Qual è la musica che unisce le tre storie di The Hours?

La partitura di Philip Glass accompagna i tre destini del film di Stephen Daldry con motivi ricorrenti e memorabili.

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Autore: Redazione ,
Film
2' 15''

La musica che lega le tre vicende di The Hours è la partitura originale composta da Philip Glass. Non è una raccolta di canzoni pop: è uno score di 14 brani strumentali, costruito soprattutto intorno a pianoforte e archi, che ritorna e cambia forma seguendo Virginia Woolf, Laura Brown e Clarissa Vaughan.

Il compositore usa cellule melodiche ripetute e piccole variazioni per rendere percepibile il filo invisibile tra epoche e personaggi diversi. Per questo la colonna sonora può sembrare familiare anche quando il film passa dalla Londra di Virginia alla California di Laura o alla New York di Clarissa.

I brani più riconoscibili nel film

The Poet Acts apre il racconto e accompagna il prologo dedicato a Virginia Woolf. Il suo andamento continuo introduce subito un senso di inquietudine e di movimento inevitabile, adatto alla sequenza sulle rive del fiume.

Morning Passages si sente nel montaggio delle mattine delle tre protagoniste: Virginia si alza e comincia a scrivere, Laura prepara la giornata con la sua famiglia e Clarissa affronta gli impegni quotidiani. Il brano mette in relazione gesti ordinari che, per ciascuna donna, nascondono una forte tensione interiore.

Tra le altre composizioni centrali ci sono Something She Has to Do, associata a un passaggio che intreccia la crisi di Laura e le decisioni narrative di Virginia, e Dead Things, usata nella scena del funerale dell’uccellino trovato dal piccolo Richie. Nel finale ritorna il brano The Hours, che accompagna le conclusioni delle varie linee narrative.

Perché la musica è così importante

La regia di Stephen Daldry passa continuamente da una storia all’altra. La partitura di Glass aiuta questi salti senza interrompere l’emozione: una frase musicale può proseguire mentre cambiano luogo, tempo e personaggio sullo schermo. Il risultato è una continuità sonora che fa sentire le tre donne come parti della stessa esperienza, pur vivendo in decenni differenti.

Il linguaggio di Glass non cerca una melodia tradizionale da cantare. Il pianoforte ripete figure regolari, gli archi aggiungono tensione e l’armonia si sposta gradualmente. Questa insistenza dà alla musica un carattere quasi ipnotico e amplifica la pressione emotiva avvertita da Nicole Kidman, Julianne Moore e Meryl Streep nei rispettivi ruoli.

Curiosità sull’album e sul suo impatto

L’album della colonna sonora uscì nel 2002 con 14 tracce. Al pianoforte figura Michael Riesman, collaboratore di lunga data di Glass, mentre il Lyric Quartet esegue le parti per archi; la direzione orchestrale è di Nick Ingman.

Alcuni brani riprendono e trasformano idee musicali già presenti in lavori precedenti del compositore: I’m Going to Make a Cake deriva in parte da Satyagraha, mentre Escape! è basata su Metamorphosis Two. La partitura ottenne inoltre una candidatura all’Oscar per la migliore colonna sonora originale, confermando quanto la musica sia inseparabile dall’identità emotiva del film.