sedevano accanto al regista, chiedevano le cuffie per non perdere un dialogo, si facevano piccoli per seguire ogni dettaglio delle riprese. Amavano particolarmente Il commissario Ricciardi, mentre il padre non perdeva occasione di prendere in giro il figlio guardando L'allieva: "Vedi che il camice ti sta bene!", gli ripeteva con affetto, un modo scherzoso per ricordare la strada non percorsa.
Durante l'intervista, l'attore si è commosso rivedendo un filmato dedicato alla madre, accompagnato dalle note di Io che amo solo te di Sergio Endrigo, la sua canzone preferita. Una melodia che riporta alla memoria serate familiari infinite, con Lino al pianoforte insieme al padre e al fratello, che si protraevano fino a quando la mamma non scendeva a imporre il coprifuoco. La rappacificazione arrivava sempre con quella canzone, cantata per lei.
"Io assomiglio di più a mia madre", confessa l'attore, "ma cerco di imitare mio padre, perché aveva questa capacità di sdrammatizzare sempre tutto". I genitori hanno rappresentato per Guanciale un modello di coppia che cerca di replicare con sua moglie, Antonella Liuzzi: un rapporto basato sul rispetto degli spazi, del lavoro e delle ambizioni reciproche. Ogni scelta professionale, rivela, rimane in qualche modo legata a loro, un filo invisibile che continua a guidarlo nella carriera e nella vita.
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